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(foto: Gary Hershorn/Getty Images)

Secondo molte classifiche è la città più smart del mondo. Per tutte le altre, merita comunque un posto nella top 5 delle metropoli tecnologicamente più avanzate. New York City, con i suoi quasi 9 milioni di abitanti, è stata storicamente una delle prime città in assoluto a dotarsi di soluzioni intelligenti per la gestione dei servizi pubblici, tanto che in alcune parti dell’area urbana questi sistemi hi-tech sono ormai considerati normali. Oggi, poi, algoritmi e big data sono oggetto di coraggiose sperimentazioni che spaziano dall’arte al turismo.

Per queste ragioni la Grande mela, in rappresentanza della costa est degli Stati Uniti, è la quarta tappa – dopo le prime tre a MilanoStoccolma e Tokyo – del viaggio di Wired in giro per il pianeta alla scoperta dell’intelligenza digitale delle città. Un tour in cinque puntate per esplorare le realtà urbane in cui negli ultimi anni si sono affermate soluzioni innovative di cittadinanza smart. Esperimenti ben riusciti in cui tecnologia, digitale e intelligenza artificiale sono gli indiscussi protagonisti.

A New York, in particolare, le soluzioni smart hanno una doppia faccia: da un lato ci sono i progetti dell’amministrazione pubblica, orientati ad avere una città più pulita ed efficiente, dall’altro le imprese più ardite e iper-locali, a opera di associazioni, artisti e startup. Nei 10 esempi qui sotto sono raccontate entrambe queste anime, che nel loro insieme fanno della City un’indiscutibile città intelligente.

1. Profilazione commerciale nei negozi fisici
Chi ha detto che le preferenze commerciali personalizzate debbano esistere solo online? L’idea non è di per sé molto diversa da una classica carta fedeltà, ma in alcune boutique newyorkesi è stato fatto un ulteriore passo avanti in chiave hi-tech. All’ingresso di un negozio il cliente viene identificato da un sistema di riconoscimento facciale, e tutti i commessi vengono immediatamente informati delle sue abitudini e preferenze d’acquisto.

La tecnologia è stata adottata principalmente da alcune catene di lusso, ma non è ancora stata socialmente accettata da tutti, soprattutto quando si tratta di clienti occidentali o di celebrità. Sul fronte positivo, invece, è possibile fornire sconti ad hoc per ciascun acquirente, permettere a ogni persona di essere servita dall’addetto più adeguato e di gestire il magazzino dei diversi punti vendita in base al modo in cui i clienti abituali tendono a distribuirsi per la città.

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(foto: Gary Hershorn/Getty Images)

2. Il navigatore senza gps
Al primo impatto può sembrare una tecnologia un po’ cervellotica, e infatti non è ancora ben chiaro quale potrebbe essere la sua utilità pratica – a meno di considerare calamità naturali, bisogni speciali o… invasioni zombie. La tecnologia si chiama Talk the walk, ed è un sistema di identificazione della posizione basato sull’osservazione di ciò che sta intorno. Comunicando a un’intelligenza artificiale quello che si sta vedendo (un negozio, un monumento, il nome di una via o di una banca), tramite messaggio scritto oppure con un’immagine, il sistema è in grado di capire dove ci si trova, ed eventualmente di dare indicazioni su come raggiungere una destinazione o trovare un ristorante nelle vicinanze.

Tutto il software è basato, oltre che su una mappa dettagliata di New York e un ricco database fotografico, su un sistema di auto-apprendimento a reti neurali, che già oggi garantisce un’affidabilità reale prossima al 90%. L’applicazione più immediata, almeno secondo i suoi ideatori, potrebbe essere nel settore turistico, per quelle persone che desiderano esplorare agilmente la città senza dover comunicare ai servizi di navigazione la propria posizione.

3. Una rete idrica smart, a iniziare dalla pioggia
Più di 800mila edifici di New York sono già stati attrezzati con un sistema hi-tech di misurazione dei consumi idrici, che grazie a un apparecchio a radiofrequenze installato sul tetto può comunicare i dati in tempo reale a un sistema centralizzato. Oltre alla classica lettura automatica dei consumi e al report giornaliero inviato via smartphone, sono interessanti l’integrazione del sistema con la rete di 40 punti di controllo urbani della qualità dell’acqua pubblica, che avvisa tutti i cittadini di un quartiere in caso di anomalie, insieme a un sistema di alert che invia una notifica in caso di consumi anomali che potrebbero indicare una perdita dell’impianto o un rubinetto dimenticato aperto.

Merita una menzione a parte la gestione dell’acqua per lo sciacquone del water. Nelle case più hi-tech l’impianto è costruito in modo da riciclare l’acqua di scarico degli altri sanitari, oppure si prevede di immagazzinare l’acqua piovana e usarla come fonte idrica di bassa qualità da convogliare nello sciacquone. L’adozione di questi accorgimenti è favorita da un sistema di controllo automatizzato che verifica quanta acqua piovana viene sprecata da ogni edificio e fatta fluire nei tombini. Complessivamente le varie soluzioni hanno permesso di risparmiare oltre 70 milioni di dollari l’anno in bollette.

4. La città smart chiama lavoratori smart
L’area urbana di New York, da sola, dà impiego all’11,6% di tutti i lavoratori statunitensi specializzati nell’intelligenza artificiale e nel machine learning, distanziando nettamente tutte le altre metropoli nordamericane. Il raddoppio degli occupati nel settore tra il 2015 e il 2018 (e le offerte di lavoro quasi triplicate) ha portato con sé alcune liete conseguenze, dal completo impiego di tutti i candidati disponibili al netto incremento dei salari e dei benefit aziendali.

Secondo gli osservatori d’oltreoceano che si occupano del mondo del lavoro, nei prossimi mesi la richiesta è destinata ad aumentare ulteriormente, tanto che si prevede l’assunzione di persone con una formazione non specifica nel settore dei dati e degli algoritmi, puntando invece su doti creative e altre competenze trasversali.

5. La vena artistica degli algoritmi

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(foto: Timothy A. Clary/Getty Images)

Pochi giorni fa nel quartiere Chelsea di New York, cuore dell’arte contemporanea in città, ha aperto un’intera mostra realizzata da un artista digitale. Le opere d’arte – principalmente quadri 2d con ritratti a mezzo busto – sono stati dipinti da un algoritmo, che tuttavia era stato in precedenza addestrato da un artista in carne e ossa, Pierre Fautrel.

In generale la Grande mela negli ultimi mesi si è guadagnata il titolo di capitale mondiale dell’arte algoritmica, sia nelle sue forme di riproduzione di opere in stile classico sia nell’ideazione di nuove tecniche espressive. Qualcuno la descrive come una nuova corsa all’oro: lo scorso ottobre, ad esempio, un quadro in stile romantico ottocentesco creato da un’intelligenza artificiale è stato battuto all’asta a New York per più di 400mila dollari.

6. Nell’illuminazione l’intelligenza è (solo) all’orizzonte
Uno degli ambiti applicativi più chiacchierati a livello globale quando si parla di smartcity rappresenta probabilmente la principale pecca di New York. Questo non significa che in città siano del tutto assenti soluzioni di illuminazione a basso consumo energetico o sistemi di gestione intelligente, ma purtroppo i casi virtuosi sono ancora una risicata minoranza. Lampadine a filamento e sistemi manuali di accensione e spegnimento, insomma, vanno ancora nettamente per la maggiore.

Dal 2013 l’amministrazione cittadina ha avviato un ambizioso progetto di efficientamento energetico dei sistemi d’illuminazione, che si è tradotto a oggi in un risparmio di 800mila dollari e 900 tonnellate di gas serra all’anno. Numeri importanti, ma decisamente insufficienti per una megalopoli. Per stimolare la diffusione di soluzioni smart, oggi sono previsti incentivi in bolletta per chi adotta sistemi di controllo remoto, lampadine a luminosità regolabile o sensori di presenza che in automatico gestiscano l’intensità dell’illuminazione.

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(foto: Gary Hershorn/Getty Images)

7. Per i cocktail, menù addio?
La piattaforma è ancora in fase di rodaggio, ma a New York sono in corso le prime sperimentazioni di un algoritmo in grado di ideare il cocktail perfetto per ciascuno di noi. In base al giudizio che ogni avventore riserva per una serie di ricette standard – ma anche in funzione dell’età, dell’area di provenienza e del genere – viene elaborato un gastro-grafico che riassume in una combinazione di 24 parametri le preferenze gastronomiche. Una volta tarata correttamente, la tecnologia dovrebbe permettere a qualunque barista di comporre miscele perfette e personalizzate.

Ancora prima che un simile sistema si avvicini a diventare una prassi in città, sono già molte le domande sorte: dal come gestire la concorrenza tra le diverse attività commerciali al modo in cui rispondere al desiderio delle persone di variare ogni volta tipo di consumazione. Con tutta probabilità, questo sistema intelligente sarà usato per creare ulteriori ricette di cocktail da aggiungere al menù, o per ottimizzare le scorte di magazzino in base alle caratteristiche della clientela.

8. I BigBelly per la gestione della spazzatura
Proprio come avevamo raccontato per Stoccolma, anche a New York (che a dire il vero è arrivata per prima) è in funzione un sistema smart di raccolta e gestione dei rifiuti. La metropoli statunitense si trova ogni giorno a gestire oltre 10mila tonnellate di spazzatura, e l’adozione di cassonetti dalla grande pancia – capaci di compattare i rifiuti e di segnalare al sistema di controllo quando devono essere svuotati – ha fatto davvero la differenza. I numeri raccontano di un miglioramento dell’efficienza tra il 50% e l’80% a seconda delle zone della città, e di altrettanto risparmio in termini economici e di emissioni per quanto riguarda i veicoli della nettezza urbana.

9. Il fiuto per gli affari dell’intelligenza artificiale
Sono almeno 70, ma probabilmente oltre un centinaio, le startup con sede a New York la cui offerta di prodotti o servizi è strettamente legata a sistemi fondati su algoritmi e big data. Tra quelle con soluzioni immediatamente applicabili nell’area urbana, spiccano il sistema di prevenzione anti-phishing per le aziende finanziarie, l’algoritmo che interpreta istante per istante lo stato emotivo dei tifosi durante una competizione sportiva, la raccolta di dati da pedoni e biciclette per far elaborare a un’intelligenza artificiale le possibili migliorie di mobilità sostenibile, e un grande database della distribuzione in città delle patologie, per identificare potenziali fattori di rischio per la salute.

Altre realtà imprenditoriali innovative newyorkesi non si concentrano solo su ciò che accade in città, ma di fatto è solo lì che oggi vengono sperimentate. Alcuni esempi? L’assistente per le riunioni che impone di rispettare la scaletta e i tempi dell’ordine del giorno, l’occhio robotico capace di distinguere anche cose molto simili tra loro e infine l’esperto digitale d’azienda, un’intelligenza artificiale che conosce tutto di un’impresa e può fornire supporto ai clienti dai consigli d’acquisto alle curiosità e alle lamentele.

10. Aria più pulita grazie ai big data
Dal 2008 a New York è stato installato un sistema capillare per il controllo della qualità dell’aria, con un centinaio di stazioni che raccolgono dati ogni 15 minuti e vengono riposizionate in città ogni due settimane. Grazie all’analisi delle informazioni, si è stabilito che gli impianti di riscaldamento a olio combustibile (presenti appena nell’1% degli edifici) inquinavano più dell’insieme di tutti i veicoli. Con una serie di interventi mirati, oggi la concentrazione di anidride solforosa è stata ridotta del 70% rispetto a un decennio fa. Anche i prezzi dei combustibili sono stati regolati anche in base all’impatto che determinano sull’aria della città.

All’intelligenza urbana è dedicata la Milano Digital Week. Wired è partner con Wired Health.

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