(foto: Clay Banks/Unplash)

Da quando è stato introdotto il green pass per accedere a una serie sempre più ampia di attività, e da quando la vaccinazione contro il coronavirus Sars-Cov-2 è diventata obbligatoria per alcune categorie professionali, il tema di chi è esentato dal sottoporsi alla somministrazione di un vaccino anti Covid-19 è diventato centrale. Spesso, infatti, si fa un gran parlare di persone che sarebbero impossibilitate a ricevere il vaccino, e che chiedono per questo che la presunta esenzione sia formalizzata nero su bianco dai medici. Così da aggirare vincoli e limitazioni varie.

Anche se in generale è possibile – ed è ovviamente previsto dalle normative – che ci siano persone per le quali la vaccinazione è controindicata e quindi da evitare, si tratta di casi estremamente rari e sporadici, che riguardano persone che si trovano in condizioni molto particolari e di fatto “eccezionali”.

Le ragioni del rinvio

In buona parte dei casi, i millantati motivi di esenzione sono in realtà dei più semplici motivi di rinvio, ossia condizioni per le quali può essere sensato posticipare la vaccinazione di qualche giorno, di qualche settimana o di qualche mese (al massimo 6), ma non sospenderla del tutto. Per esempio, è preferibile rinviare la somministrazione del vaccino per le persone che abbiamo un’infezione da Sars-Cov-2 in corso (attualmente positive) che siano in quarantena e dunque isolate in casa, che siano guarite da meno di 6 mesi (in questo caso il rinvio è accettabile, più che sensato), che abbiano sintomi sospetti e siano in attesa dell’esito di un tampone, oppure che abbiano ricevuto da meno di 3 mesi una terapia a base di anticorpi monoclonali contro il Covid-19.

O ancora, il rinvio è previsto in tutti quei casi in cui è in corso la fase acuta di una malattia o di una condizione clinica grave, come un’infezione batterica o virale di un organo, un evento cardiocircolatorio avverso (infarto, ictus,…), un’epatite acuta, un decorso post-operatorio e così via. Naturalmente in questi casi non c’è una durata prefissata del rinvio, ma dipende dal tempo necessario affinché la condizione acuta venga risolta e superata.

La maggior parte degli altri casi, invece, rientra in quelle che la Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (la Simg) ha recentemente definito false cointroindicazioni alla vaccinazione anti Covid-19″, ossia in sostanza un insieme di bufale, falsi miti, timori infondati, preoccupazioni senza base scientifica, informazioni errate e strane credenze. Ne abbiamo raccolte qui sotto 10, tra le più chiacchierate e frequenti, in un elenco che include le varie possibili condizioni individuali che di fatto sono ragioni che non reggono per non fare il vaccino. Restano fuori da questo elenco, invece, tutte le svariate motivazioni di carattere etico, giuridico, complottista, ideologico, politico e sul senso generale delle vaccinazioni, che costituiscono un’infinità di altre possibili argomentazioni sgangherate, ma che poco c’entrano con la scienza e sono un’altra storia.

1. Allergia a un altro vaccino o un farmaco

Il fatto che in passato si abbia avuto una reazione allergica – anche grave come uno shock anafilattico e anche immediata – a un’altra formulazione vaccinale o a un altro farmaco utilizzato per patologie diverse (e che nulla ha a che fare con i componenti delle formulazioni vaccinali in questione) non rappresenta di per sé un motivo valido per non ricevere il vaccino anti Covid-19. Questo genere di allergia costituisce, in termini tecnici, non una controindicazione bensì una precauzione, cioè una condizione che può meritare approfondimenti e richiedere per esempio di eseguire la vaccinazione in ambiente protetto, vale a dire in ospedale (dove si è più pronti a intervenire) anziché nel classico hub vaccinale.

Come la stessa Simg ha precisato, comunque, occorre anzitutto che il medico possa verificare l’effettiva gravità delle reazioni allergiche avute in passato, e “l’attendibilità delle informazioni” fornite dal paziente. In termini più schietti, reazioni allergiche non ben precisate e riferite a presunti episodi passati non adeguatamente documentati hanno un valore sostanzialmente nullo.

2. Reazione allergica a cibi, animali o materiali

Questo caso è una versione più blanda rispetto al precedente, tanto da non costituire né una controindicazione e nemmeno una precauzione. L’essere allergici, in forma grave o a maggior ragione in forma lieve, ad alcuni alimenti, al pelo di determinati animali domestici, al veleno di certi insetti, ai pollini, agli acari, al lattice e così via è ritenuto irrilevante dal punto di vista della vaccinazione anti Covid-19.

La stessa cosa vale anche per le persone che abbiano una storia familiare di allergie, come per esempio un genitore soggetto a gravi reazioni allergiche, incluso il caso di farmaci o vaccini. Il motivo è che tutte queste informazioni non incidono affatto sulla sulla probabilità di sviluppare reazioni avverse ai vaccini contro il Sars-Cov-2.

3. Allergia a ingredienti dei vaccini anti Covid-19

Una situazione di questo genere – di allergia vera e propria oppure di ipersensibilità – è leggermente più complessa ma quasi sempre gestibile. Il fatto di avere una controindicazione specifica per uno o più degli ingredienti utilizzati nelle formulazioni vaccinali contro il Covid-19 è senz’altro un elemento da non trascurare. Tra quelli che più di frequente sono associati ad allergie e ipersensibilità ci sono per esempio la trometamina, il polisorbato, il Peg (polietilene-glicole-2000) e il Peg2000 Dmg (metossipolietilene-glicole-2000), ma la soluzione c’è: utilizzare una formulazione vaccinale che non contiene quell’ingrediente.

Salvo alcuni ingredienti di base comuni a molte formulazioni e che non possono certo essere i responsabili delle allergie (l’acqua, il saccarosio, il cloruro di sodio, l’rna, l’etanolo,…), gli eccipienti variano tra un tipo e l’altro di vaccino, come elencato a pagina 8 di questo documento. Se dunque uno dei vaccini risultasse controindicato, è sempre possibile somministrare uno degli altri disponibili, che non contenga gli ingredienti ritenuti problematici. Sono rarissimi, sostanzialmente eccezionali, i casi in cui una combinazione di ipersensibilità rende controindicati contemporaneamente tutti e 4 i vaccini attualmente approvati per l’Italia (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Janssen).

4. Reazione allergica o effetto avverso grave alla prima dose

Il caso in cui la prima somministrazione vaccinale abbia provocato (con una relazione di causa-effetto e non solo per concomitanza temporale) una grave reazione allergica o serie conseguenze di salute è quello che più di tutti merita attenzione e una valutazione medica accurata. Dove con la parola “grave”, a scanso di equivoci, si intende che abbia rappresentato un pericolo concreto per la sopravvivenza del paziente, con ricovero ospedaliero o trattamenti prolungati nel tempo.

Nemmeno in questo caso è in assoluto controindicato il procedere con la vaccinazione, anche se ovviamente si valuterà di somministrare per la seconda dose una formulazione diversa. Tra i casi che rientrano in questa categoria, oltre alle ipersensibilità agli ingredienti del vaccino, ci sono anche gli episodi di sindrome trombotica associata a trombocitopenia e di sindrome da perdita capillare con la fuoriuscita di liquidi dai capillari stessi. Condizioni di questo genere, lo ricordiamo, sono comunque estremamente rare, e sono state finora associate solamente alle formulazioni di Janssen e di AstraZeneca.

5. Gravidanza, allattamento e fertilità

Quello delle vaccinazioni per le donne è forse l’ambito più di tutti caratterizzato da fake news e cattiva informazione. Non c’è alcuna controindicazione, né dai dati a disposizione esiste alcuna evidenza scientifica che punti in questo senso, per la vaccinazione durante la gravidanza, e men che meno durante il periodo di allattamento. Anche se gli approfondimenti scientifici sono in parte ancora in corso, ci sono anche dati su modelli animali che confermano l’assenza di controindicazioni, e per l’allattamento la controindicazione non ha nemmeno una “plausibilità biologica”, per dirlo con le parole dell’Aifa.

Al più, per il solo periodo di gravidanza, si può valutare su consiglio medico di rimandare la vaccinazione fino al parto, ottenendo quindi un’esenzione temporanea ma con una scadenza ben precisa. Va detto però che la gravidanza, soprattutto se combinata con altre condizioni come diabete e obesità, rappresenta un fattore di rischio ulteriore per le complicanze da Covid-19, e in questo senso vaccinare le donne gravide è ancora più importante. Infine, sulla base delle prove scientifiche raccolte, nulla hanno a che fare i vaccini anti Covid-19 con la perdita di fertilità o con la sterilità, come qui su Wired abbiamo già raccontato in un approfondimento dedicato.

6. Sindrome di Guillain-Barré post vaccino

Questo disturbo del nervo periferico, che si concretizza in una poli-neuropatia infiammatoria acuta con debolezza muscolare, è stato osservato in un numero molto piccolo di persone come effetto avverso alla vaccinazione con le formulazioni di AstraZeneca e Janssen, comparso nei primi 40 giorni dopo la somministrazione.

Come nel caso delle altre reazioni avverse alla prima dose, in queste situazioni non c’è controindicazione generale a proseguire con la vaccinazione, ma si ritiene opportuno (o, per usare le parole della Simg, “prudente”) utilizzare una formulazione differente – cioè a rna messaggero, vista l’attuale offerta vaccinale – per il prosieguo della vaccinazione.

7. Miocardite e pericardite post vaccino

Stessa questione come per il caso precedente anche per questi due disturbi dell’apparato cardiovascolare. Si tratta anche qui di una casistica estremamente rara, e tutti i casi finora segnalati hanno riguardato somministrazioni con i vaccini a rna messaggero, ossia Pfizer o Moderna.

Rispetto alla sindrome di Guillain-Barré, siamo dunque all’indicazione simmetrica: anziché passare da un vaccino a vettore virale a uno a mRna, si suggerisce di sospendere la somministrazione di vaccini a mRna e passare a quelli a vettore virale quali Janssen e AstraZeneca. Prima di procedere con la vaccinazione, però, è importante valutare il quadro clinico complessivo rivolgendosi a un medico specialista in cardiologia, dato che in qualche specifico caso può essere sensato sospendere – del tutto o temporaneamente – la vaccinazione.

8. Paralisi facciale pre-vaccino

La tesi secondo cui chi soffre di paralisi del nervo facciale (la cosiddetta paralisi di Bell) non può essere vaccinato è una diffusa ma totale bufala. Viene spesso millantata come un valido motivo di esenzione, ma non lo è per alcun vaccino. Chi soffre di questo disturbo, infatti, può ricevere uno qualunque dei vaccini anti Covid-19 disponibili in commercio e approvati.

In alcuni rarissimi casi (di cui uno documentato di recente dal British Medical Journal) è stata effettivamente stabilita una verosimile relazione di causa-effetto tra la somministrazione del vaccino e una temporanea paralisi di Bell, ma non è stato individuato alcun motivo per cui una paralisi di Bell preesistente debba costituire una controindicazione a vaccinarsi.

9. Malattie autoimmuni e autoinfiammatorie

Le persone che in Italia soffrono di una di queste condizioni sono tantissime, si stima almeno un milione e mezzo. Per questi casi si è espressa di recente anche la task force della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), che ha ribadito come la vaccinazione – al netto di alcune accortezze – non sia affatto controindicata in questi pazienti. Peraltro, in quanto pazienti fragili, le persone con malattie autoimmuni e autoinfiammatorie sono tra quelle che possono trarre il maggiore beneficio dalla vaccinazione.

Gli unici due elementi di cui occorre tenere conto, per valutare un eventuale rinvio della somministrazione, è che lo stadio clinico della patologia sia stabile da almeno un mese, e che alcune specifiche terapie potrebbero dover essere temporaneamente sospese o modificate ad hoc per permettere al vaccino di svolgere al meglio la propria azione. In altri termini, ha senso rinviare la vaccinazione in quei casi in cui il paziente si trova in una condizione di patologia acuta e non stabilizzata, anche perché non ci si può permettere di alterare le terapie per consentire la vaccinazione. In generale è invece irrilevante che la patologia di cui si soffre comporti una riduzione delle piastrine o un’alterazione della coagulazione del sangue.

10. Pazienti oncologici e immunocompromessi

In modo analogo al caso precedente, anche per queste categorie di pazienti non ci sono controindicazioni alla vaccinazione, e anzi si tratta di persone che possono trarre grande vantaggio dalla protezione generata dal vaccino. Anche chi è attualmente sottoposto a chemioterapia può essere normalmente vaccinato, nonostante sia possibile che l’efficacia protettiva ne risulti in parte ridotta.

Bonus: Presenza di anticorpi nel sangue

La verifica, per esempio tramite un test sierologico o un’analisi del sangue, di possedere già una certa concentrazione di anticorpi contro il Sars-Cov-2 è irrilevante dal punto di vista burocratico (non è prevista tra le condizioni abilitanti per ottenere il green pass), e non costituisce dal punto di vista scientifico un motivo di controindicazione per ricevere il vaccino. Anche se qualche voce nella comunità scientifica ritiene che possa essere una giustificazione per posticipare la somministrazione, tutti sono concordi nel fatto che chi possiede gli anticorpi possa normalmente vaccinarsi, senza rischi aggiuntivi o controindicazioni specifiche.

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