(foto: via Pixabay)

Protocolli terapeutici mirati, tecnologie per la diagnosi di nuova generazione, vaccini: il quadro delle risposte che la scienza vuole dare alle persone malate di cancro è in evoluzione, grazie al lavoro dei ricercatori. C’è consapevolezza, nell’opinione pubblica, che i mezzi per combattere i tumori stiano fortemente cambiando rispetto a qualche tempo fa e che continua ad ampliarsi la comprensione dei complessi meccanismi che li determinano.

E sebbene i tassi di incidenza crescono per alcune patologie oncologiche (melanoma, tumori del pancreas, tumore del polmone nelle donne), la sopravvivenza è aumentata negli anni ed è particolarmente elevata per alcune tipologie (seno, prostata) guardando a un arco di tempo superiore ai cinque anni.

Sempre temuta però, per il malato, l’ipotesi che la progressione del tumore possa risolversi in uno stadio metastatico: il 90 per cento delle morti per cancro è dovuta proprio allo spostamento delle cellule dal tumore primario verso altre sedi (organi, tessuti, ecc). Anche in questo ambito sono attesi progressi, come confermano i programmi speciali di Fondazione Airc.

Nel 2021 alle ricerche sulla malattia metastatica saranno assegnati 20 milioni di euro di finanziamenti: come annunciato a maggio dall’ente privato che sostiene gli studi ma anche la divulgazione sul tema, un contributo decisivo è anche quello arrivato dal basso, attraverso lo strumento del 5 per mille, la quota di imposte che può essere destinata alle organizzazioni no-profit. Per i contribuenti, meglio pensarci in fase di dichiarazione dei redditi.

Alla ricerca di “spie molecolari”

I programmi di studio sulle metastasi cercano risposte a diverse domande: ci sono per esempio tumori che hanno una sede originaria sconosciuta, e vengono quindi diagnosticati già allo stadio metastatico; altri invece in cui la sede è nota, come il colon-retto ma è necessario ampliare le risposte considerando i meccanismi evolutivi della malattia, in uno sguardo che comprenda anche il sistema immunitario e la sua reazione. Grazie ai risultati del programma Airc coordinato da Alberto Bardelli, professore ordinario del Dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e ricercatore presso l’Istituto di Candiolo Fpo-Irccs, per esempio si punta nel prossimo futuro a perfezionare sempre più le scelte in ambito di trattamento post chirurgico. Il tema è l‘individuazione precoce della recidiva del tumore, grazie alla biopsia liquida, che può rilevare “spie molecolari” della presenza di micrometastasi. I pazienti a più alto rischio di recidiva potrebbero quindi andare incontro a terapie diverse rispetto a chi ha un rischio più basso.

Resistenza e vaccini

Sulla messa a punto di terapie differenziate insiste anche la ricerca del gruppo di studiosi coordinati da Robin Foà, professore emerito di ematologia presso l’Università Sapienza di Roma: il focus è sulle neoplasie linfoidi acute e croniche, come leucemie e linfomi, e relativi processi di disseminazione, ovvero le ricadute in sedi diverse della malattia tumorale. Uno degli obiettivi è comprendere sempre meglio perché alcune cellule resistono ai trattamenti. Lo scopo, individuati i meccanismi della resistenza, è affinare le terapie, cercando di fare a meno della chemio grazie agli approcci dell’immunoterapia e all’uso di farmaci a bersaglio molecolare.

L’immunoterapia è anche il focus del programma di ricerca coordinato da Maria Rescigno, professoressa di patologia generale della Humanitas University di Rozzano (Milano). Con i colleghi, Rescigno punta a realizzare nei prossimi anni un vaccino terapeuticocome opzione nel caso di pazienti con melanoma e sarcoma metastatici che non rispondono bene alle terapie esistenti. L’obiettivo è stimolare la “risposta immunitaria” laddove essa non si attivi e approdare in seguito alla creazione di vaccini terapeutici per altri tipi di cancro.

Tra gli altri programmi speciali finanziati rientrano anche studi sulle terapie immmunitarie contro le metastasi del fegato; l’indagine sul ruolo di meccanismi di “meccano-trasduzione” nelle metastasi del tumore mammario; il focus sui tumori mieloidi; le modificazioni epigenetiche e l’identificazione delle stesse nelle diverse fasi della progressione della malattia; la comprensione dei rapporti tra immunità, microambiente, tumore e metastasi in particolare nell’ambito delle malattie di colon e pancreas.

Gli altri progetti

Oltre ai programmi speciali per la malattia metastatica, ricevono 70 milioni di euro di euro, sempre dai contributi 5xmille, anche 500 progetti di ricerca, affidati ai ricercatori su tutto il territorio nazionale. Nel complesso, nel 2021, Fondazione Airc ha messo a disposizione della ricerca 125 milioni di euro. I programmi di ricerca ricevono valutazioni intermedie a tre e cinque anni; approccio comune a tutte le indagini, la possibilità che si traducano in strumenti applicabili all’ambito clinico, in tempi rapidi. La ricerca va avanti, anche in una stagione complessa come quella attuale, dominata dall’emergenza Covid-19; come sottolineato quindi dal direttore scientifico di Fondazione Airc, Federico Caligaris Cappio, “è indispensabile assicurare ai ricercatori la possibilità di una pianificazione di medio-lungo periodo che permetta loro di ottenere i risultati che tutti auspichiamo”.

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