Adriano Panzironi e il suo stile di vita Life 120 sono stati protagonisti per 50 minuti in prima serata su una delle principali reti televisive italiane: Canale 5. Potrebbe bastare questa estrema sintesi di quanto accaduto domenica 22 settembre a Live – Non è la D’Urso per suscitare più di una perplessità, ma c’è dell’altro. Tra l’ennesima puntata dell’affaire Mark Caltagirone e l’inchiesta sul furto di 6 magliette in cui è imputato Marco Carta, Barbara D’Urso ha deciso di invitare il mago della dieta più famoso del momento, e di affrontare il tema attraverso un affollato dibattito in studio, in cui come vedremo si è faticato non poco per tenere la discussione su un piano razionale e scientifico. E dal contraddittorio, al di là dell’esito del voto popolare, non può essere emerso che un unico vincitore mediatico: Panzironi stesso.

Dopo aver visto e analizzato la puntata, abbiamo (almeno) 5 domande che vorremmo porre a chi la trasmissione l’ha ideata e condotta. Constatando, anzitutto, che dopo le ospitate in studio offerte negli anni scorsi da Barbara D’Urso a Davide Vannoni e al suo metodo Stamina, lo stesso è ora accaduto anche per Panzironi: un altro elemento, dunque, che accomuna i due guru italiani della salute più chiacchierati di questo decennio.

1. Con quale criterio è stato scelto il protagonista di un dibattito sulla salute?

Autorevolezza scientifica, fondamento delle proprie affermazioni e mancanza di conflitto di interessi sono solo tre esempi di requisiti che potrebbero essere richiesti a chicchessia per diventare protagonista di un dibattito su alimentazione e salute davanti a oltre 2 milioni di persone. Difficile pensare che Panzironi ne soddisfi almeno uno, mentre invece è quotatissimo in termini di presenza scenica, abilità comunicativa, notiziabilità e capacità di incrementare la quota di share rispetto alle emittenti televisive concorrenti.

Indipendentemente da come è stato condotto il dibattito, indipendentemente dalle argomentazioni scientifiche discusse e indipendentemente dalla qualità del contraddittorio, un’oretta di presenza su Canale 5 è prima di tutto una straordinaria vetrina promozionale. E qui non si tratta solo di personal branding o di follower sui social, ma di citare ripetutamente libri e integratori alimentari che (come è stato confermato in trasmissione) sono commercializzati dallo stesso Adriano Panzironi insieme al fratello. Anche qualora il modello ‘Life 120’ fosse stato confutato davanti alle telecamere – cosa accaduta solo in parte – l’effetto ottenuto presso il pubblico è comunque quello di offrire visibilità, e dunque attenzione e credibilità, a uno stile di vita che mescola banali consigli di buon senso con bufale scientifiche a tutti gli effetti.

2. Perché il contraddittorio non è stato impostato in modo equilibrato?

In studio erano presenti 5 poltroncine pro-Panzironi da un lato (incluso Adriano stesso) e 5 poltroncine di antagonisti. Tuttavia, non basta affatto questo superficiale criterio per dare un bilanciamento ragionevole alla discussione. Anzitutto perché si trasmette l’idea sbagliata di una situazione alla pari tra favorevoli e contrari, quando dal punto di vista della comunità scientifica, degli esperti e pure della percezione pubblica non c’è affatto equivalenza tra le due posizioni. Per di più, il tempo dedicato a Panzironi (inclusi i servizi ricavati dalle sue trasmissioni ed eventi pubblici) è stato ben più ampio rispetto al contraddittorio vero e proprio, e diverse testimonianze mandate in onda sotto forma di servizi a parte hanno ulteriormente aumentato il numero di testimoni pro-Panzironi rispetto agli scettici.

E al di là delle questioni quantitative, non va lasciata in secondo piano la qualità degli interventi. Panzironi, come si suol dire, è capace di bucare lo schermo, e con la sua comunicazione verbale e gestuale ha un’efficacia difficile da eguagliare. Per lo più ha giocato in casa, dato che si è trovato a rispondere alle obiezioni a cui ormai è abituato, tanto che non ha mostrato esitazioni di fronte alle domande in studio, ma anzi è sempre parso con la risposta pronta e la voce sicura.

Con questo tipo di approccio rischia di vincere il dibattito non chi ha le argomentazioni più solide e fondate, ma chi riesce a recitare meglio la propria parte. Tutto il contesto, infatti, è parso a tratti fare gioco a Panzironi, che magistralmente si è calato nel solito ruolo del paladino anti-sistema e anti-interessi delle case farmaceutiche, resistendo con le sue pacate affermazioni agli attacchi accorati dei difensori dello status quo.

3. Perché la moderazione del dibattito non è stata incalzante?

Lo si coglie chiaramente in alcuni passaggi della trasmissione: nei momenti in cui Panzironi è stato (dialetticamente) messo all’angolo, la conduttrice stessa ha offerto una via d’uscita, anziché insistere e approfondire gli spunti. Se chi era in studio per muovere obiezioni a Panzironi lo ha fatto in modo preciso, puntuale e deciso (e di questo va dato conto), non sempre la gestione del dibattito si è soffermata sugli aspetti critici, ma si è preferito saltare da un argomento all’altro, forse dando priorità al dinamismo della trasmissione.

Ad esempio, alla domanda su che mestiere facesse Panzironi (che non è medico né ha altra laurea sanitaria, ed è stato sospeso dall’ordine dei giornalisti), davanti a cui il guru non sapeva che rispondere, Barbara D’Urso ha interrotto la discussione e lanciato un servizio, senza più tornare su quel punto. E quando sono arrivate domande di chiarimento su aspetti medici e clinici, da Panzironi non si è pretesa alcuna replica puntuale, lasciando che la questione sfumasse nel nulla, in un continuo sovrapporsi di voci. Anche le critiche mosse da D’Urso a Panzironi sono parse più di facciata che di sostanza, perché all’attacco sul fatto che venda in prima persona integratori è stato accostato un “ma lo stile di vita è fondamentale”, è stato detto che “il suo metodo è giusto, fino ad un certo punto” e che “ha ragione sullo stile di vita”, i testimoni di parte trascinati in studio da Panzironi sono stati a più riprese definiti “angeli” e dalla bocca della conduttrice sono uscite le dichiarazioni di guarigione dei seguaci del metodo, condite solo da qualche ‘se’, ‘forse’, ‘mah’ e ‘dice’ di circostanza. A tratti, addirittura, è parso che D’Urso non volesse indispettire o infastidire Panzironi, mettendo le mani avanti e affermando che di lì a pochi secondi sarebbe andato in onda un altro servizio a conferma delle sue tesi.

4. Perché la scienza è stata relegata in un angolino?

Questa forse è la domanda più importante di tutte. In una trasmissione che vuole parlare di salute, alimentazione e benessere, la scienza e i suoi risultati dovrebbero essere protagonisti. E dovrebbe essere proprio questa, in fin dei conti, la differenza fondamentale tra un blocco televisivo dedicato ai retroscena delle vicende personali di Pamela Prati e un altro in cui si discute di dieta e medicina. In numeri? Ospiti interpellati: più di dieci. Medici presenti: uno, Pietro Lorenzetti. O, al limite, uno e mezzo, includendo anche Alessandro Cecchi Paone nel ruolo di divulgatore e giornalista scientifico oppure il mini-contributo di un altro medico interpellato in uno dei servizi. In compenso però sono abbondati gli “angeli”, gli “ex-Grande Fratello” e opinionisti di moda, cultura e spettacolo.

Ma al di chi c’era e chi non c’era, sono i contenuti quelli che destano più perplessità. Panzironi è stato libero di citare le conclusioni (ovviamente a favore del suo metodo) di uno studio scientifico che non solo ha condotto lui stesso e non è stato pubblicato, ma che non è nemmeno stato concluso. E che, come si è fatto notare, è in sostanza insignificante dal punto di vista scientifico (vorrebbe essere l’ennesima conferma che con un’opportuna alimentazione si può ridurre il reflusso gastroesofageo).

Diversi interventi dell’unico medico presente sono invece stati preceduti dall’invito a “fare presto”, a sintetizzare tutto in pochi secondi perché doveva essere lanciato un altro servizio, riducendo il tutto all’ennesimo slogan, che dunque per lo spettatore risultava del tutto equivalente agli slogan di Panzironi. E alcune sparate degne di nota, come l’idea che l’alimentazione faccia guarire dai tumori o possa allungare e far tornare normale un arto inizialmente deforme, sono state trattate al pari di un parere sull’abbigliamento o sull’acconciatura di un vip. Come se la scienza medica fosse da discutere così, un tanto al chilo, in base a opinioni e sensazioni più che a partire da dati ed evidenze. Curiosamente, molte puntualizzazioni – da una parte e dall’altra – sono arrivate rispetto alle vicende giudiziarie e ai procedimenti disciplinari che coinvolgono Panzironi, quasi come se fossero giudici e normative a stabilire se un’argomentazione scientifica è valida o meno.

5. Perché si vuole fare scienza per alzata di mano?

Sarà il format della trasmissione, sarà un modo per far affezionare i telespettatori, ma tutto il dibattito si è svolto in parallelo a una sorta di televoto con “mi piace” e “non mi piace” collezionati da ciascun ospite. Ricordate quando Piero Angela nel 2017 disse in tv che la scienza non si decide per alzata di mano? Ecco, sembrerebbe esattamente questa la finalità della votazione del “popolo internet” a Live – Non è la D’Urso, in cui si stabiliscono vincitori e perdenti della scienza sulla base di chi guadagna più applausi. Un criterio basato sul “live sentiment” in cui prevalgono senz’altro i pregiudizi e le opinioni soggettive, e in cui sono determinanti anzitutto la presenza scenica e il rapporto con il proprio pubblico, ossia l’esatto contrario di ciò che un approccio scientifico rigoroso richiederebbe.

E questo va ribadito pure quando, come è accaduto domenica, il voto popolare ha dato ragione alle posizioni scientifiche di Cecchi Paone e torto a quelle campate in aria di Panzironi. Perché, al di là del risultato finale che potrebbe pure far ben sperare, è il metodo stesso a essere insensato. E lo è tanto nei casi in cui l’esito fa piacere quanto in quelli in cui invece preoccupa.

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