Redatto da Oltre la Linea.

«Lo spiegamento del 5G costituisce un esperimento sull’umanità e sull’ambiente, definito come un crimine secondo il diritto internazionale»: questo, uno stralcio dall’appello internazionale di medici e scienziati all’ONU, all’OMS, all’UE, al Consiglio d’Europa ed ai governi di tutte le nazioni.

C’è chi sostiene si tratti di allarmismi infondati o di vere e proprie bufale. Fatto sta che anche lo SCHEER, il Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti della Comunità Europea, ha espresso a fine 2018 l’esigenza di approfondire i potenziali effetti nocivi della nuova connessione 5G, per alcuni ritenuta dannosa per la salute umana.

Questo tipo di tecnologia non è ancora stata studiata a sufficienza – affermano gli studiosi dello SCHEER – e non si possono dunque escludere possibili ripercussioni negative sulla salute e sull’ambiente. A ciò si aggiunga il fatto che, a partire dalla fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, si è verificato un progressivo aumento dell’inquinamento elettromagnetico, proprio di pari passo con lo sviluppo della telefonia mobile e delle tecnologie 2G, 3G e 4G.

Sono numerosi gli studi scientifici che testimoniano gli effetti nocivi, in particolare neurotossici, delle radiofrequenze emesse dai dispositivi di telefonia mobile: elettrosensibilità, cancro, leucemia, malattie cardiache, diabete, disturbi del sonno, demenza, aumento o diminuzione di peso, allergie, artrite, nausea, problemi di memoria e di concentrazione, patologie neurologiche e depressione, stress cellulare, danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, cambiamenti ormonali.

Ecco perché, già nel 2017, l’Associazione Italiana dei Medici per l’Ambiente aveva richiesto una «moratoria per l’esecuzione delle “sperimentazioni 5G” su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero dell’Ambiente, Ministero della Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate ed un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi», richiesta fino ad oggi rimasta inascoltata.

Ma cittadini, medici, scienziati e ricercatori indipendenti continuano a richiedere che vengano fatti accertamenti in merito alla pericolosità di questa nuova tecnologia che, occorre precisarlo, non andrà a sostituire quelle precedenti (2G, 3G e 4G rimarranno attive), ma si sommerà alle preesistenti stazioni radio base, causando un bombardamento elettromagnetico senza precedenti.

Il 5G è già realtà, nonostante l’aumento vertiginoso delle persone che soffrono di malattie ambientali, nonostante sia a tutt’oggi valido il principio di precauzione secondo cui, al fine di garantire la salvaguardia della salute e dell’ambiente, è necessario che vengano adottate misure di cautela, anche in situazioni di incertezza scientifica. Non solo: non permettendo ai cittadini di poter esprimere il loro consenso ad essere sottoposti ad un esperimento, i governi ed i colossi industriali mondiali hanno di fatto violato il Codice di Norimberga.

Ma a quanto pare, l’Internet delle cose (dall’inglese «Internet of things») non poteva attendere ulteriormente. L’impellente urgenza di poter avere a disposizione beni di prima necessità come frigoriferi intelligenti che ti ricordano quando devi comprare il latte, automobili che si guidano da sole, robot da compagnia ed elettrodomestici che dialogano tra loro, giustifica il sacrificio della salute di persone, animali e piante.

Sono queste le priorità assolute dei nostri tempi, condite dai soliti conflitti di interessi.

(di Flavia Corso)

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