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La terza ondata di Covid-19 potrebbe giungere in un’altra forma, più lunga e silenziosa, quella del morbo di Parkinson. A lanciare l’allarme dalle pagine del Journal of Parkinson’s Disease sono alcuni ricercatori australiani del Florey Institute of Neuroscience and Mental Health, che temono che i sintomi neurologici indotti dall’infezione di Sars-Cov-2 possano essere solo le prime fasi di un processo infiammatorio del cervello dalle conseguenze ben più gravi.

Kevin Barnham e i suoi colleghi temono che la storia possa ripetersi. Un secolo fa, infatti, solo cinque anni dopo la pandemia di influenza Spagnola, l’incidenza di malattia di Parkinson aumentò fino a tre volte.

Potrebbe succedere anche oggi, con Covid-19? È una possibilità – dicono – che al momento non può essere esclusa e alla quale, anzi, bisogna prepararsi. Altrimenti, qualora il timore si rivelasse fondato, l’impatto sociale, sanitario e economico sarebbe arduo da superare.

Oggi si pensa che il morbo di Parkinson possa avere dei fattori scatenanti, per esempio proprio un’infezione virale che arriva al cervello e che innesca un processo infiammatorio a cascata, che non si ferma con la fine dell’infezione.

I dati finora raccolti sui sintomi neurologici correlati all’infezione di Sars-Cov-2 (dalle encefaliti alla più leggera perdita di olfatto e gusto), sostengono gli autori dell’articolo, suggeriscono che le premesse ci sono tutte e che il rischio sia reale.

Non sappiamo davvero quali possano essere le conseguenze a lungo termine per chi si è ammalato di Covid-19, per questo motivo gli esperti suggeriscono di monitorare sul lungo periodo i pazienti che hanno manifestato sintomi neurologici. E, qualora a un certo punto comparissero segni sospetti, di approfondire, così da individuare precocemente la malattia di Parkinson e impostare terapie adeguate.

Attenzione: i ricercatori non stanno certo dicendo che chiunque abbia contratto la malattia da coronavirus svilupperà il Parkinson, e anche azzardare delle stime, al momento, sarebbe prematuro e poco utile. Quello che bisogna fare è capire di più su Covid-19, su come debellare il virus dall’organismo, ma anche quali sfide dovranno affrontare i sopravvissuti.

Intanto, proprio al Florey Institute gli esperti stanno sviluppando uno strumento di screening, un test dell’olfatto a cui sottoporsi passati i 50 anni di età per verificare la funzionalità di diverse aree del cervello e individuare le prime avvisaglie di Parkinson.

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