La morte della 18enne ligure, deceduta a causa di un trombo al seno cavernoso successivo alla somministrazione del vaccino prodotto da AstraZeneca (e sebbene ora si parli di una sua precedente malattia autoimmune), ha riacceso il dibattito su Vaxzevria, che l’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) ha approvato dai 18 anni in su. Ma ne ha raccomandato l’uso preferenziale per gli over 60, per i quali il rischio di complicazioni tromboemboliche è più basso, mentre è più alto quello di morire di Covid-19.

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La raccomandazione di Aifa risale all’8 aprile scorso e appunto dall’8 aprile scorso, dicono i dati relativi alle somministrazioni, una prima dose su sette è andata a persone con meno di 60 anni. Lo mostra il grafico qui sopra, che rappresenta appunto l’andamento percentuale delle prime dosi somministrate.

Il filtro nella parte bassa (in alto a sinistra per chi legge da desktop) consente di visualizzare l’andamento in una singola regione o provincia autonoma. E permette di scoprire che ci sono realtà come la Sardegna dove, fatto salvo l’8 aprile, la percentuale di prime dosi andate agli under 60 non ha mai superato la media nazionale del 15,1%. E realtà come la Lombardia, dove ci sono state giornate nelle quali si è sfiorato l’85%.

Non si tratta però qui di dividere i buoni dai cattivi: il vaccino era autorizzato e tutti prima di essere vaccinati firmano un consenso informato. Il problema sta semmai nella formula sibillina per cui era autorizzato dai 18 anni in su, ma raccomandato per gli over 60. E rimane la pressione di immunizzare la più ampia fetta possibile di popolazione nel più breve tempo possibile. Tutti argomenti che difficilmente aiuteranno i famigliari della 18enne scomparsa.

Tornando ai numeri, è bene sottolineare che il grafico mostra la percentuale di prime dosi somministrate giornalmente. Occorre però aggiungere che nel momento in cui la curva rossa si alza, ovvero cresce la percentuale di somministrazione a under 60, il totale di prime dosi di AstraZeneca somministrate è calato drasticamente. Lo mostra questo grafico:

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Il numero assoluto di persone per cui il vaccino non era raccomandato e che comunque lo hanno ricevuto è in altre parole più basso di quanto il grafico relativo alla percentuale possa far intuire. E anche se si guarda alle fasce di età di queste persone, si vede come la maggior parte delle inoculazioni abbiano riguardato persone oltre i 40 anni.

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Sono solo 8.203 gli under 19 che hanno ricevuto la prima dose di AstraZeneca dall’8 aprile scorso. Il che, ancora una volta, non aiuterà i familiari della giovane deceduta, né difficilmente ridimensionerà le argomentazioni di chi è scettico sui vaccini. Ma questi sono i numeri.

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