Un drone Mavtech

Le consegne Amazon via drone sembrano un gioco da pivelli se confrontate con il progetto italiano Indoor (acronimo di usINg Drones fOr Organ tRansplantation), che punta al trasferimento di organi e materiale biologico tra strutture ospedaliere piemontesi. L’intento è di preservare l’ottima qualità e conservazione dei materiali, riducendo tempi e costi di trasporto.

Già a partire dal prossimo autunno la Fondazione Dot (Donazione organi e trapianti), con la collaborazione del Politecnico di Torino, Università di Torino e Città della Salute, sperimenterà il primo trasporto di materiale biologico dal Centro Traumatologico Ortopedico (Cto) al Centro Genetica delle Molinette. Chi conosce il capoluogo piemontese sa che distano poco meno di mille metri in linea d’aria, ma il percorso che aspetta l’aeromobile a pilotaggio remoto non è banale.

Si tratterà di alzarsi probabilmente dalla piazzola degli elicotteri del 118, attraversare uno dei corsi a sei corsie più trafficati della città, magari sorvolare il fiume Po per un tratto e infine appoggiarsi su un’altra piazzola di emergenza.

drone torino
Dal Cto alle Molinette

Ci sono diverse problematiche da risolvere, anche perché in relazione ai droni, in questo caso non vi sono specifiche normative di riferimento ed è quindi previsto il coinvolgimento dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac)”, spiega a Wired, Antonio Amoroso, Coordinatore del centro regionale trapianti della regione Piemonte. Si tratta davvero di un primo passo poiché, con un adeguato livello di finanziamenti e ricerca, l’intento è di arrivare al trasporto di un rene entro un anno. E in prospettiva futura stabilire una rete stabile che coinvolga anche le regioni confinanti.

La priorità del progetto è di contribuire al miglioramento della gestione logistica della medicina dei trapianti. Perché come ricorda il dottor Amoroso “il tempismo è fondamentale” e per ogni donazione “all’incirca 150 ogni anno in Piemonte e 1700 in Italia, occorre che i campioni di sangue del potenziale donatore siano consegnati nel più breve tempo possibile ai laboratori di riferimento regionali”.

Come funziona il trasporto di organi

Il trapianto di organi oggi è possibile non solo grazie alla ricerca medica ma anche perché esiste un sistema di protocolli, norme e organizzazione che riguardano ogni aspetto della procedura. Ad esempio, l’accertamento di morte – si pensi a quella cerebrale in presenza di respirazione artificiale – richiede l’intervento di una commissione che stabilisca l’avvenuto decesso con un’osservazione di almeno sei ore.

Dopodiché la possibilità di donazione sussiste solo se è presente un consenso precedentemente espresso dal donatore oppure in caso di assenso dai famigliari. Si parla di possibilità poiché prima del prelievo sono previste analisi di diverso tipo per assicurarsi la compatibilità ma anche l’idoneità degli organi proposti per la donazione e le potenzialità criticità. Già in questa fase, secondo Amoroso, il drone potrebbe essere d’aiuto quando gli ospedali non dispongano di laboratori che eseguano test specialistici o che non siano operativi notte e giorno per esami particolari. Il Centro Trapianti di Torino è una struttura che opera 24 ore su 24 ore poiché specialistica e dedicata a questa unica attività; un ospedale normalmente presidia più ambiti ed è organizzato diversamente.

Reni compatibili con il trasporto via drone

Un secondo nodo chiave è che il prelievo degli organi vitali come polmoni, cuore e fegato viene effettuato dalla stessa equipe che poi nella seconda struttura ospedaliera si occuperà del trapianto. Quindi di fatto il trasporto è accompagnato e non sarebbe necessario l’impiego di un drone. Altro caso invece quello dei reni e qualche volta del fegato i cui prelievi e trapianto sono effettuati da due equipe distinte in ospedali diversi.

I trasferimenti normalmente avvengono su gomma se la percorrenza non supera le due ore, ma in casi di emergenza si prediligono l’alta velocità, l’elicottero o l’aereo. Fermo restando il fatto che a una temperatura controllata di quattro gradi Celsius un rene prelevato può essere conservato fino a 24 ore, mentre un cuore fino a circa 3,5 ore.

A piccoli passi

Si tratta di un’evoluzione. Ricordo quando ho iniziato e dovevo segnalare il ristorante dove avrei mangiato per eventuali chiamate di emergenza. Poi sono arrivati i cercapersone e infine i cellulari, anche se all’inizio erano piuttosto ingombranti. L’idea è di sfruttare sempre l’innovazione per applicazioni sanitarie sempre più efficienti”, sottolinea Amoroso.

mavtech-Q4T
Mavtech Q4T

In questo momento siamo nella fase di confronto con l’Enac per i permessi e i perimetri regolamentari. Poi ovviamente bisognerà definire gli ambiti di impiego che inizialmente riguarderanno provette, farmaci e sacche di sangue. In una seconda fase si penserà al trasporto di un vero e proprio organo come i reni, ma in tal senso il Politecnico dovrà individuare la migliore soluzione poiché un drone di categoria inferiore ai 25 chilogrammi – quindi soggetto a normative meno stringenti – può portare fino a un massimo di 10 chilogrammi. Possibile che venga progettata una valigetta ad hoc, magari anche refrigerata per risparmiare sul peso del ghiaccio. Senza contare la possibilità di sensori e localizzatori.

Infine, c’è il tema del raggio d’azione. Entro la fine dell’anno nella migliore delle ipotesi verrà completato non solo il test tra Molinette e C.T.O., ma anche quello tra Molinette e Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. In pratica nel secondo caso si parla di un trasporto metropolitano aereo di circa otto chilometri. Dopodiché, sempre compatibilmente con le norme Enac e il rispetto di tutti i protocolli di sicurezza, sarà la volta della sperimentazione di trasporti regionali. I droni ad ala variabile consentirebbero di coprire tutte le città di provincia e quindi di sperimentare collegamenti aerei tra ospedali situati in zone distanti più di cento chilometri.

Un giorno probabilmente tutti i presidi avranno la possibilità di sfruttare questo nuovo tipo di collegamento aereo. E in futuro avremo un servizio capace non solo di coprire il Piemonte ma anche dialogare con le altre regioni confinanti. E questo è solo l’inizio, perché anche i droni evolvono”, conclude Amoroso.

Tutti i partner del progetto Indoor

L’intero progetto vede coinvolti il Centro nazionale trapianti (Cnt), il Centro Regionale Trapianti (Crt), l’Aou Città della Salute, il Politecnico di Torino e l’Università degli Studi di Torino, Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), il PIC4SeR (PoliTo Interdepartmental Center for Service Robotics), la società ProS3 specializzata nella progettazione di sistemi aerei a pilotaggio remoto e Mavtech, società specializzata in sorveglianza aerea e supporto operativo ad applicazioni civili. La parte ingegneristica sarà sviluppata grazie ad una borsa di studio bandita dalla Fondazione Dot, a cui si prevede ne possano seguire altre da parte dell’università di Torino e del Politecnico.

The post A Torino comincia la sperimentazione dei droni per il trasferimento di organi appeared first on Wired.



Leggi l’articolo su wired.it