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Si chiama Margaret Keenan ed è la prima persona al mondo ad aver ricevuto il vaccino contro il coronavirus al di fuori delle sperimentazioni cliniche. Martedì 8 dicembre, infatti, il Regno Unito ha dato il via alla somministrazione delle prime dosi del vaccino messo a punto da Pfizer-BioNTech, con priorità alle categorie a rischio, anziani e personale sanitario. Secondo le previsioni del governo ben 4 milioni di persone potrebbero ricevere i vaccini entro la fine di quest’anno, mentre Pfizer-BioNTech potrebbero ricevere a breve l’autorizzazione dell’uso in emergenza anche negli Stati Uniti e in Europa.

Secondo quanto emerso da un documento appena rilasciato dalla statunitense Food and Drug Administration (Fda), infatti, il vaccino Pfizer-BioNTech comincerebbe a funzionare, e quindi a fornire una protezione contro il coronavirus, già a pochi giorni di distanza dalla prima dose. Per capirlo, gli esperti hanno analizzato accuratamente i dati della sperimentazione clinica di fase 3 del nuovo vaccino, che ha coinvolto circa 44mila persone tra Stati Uniti, Brasile, Argentina, Germania e Turchia. La metà dei partecipanti ha ricevuto la dose del vaccino, mentre l’altra metà un placebo (a entrambi i gruppi è stata somministrata una seconda dose dopo 21 giorni). Circa 10 giorni dopo la prima dose, spiegano gli esperti, si è verificato un notevole calo dei nuovi casi di Covid-19 nel gruppo vaccinato, rispetto a quello del placebo, indicando quindi che anche una dose fornisce una certa protezione. In particolare, il vaccino si è dimostrato efficace al 52% dopo la prima dose e al 95% dopo la seconda somministrazione. Nel nuovo documento, gli esperti forniscono maggiori dettagli anche sugli effetti collaterali, tra cui dolore ai muscoli e alle articolazioni, stanchezza, mal di testa e tutti di breve durata, dimostrando perciò l’assenza di problemi di sicurezza tali da impedire il rilascio dell’autorizzazione per l’uso in emergenza del vaccino.

Ma proprio oggi arriva anche un avvertimento dal National Health Service (Nhs) britannico sulle potenziali reazioni allergiche al vaccino Pfizer-BioNTech. Dopo aver registrato due casi di reazioni anafilattoidi (come rash cutaneo, respiro corto e alcune volte calo di pressione) proprio tra i dipendenti del sistema sanitario, l’Nhs ha consigliato cautela per chi soffre di serie allergie a farmaci e cibo, racconta la Bbc. Reazioni di questo tipo sarebbero prevedibili con i nuovi vaccini e, sebbene non comuni, possono capitare, hanno rassicurato i medici.

Nel frattempo, altri candidati vaccini contro il coronavirus stanno compiendo notevoli passi in avanti (a oggi, ricordiamo, ci sono circa 60 candidati vaccini in fase clinica e oltre 80 in fase preclinica). Per esempio, l’università di Oxford e AstraZeneca sono diventati i primi produttori di un candidato vaccino ad aver pubblicato i dati della sperimentazione finale in una rivista scientifica, il Lancet, ed eliminando di fatto l’ostacolo più grande nella corsa alla produzione di farmaci sicuri ed efficaci contro il coronavirus. Dai risultati, ricordiamo, è emerso che in media il loro vaccino funziona nel 70% dei casi (il 62% o il 90% a seconda del dosaggio). E sebbene i capofila Pfizer e Moderna abbiano riportato un’efficacia del 95% e 94% rispettivamente, AstraZeneca, sottolinea la rivista, è il primo produttore ad aver pubblicati i dati sul vaccino in un documento scientifico. “Questa non deve essere una competizione tra sviluppatori, deve essere una competizione contro il virus”, ha affermato Andrew Pollard, direttore dell’Oxford Vaccine Group che ha condotto lo studio.

Nonostante lo scetticismo di molti esperti, in questi giorni sono cominciate anche le prime somministrazioni del vaccino russo Sputnik V che, ricordiamo, non ha ancora completato le sperimentazioni cliniche e non ci sono quindi ancora le prove sufficienti per poterne dimostrare efficacia e sicurezza. Per ora, fa sapere il governo, le prime dosi verranno somministrate solo alle categorie più a rischio, tra cui per esempio personale sanitario, insegnanti, assistenti sociali. Per i suoi sviluppatori, ricorda la Bbc, il vaccino è efficace al 95% e non provoca effetti collaterali importanti. Per quanto riguarda il vaccino di Moderna, che ha mostrato un’efficacia del 94% circa (e fino al 100% nel prevenire forme gravi), si sta invece aspettando l’autorizzazione all’uso in emergenza da parte della Fda (se sarà accettata le prime vaccinazioni potrebbero partire dal 21 dicembre) e dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). “La visione preliminare dei dati che abbiamo ricevuto il primo dicembre è positiva per quanto riguarda efficacia e sicurezza”, commenta a Repubblica Emer Cooke, direttrice dell’Ema, riferendosi ai vaccini Pfizer e Moderna. “Dobbiamo ancora controllare la qualità della catena di produzione e la capacità delle aziende di preparare il rimedio su larga scala. Su questi aspetti i nostri esperti hanno domandato informazioni addizionali, così come abbiamo chiesto ulteriori dettagli sulla sicurezza”. Come prevede Cooke, l’Ema si potrebbe esprimere il 29 dicembre per il vaccino di Pfizer e il 12 gennaio prossimo per Moderna.

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