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I virus mutano continuamente, si evolvono, e hiv non fa eccezione. A ricordarci di tenere alta la guardia è la scoperta proprio di un nuovo ceppo del temibile virus dell’immunodeficienza umana. A identificarlo sono stati gli scienziati degli Abbott Laboratories e dell’università del Missouri (Kansas City), che ne tracciano il profilo sulle pagine del Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes.

Sono passati 19 anni dall’ultima volta, ma gli esperti sapevano che sarebbe stata solo questione di tempo prima di riuscire a identificare una nuova evoluzione di hiv. E infatti eccolo: il suo nome scientifico è CG-0018a-01 e con il sequenziamento del suo genoma si aggiunge ufficialmente il sottotipo L all’interno del gruppo hiv-1 M.

Più che di una vera e propria scoperta si tratta in realtà di una conferma. Nel 1983 e nel 1990 i ricercatori avevano trovato in due pazienti nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) una linea di hiv che sembrava diversa da tutte le altre conosciute. Tuttavia per poter dire in modo ufficiale che si trattasse di un nuovo ceppo (o sottotipo) era necessario che un terzo caso venisse riscontrato.

Analizzando un campione di sangue di un paziente sieropositivo – raccolto nel 2001 e sempre proveniente dalla Rdc – gli esperti degli Abbott Laboratories e dell’unversità del Missouri hanno isolato il genoma virale e lo hanno sequenziato per intero, confermando l’analogia con i due precedenti insoliti casi, che dunque ora costituiscono un sottotipo a sé.

Che cosa significa? Dobbiamo forse temere hiv ancora di più? Ai ricercatori non è ancora chiaro se venire infettati da questo sottotipo di hiv comporti differenze a livello di evoluzione della malattia, non si sa insomma se il virus agisca in modo diverso. Tuttavia – ha sostenuto Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive dell’Nih, alla CnnNon c’è motivo di farsi prendere dal panico […]. Non sono molte le persone infette da questo [sottotipo]. Sono una anomalia”.

Inoltre pare che le attuali terapie che fanno uso di farmaci antiretrovirali siano efficaci nel mantenere sotto controllo anche questo nuovo sottotipo.

Quello che invece questa scoperta ci ricorda è quanto sia importante continuare a monitorare l’evoluzione di hiv, e aggiornare le nostre metodiche diagnostiche così da sperare di porre fine all’epidemia.

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