(Foto: Sony)

Trovare un esemplare di cane robotico Sony Aibo nello stato americano dell’Illinois è impossibile non perché sia particolarmente popolare, ma perché è un prodotto bandito. Già, la vendita del simpatico e un po’ inquietante cagnolino prodotto dal colosso nipponico è proibita e la motivazione è da trovare nel naso (finto, naturalmente) e in ciò che nasconde. Una videocamera.

A Chicago e dintorni, fa testo un documento del 2008 chiamato Biometric Information Privacy Act (BIPA) che regola la raccolta di dati biometrici e in questi (insieme al rilevamento di iride, retina, impronta digitale, voce e mano) rientra il riconoscimento facciale, che è appunto una delle funzionalità peculiari di Aibo. Ed è anche la sua condanna a non poter entrare nei negozi.

Il cane robotico recentemente ri-presentato al Ces 2018 può infatti osservare il viso della persona che gli si staglia davanti e la può identificare comportandosi di conseguenza, con differenti reazioni. Ma il riconoscimento facciale va a cozzare con le normative che peraltro richiedono anche di disattivare questa funzione nei sistemi di videosorveglianza casalinga come il popolare Nest, che infatti Google mette in vendita in Illinois senza questa opzione.

Una questione molto più intricata e profonda di quanto si potrebbe immaginare, visto che è sbagliato considerare Aibo soltanto un giocattolo. Insieme a smartphone, tablet, computer, ma anche una costellazione di accessori anche minori o dispositivi per la domotica, Aibo è in grado di riconoscere una persona così come il già citato Nest nella sua versione Secure si è scoperto di recente avere un microfono mai dichiarato prima.

I componenti come videocamere e microfoni originariamente erano stati pensati per usi specifici e non subdoli, come è ovvio che sia. Ma lentamente si stanno espandendo in modo capillare dagli smartphone fino ai luoghi pubblici come ad esempio gli aeroporti che vanno a riconoscere il volto dei passeggeri per l’imbarco.

C’è chi chiede più attenzione e soprattutto la necessità che prima venga concesso il consenso dalle persone che dovrebbero essere più consce e  informate. Come sottolineato da Adam Schwartz dell’Electronic Frontier Foundation (che tutela la raccolta di dati biometrici): “Quel che dice la normativa è che una persona privata non può raccogliere informazioni biometriche da un’altra persona senza il consenso. Se si inizia per esempio a usare i dati biometrici per il boarding sugli aerei perché è più conveniente, tutte le altre forme di raccolta sembreranno più normali. E siamo molto preoccupati di questo“.

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