(Foto: Joe Raedle /Getty Images)

Reazioni avverse pericolose, “invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti a carico del sistema muscolo-scheletrico e del sistema nervoso. È questa la ragione che ha spinto, su segnalazione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a lanciare un allarme sull’utilizzo di antibiotici fluorochinolonici e chinolonici (ecco cosa dice la nota dell’Aifa).

Effetti collaterali rischiosi

L’Agenzia italiana del farmaco ha inviato una comunicazione ufficiale ai medici per rendere note le conclusioni delle indagini di approfondimento su alcuni effetti collaterali sospetti emersi a carico del sistema nervoso e dell’apparato muscolo-scheletrico a seguito dell’assunzione di antibiotici chinolonici e fluorocinolonici, impiegati fino a questo momento anche per il trattamento di infezioni comuni e non gravi.

L’Ema “ha riesaminato nei mesi scorsi gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici per uso sistemico e inalatorio per valutare il rischio di reazioni avverse gravi e persistenti (che durano mesi o anni), invalidanti e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso.

Le reazioni avverse gravi a carico del sistema muscoloscheletrico includono “tendinite, rottura del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore articolare e disturbi della deambulazione. Gli effetti gravi a carico del sistema nervoso periferico e centrale includono neuropatia periferica, insonnia, depressione, affaticamento e disturbi della memoria, oltre che compromissione della vista, dell’udito, dell’olfatto e del gusto”.

I componenti nel mirino

Le evidenze sono tali che l’Aifa ha ordinato il ritiro dal commercio di medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico, mentre per altri antibiotici della categoria (ciprofloxacina, levofloxacina, moxifloxacina, pefloxacina, prulifloxacina, rufloxacina, norfloxacina, lomefloxacina) sono state varate restrizioni di prescrizione.

Gli antibiotici fluorochinolonici e chinolonici – si legge nella nota – non potranno più essere usati “per il trattamento di infezioni non gravi o autolimitanti (quali faringite, tonsillite e bronchite acuta); per la prevenzione della diarrea del viaggiatore o delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie inferiori; per infezioni non batteriche, per esempio la prostatite non batterica (cronica); per le infezioni da lievi a moderate (incluse la cistite non complicata, l’esacerbazione acuta della bronchite cronica e della broncopneumopatia cronica ostruttiva – Bpco, la rinosinusite batterica acuta e l’otite media acuta), a meno che altri antibiotici comunemente raccomandati per queste infezioni siano ritenuti inappropriati”.

Inoltre non potranno più essere dati “ai pazienti che in passato abbiano manifestato reazioni avverse gravi ad un antibiotico chinolonico o fluorochinolonico”.

Qualora non vi siano alternative, particolare prudenza deve essere comunque prestata per l’utilizzo di tali farmaci su pazienti anziani, con compromissione renale, trapiantati o in terapia con corticosteroidi.

Monitoraggio continuo

La vigilanza in caso di utilizzo deve essere continua e il trattamento deve essere subito interrotto ai primi segni di reazione avversa grave, quale tendinite e rottura del tendine, dolore muscolare, debolezza muscolare, dolore articolare, gonfiore articolare, neuropatia periferica ed effetti a carico del sistema nervoso centrale.

Sebbene siano stati segnalati solo pochi casi di queste reazioni avverse invalidanti e potenzialmente permanenti, è possibile che il fenomeno sia sottosegnalato: “A causa della gravità di tali reazioni in soggetti fino ad allora sani, la decisione di prescrivere chinoloni e fluorochinoloni dev’essere presa dopo un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi in ogni singolo caso”.

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