Redatto da Oltre la Linea.

Qualche giorno fa, la casa editrice Altaforte Edizioni ha rilasciato un comunicato stampa di capitale importanza, nel quale si enucleano sia le minacce ricevute per la sua futura presenza al prestigioso Salone del Libro di Torino, sia con esse l’amara constatazione dell’ipocrisia di coloro che si definiscono democratici a parole, e che in realtà si dimostrano i più totalitari negli atti concreti. Ma, al contempo, in esso si osserva chiara la determinazione a proseguire sulla strada intrapresa: attraverso un messaggio pulsante, e pregnante di significato.

«In relazione alle contestazioni improvvisamente levate nelle ultime ore circa la nostra partecipazione al prossimo Salone del Libro di Torino, peraltro pubblicamente nota da settimane, Altaforte Edizioni rilascia la seguente dichiarazione, che rappresenterà – per quanto ci riguarda – l’unica partecipazione ad un dibattito che non ci appartiene, e cui non intendiamo prestare oltre la nostra visibilità mediatica.

Altaforte Edizioni è una casa editrice di recente formazione, che pure nella brevità della sua esperienza è già in grado di vantare la pubblicazione di una serie di testi di autorevoli scrittori, spesso accompagnati da prefazioni di importanti rappresentanti del mondo del giornalismo e della cultura nazionale; parimenti, alla nostra attività risultano affiliate – per la loro diffusione a nostro tramite – numerose altre iniziative editoriali. Autorevolezza e credibilità del prodotto ci hanno peraltro consentito, sin dagli albori della nostra impresa, di poter contare sulla collaborazione di primarie reti di distribuzione, sia nella rete delle librerie che tramite i canali telematici.

Tanto noi, quanto le altre Edizioni da noi distribuite, rappresentiamo operatori puri del campo editoriale, senza alcun riferimento a soggetti di natura politica o partitica. Ciò, ovviamente, non impedisce che la nostra attività si svolga con particolare attenzione alla rappresentazione dell’area culturale oggi riferita – nella sintesi comunicativa – come “sovranismo”. Anche se non tutti i testi editati, ed ancor più quelli in prossima uscita, appartengono alla stessa area di riferimento, non abbiamo mai fatto mistero della nostra collocazione né agli autori, né alla distribuzione o al mercato. E non crediamo che l’avere una sensibilità precisa possa rappresentare impedimento all’esercizio di attività editoriale, giacché non risulta che ben più blasonati competitori nel panorama nazionale di settore si siano sin qui distinti per terzietà di messaggio e di linea comunicativa.

Così, potendo già vantare una serie di referenze di successo, che non a caso hanno trovato il loro spazio di presentazione presso i principali network televisivi nazionali, abbiamo inteso avanzare richiesta di partecipazione al Salone del Libro di Torino, che indubitabilmente rappresenta la vetrina di maggior rilievo per le attività editoriali in grado di raccogliere attenzione, proporre idee e messaggi, alimentare dibattiti e confronti.

Senza nascondere natura ed identità della nostra collocazione, ci siamo quindi accreditati nelle forme richieste presso la Segreteria dell’evento, che ha successivamente provveduti a darci comunicazione dell’accettazione della nostra richiesta, con attribuzione dello spazio all’interno dell’area espositiva e con pronto adempimento da parte nostra – nei tempi e modi richiesti – di quanto dovuto.

Né davvero alcuno può pensare che un’entità qualificata come il Salone del Libro di Torino, partecipato da associazioni e fondazioni di natura pubblica e privata, riconosciuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e sostenuto – tra gli altri – dalle istituzioni regionale e cittadina e dalla televisione pubblica, decida partecipazioni o esclusioni ad iniziative editoriali e culturali sulla base di affinità o lontananze politiche di questo o quel rappresentante o – peggio – condizionato dagli strilli scomposti di questo o di quell’irrazionale tifoso.

Oggi, con stupore, abbiamo dovuto nostro malgrado apprendere che taluni nostalgici di una stagione di contrapposizione violenta e frontale, reclamerebbero una nostra immotivata esclusione dalla manifestazione cui – a pieno titolo – parteciperemo esponendo il nostro prodotto e prendendo atto di quello altrui. Certamente, non è da questi polverosi epigoni degli opposti estremismi che intendiamo accettar lezioni, soprattutto in ordine alla possibilità di ampliare una offerta culturale che per troppo tempo – e per motivazioni che non è questa la sede opportuna per argomentare – è stata in Italia rappresentata con uno strabismo ideale mono-direzionale.

Da ultimo, al fine di ribadire la nostra indisponibilità a transigere verso quanti – in queste ore – ci stanno rivolgendo direttamente e sulla rete messaggi minacciosi ed ingiuriosi, comunichiamo l’intendimento di coinvolgere forze dell’ordine e polizia postale nella loro identificazione, senza esclusione alcuna, per procedere a querele, denunce, e richieste di risarcimento per le ingiuriose affermazioni di cui siamo stati fatti oggetto, ed a tutela del buon nome della nostra impresa, voce nuova nel dibattito culturale, rappresentativa di una sensibilità diffusa a dispetto di quanto si pretenderebbe in asfittici salotti sempre più privi di credibilità ed autorevolezza. Ai tanti lettori, che ci siano culturalmente amici o avversari, diamo il nostro arrivederci a Torino, con l’augurio di un ricco e sereno confronto di idee».

Una posizione decisa e, semplicemente, di buon senso e di pacata ragionevolezza. Peraltro, apertamente confermata e sostenuta da una nota ufficiale proprio del Salone del Libro torinese, che ha emesso un comunicato volto a sciogliere dubbi e riserve su tale questione, scacciando ogni fantasma:

«Il Comitato di Indirizzo della 32esima edizione del Salone del Libro, chiamato a monitorare, nelle diverse fasi, la realizzazione delle attività culturali della fiera di maggio, sottolinea che il Salone ha scelto in piena consapevolezza di non diventare palcoscenico elettorale, al fine di non trasformarsi in una cassa di risonanza troppo facile da strumentalizzare; e ancora di essere plurale e aperto alla discussione, perché il dialogo è fondamento della democrazia. Il Salone è quindi ambasciatore della Costituzione. E la Costituzione, al suo articolo 21, afferma che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

[…] Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un’organizzazione persegua finalità antidemocratiche. È pertanto indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri.

Altrettanto indiscutibile è il diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore e dai contenuti dei libri da esso pubblicati. Quale migliore occasione del Salone stesso per affermare questa posizione promuovendo il dibattito sul tema.

Il Comitato di indirizzo del Salone del Libro ribadisce pertanto la propria assoluta indipendenza nella totale adesione ai principi di democrazia enunciati dalla Costituzione, auspicando la partecipazione di tutti al Salone che sempre più si vuole affermare come luogo istituzionalmente aperto al dibattito e al confronto […]».

Insomma: l’obiettivo fulcrale di questa manifestazione vuole essere, candidamente, rendere la Città della Mole non un terreno di scontro brutale e strumentalizzato, ma un fertile campo di dialogo. Lasciando fuori da questo civile confronto quelle bellicose fazioni di logomachi che vogliono soltanto imporre il proprio totalitarismo culturale, mentre indossano la fasulla maschera dell’apertura all’alterità.

(La Redazione)

L’articolo Altaforte a Torino: contro le solite “democratiche” invettive originale proviene da Oltre la Linea.



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