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La controversa ipotesi del cervello maschile estremo, avanzata dallo psicologo Simon Baron Cohen per spiegare l’autismo, non trova nemmeno stavolta conferma nei numeri. Un ampio studio condotto tra Canada e Stati Uniti non ha rilevato una correlazione significativa tra elevati livelli di testosterone e ridotta empatia, tratto caratteristico dei disturbi dello spettro autistico.

Teoria della mente e del cervello maschile estremo

Nel 2003 lo psicologo inglese Simon Baron Cohen espose un’interessante teoria, nota come teoria della mente, secondo cui – semplificando – esistono due tipologie di cervello, femminile e maschile, con caratteristiche differenti. Tra le varie differenze, il cervello femminile sarebbe più propenso all’empatia, a decifrare espressioni e linguaggio non verbale, mentre il cervello maschile sarebbe più sistematico, interessato all’organizzazione e al funzionamento delle cose.

Partendo da qui Baron Cohen elaborò la teoria collaterale del cervello maschile estremo, ritenendo che i disturbi dello spettro autistico siano manifestazioni estreme (appunto) dei tratti del cervello maschile e conseguenza dell’esposizione ad alti livelli di testosterone in utero. Così si spiegherebbero l’incapacità degli autistici di interagire con le altre persone e la presenza di comportamenti e/o interessi ossessivi, nonché il fatto che il disturbo colpisca i maschi quattro volte più delle femmine.

La teoria del cervello maschile estremo è diventata ben presto popolare e c’è chi dice abbia aiutato a comprendere meglio i disturbi dello spettro autistico. Tuttavia è da sempre controversa e la sua validità scientifica anche duramente contestata: gli studi effettuati finora sarebbero pochi e su poche persone, e avrebbero dato risultati equivoci e contrastanti.

La nuova ricerca

La nuova ricerca nasce proprio per cercare risposte più convincenti e cercare di verificare il legame tra testosterone e empatia. Secondo gli autori, lo studio ritenuto più autorevole in materia è una ricerca del 2011 dello stesso Baron Cohen, che aveva mostrato come somministrando dosi di testosterone a alcune ragazze la loro capacità di leggere le emozioni altrui (un test noto come Rmet) diminuisse. Nella stessa ricerca si sosteneva la correlazione tra la proporzione delle dimensioni del secondo e del quarto dito (2D:4D) con la sensibilità al testosterone. Peccato che lo studio sia statisticamente poco significativo, avendo coinvolto solo 16 giovani donne.

Per ovviare al problema, i ricercatori hanno effettuato due studi randomizzati controllati su campioni di individui maschi molto più ampi (in totale le persone coinvolte sono state 643).

Nel primo esperimento gli scienziati hanno misurato i livelli basali di testosterone a 243 volontari e hanno effettuato metà del test Rmet, lo stesso utilizzato da Baron Cohen nel 2011. Poi hanno somministrato in modo randomico una dose di testosterone o di placebo sotto forma di gel applicato su una spalla e hanno chiesto ai volontari di ultimare il test Rmet. Il secondo esperimento si è svolto in maniera analoga al primo ma su 400 persone e somministrando testosterone o placebo per via nasale. A tutti i volontari è stata misurata la proporzione 2D:4D.

I risultati ottenuti sembrano assestare un duro colpo alla teoria del cervello maschile estremo“La nostra ricerca mostra che non esiste una relazione causale tra i livelli di testosterone e la capacità di comprendere i pensieri e i sentimenti degli altri, la cui compromissione è un tratto distintivo dei disturbi dello spettro autistico”, ha spiegato Amos Nadler, uno degli autori dello studio.

Tuttavia, sebbene molto ampio e ben costruito, anche questo studio ha dei limiti. Per esempio non valuta direttamente il tratto autistico e si limita a considerare l’effetto di una singola dose extra di testosterone su maschi adulti, ma non dice nulla sugli effetti sulle femmine.

Gli stessi autori ammettono che anche se non ci sono prove il testosterone influisca in modo diretto e lineare sull’empatia, non è detto che non abbia nessun effetto, ma l’azione potrebbe essere più complessa di quanto finora ipotizzato.

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