(Photo by Smith Collection/Gado/Getty Images)

Anche Amazon blocca l’uso delle sue tecnologie di riconoscimento facciale da parte della polizia. Dopo la decisione presa da Ibm di non fornire più la sua tecnologia di riconoscimento facciale per scopi di sorveglianza, anche il colosso dell’ecommerce ha deciso di vietare per un anno l’uso del suo software Rekognition alla polizia.

Nell’annuncio, il gigante di Seattle, che proprio con Rekognition è tra i principali fornitori di tecnologie per il riconoscimento facciale in dotazione a centinaia di commissariati di polizia americani, precisa che la decisione riguarda esclusivamente le forze dell’ordine. Altre organizzazioni che usano quel software per combattere contro la tratta di esseri umani e indagare in particolare sul traffico di minori, invece, potranno continuare a usufruirne.

L’azienda fa anche sapere di essere pronta a collaborare con le istituzioni affinché si trovino norme governative più rigorose sull’uso etico delle tecnologie di riconoscimento facciale, e, negli ultimi giorni, sembra che il Congresso sia pronto per raccogliere la sfida”, si legge ancora nella nota pubblicata. Anche in questo caso, quindi, come per la lettera indirizzata al Congresso da parte dell’amministratore delegato di Ibm, Arvind Krishna, la compagnia si dichiara pronta ad aiutare per la stesura di un quadro normativo più chiaro e trasparente che regolamenti l’uso di queste tecnologie.

E la scelta di Amazon può anche essere legata ai timori da parte di molti attivisti che nelle ultime settimane sono scesi nelle strade di molte città americane per sostenere le manifestazioni del movimento Black Lives Matter, nato per combattere le forme di razzismo e le violenze delle forze dell’ordine nei confronti della comunità afroamericana. I gruppi per i diritti civili temono ora che proprio le tecnologie di riconoscimento facciale come Rekognition possano essere usate dalla polizia per identificare i manifestanti.

Inoltre, proprio il software prodotto e commercializzato da Amazon,  era stato al centro di molte polemiche negli anni scorsi, anche da parte dei dipendenti stessi della compagnia, a causa della sua poca accuratezza, e aveva suscitato molti dubbi relativi al fatto che gli algoritmi mostrano in certi casi risultati che sono spesso il frutto di pregiudizi razziali che si manifestano nella fase di addestramento delle tecnologie di riconoscimento facciale.

Ma non sono solo Amazon e Ibm a muoversi. Nei giorni scorsi anche alcuni dipendenti di Microsoft hanno deciso di sollecitare una presa di posizione da parte del colosso di Redmond nei confronti delle proteste in corso negli Stati Uniti. Come si legge su Engadget, infatti, oltre 250 dipendenti hanno scritto una lettera all’amministratore delegato Satya Nadella per chiedere che Microsoft annulli tutti i contratti attivi con il dipartimento di polizia della città di Seattle, in segno di protesta contro l’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine sui manifestanti.

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