(foto: Getty Images)

Neanche i giovani sono al sicuro dal coronavirus. Una nuova analisi dei tassi di mortalità per fascia d’età negli Stati Uniti ce lo schiaffa in faccia: +12mila decessi nella fascia d’età 25-44 anni solo da marzo a luglio 2020, rispetto alle stime fatte sullo stesso periodo negli anni precedenti. Un ritmo storico, lo definiscono gli autori, che, commentando la propria ricerca sul New York Times, ricordano che i giovani adulti non sono una priorità delle campagne di vaccinazione: per salvare più vite qualcosa deve cambiare nella comunicazione del rischio pandemico.

I ricercatori (tutti esperti mondiali, tra cui spicca Rochelle P. Walensky che è stata scelta dal presidente eletto Joe Biden per dirigere i Cdc) hanno raccolto i dati di mortalità del 2020 disponibili per tutto il territorio degli Stati Uniti, confrontandoli con quelli stimati sulla base degli anni 2015-2019. Secondo i calcoli ci sarebbero quasi 12mila morti in più del previsto tra i giovani adulti fino a luglio di quest’anno.

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(tabella: Jeremy Samuel Faust et l, 2020)

Tutti per cause connesse a Covid-19? Non è possibile stabilirlo con certezza, ammettono gli autori, che però si dicono convinti che la forza trainante per queste morti in eccesso sia la Covid-19. A guardare i report ufficiali, solo il 38% di questo eccesso è stato registrato come conseguenza dell’infezione da coronavirus, mentre – al netto degli incidenti e delle morti per overdose (che sono aumentate anch’esse nello stesso periodo) – il resto rimane senza spiegazione, forse per l’impossibilità di testare tutti durante l’emergenza sanitaria.

Walensky e colleghi fanno inoltre notare che l’eccesso di mortalità non è equamente distribuito nella fascia di popolazione tra i 25 e i 49 anni: a morire di più sono stati gli afroamericani e i latinoamericani. Un riflesso forse delle posizioni socio-economiche: coloro che svolgevano lavori considerati essenziali non hanno potuto godere dei benefici del lockdown e su di loro il virus ha colpito più duramente.

Alla luce di questo incremento storico, anche se i decessi conseguenti a Covid-19 nei giovani adulti sono solo il 3% del totale, secondo gli autori è pericoloso continuare a lasciar passare il messaggio che i giovani non debbano preoccuparsi di ammalarsi in prima persona. L’arrivo dei vaccini potrebbe essere addirittura in qualche modo controproducente per questa fascia di popolazione, che in questa fase non sarà coinvolta nelle campagne di immunizzazione: sono necessari dei cambiamenti nella comunicazione del rischio perché i giovani adulti acquisiscano in fretta maggiore consapevolezza e continuino ad attuare comportamenti volti alla prevenzione del contagio.

Perché l’obiettivo ora, concludono gli esperti, non è più appiattire la curva e evitare il collasso dei sistemi sanitari. “Coi vaccini le nostre politiche e le nostre scelte individuali, insieme, possono salvare un numero molto maggiore di vite.

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