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Un altro vaccino contro il nuovo coronavirus supera i test di sicurezza. La rivista Lancet ha appena pubblicato i risultati delle fasi 1 e 2 della sperimentazione clinica del cosiddetto vaccino di Oxford, quello a cui ha partecipato anche la biotech italiana Irbm e già prenotato anche dal governo italiano. Il candidato d’Oltremanica promette bene: gli effetti collaterali riscontrati non sono gravi e la quasi totalità dei volontari ha sviluppato anticorpi neutralizzanti e cellule T specifiche. Tuttavia, sottolineano gli stessi ricercatori, le verifiche non sono finite: bisogna allargare il campione di popolazione e raccogliere dati anche sul lungo periodo per capire se l’immunità conferita dal vaccino sia sufficiente a proteggere dall’infezione e per eventualmente per quanto tempo.

Il vaccino di Oxford

ChAdOx1 nCoV-19 è il candidato vaccino contro Sars-Cov-2 sviluppato dall’università di Oxford in tempi record. Gli scienziati hanno utilizzato un adenovirus (della famiglia di quelli che causano comuni raffreddori) modificato in laboratorio per esprimere la proteina spike del nuovo coronavirus e perché non sia in grado di replicarsi nell’ospite. La sua somministrazione dovrebbe insegnare al nostro sistema immunitario a riconoscere la proteina spike estranea e a reagire velocemente qualora il vero virus tentasse di infettarci.

La tecnologia utilizzata è simile a quella impiegata per altri candidati vaccini, come quello cinese sviluppato dalla CanSino Biologics o quello russo (di cui però si sa poco).

Lo studio

Come descritto su Lancet, i ricercatori britannici hanno condotto un trial di fase 1/2 in cieco randomizzato controllato in 5 centri nel Regno Unito. I volontari coinvolti sono stati in totale 1.077, tutti adulti sani tra i 18 e i 55 anni che non hanno mai contratto Sars-Cov-2 in precedenza.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale: metà ha ricevuto il vaccino sperimentale, l’altra metà una dose di MenACWY (un vaccino antimeningococcico coniugato) per iniezione intramuscolare.

10 partecipanti, poi, hanno ricevuto anche una seconda dose di ChAdOx1 nCoV-19 dopo 28 giorni.

I risultati

Per i ricercatori il vaccino anti-coronavirus ha un profilo di sicurezza accettabile, che lo rende idoneo a proseguire nella sperimentazione. Più della metà dei partecipanti ha mostrato effetti collaterali come mal di testa, brividi, dolori muscolari e febbre, ma di lieve entità e che possono essere ben controllati con paracetamolo.

Per quanto riguarda la risposta immunitaria, il candidato vaccino ha stimolato la produzione di cellule T specifiche e di anticorpi di tipo IgG (quelli che formano la memoria immunitaria), che hanno raggiunto il picco rispettivamente dopo 14 e 28 giorni dalla prima iniezione. Nelle 10 persone che hanno ricevuto una seconda dose di vaccino la risposta immunitaria si è ulteriormente rafforzata.

Gli scienziati hanno riscontrato la presenza anche di anticorpi neutralizzanti contro il nuovo coronavirus nel 91% dei campioni testati (35) dopo una singola dose di vaccino, e nel 100% dei campioni dei volontari che hanno ricevuto anche la seconda dose.

Speriamo che questo significhi che il sistema immunitario ricorderà il virus, in modo che il nostro vaccino protegga le persone per un lungo periodo”, ha dichiarato Andrew Pollard, autore principale dello studio di Oxford. “Tuttavia, abbiamo bisogno di ulteriori ricerche prima di poter confermare che il vaccino protegge efficacemente dall’infezione SARS-CoV-2 e per quanto tempo dura qualsiasi protezione”.

Che cosa manca

Questi dati secondo gli autori della ricerca sono molto promettenti: un buon punto di partenza per confidare nella sicurezza e nell’efficacia del vaccino. Tuttavia non bisogna precorrere i tempi, già – ricordiamolo – terribilmente accelerati rispetto agli standard dell’era pre pandemia.

I dati della sicurezza devono essere aggiornati sulla base dei risultati che si otterranno ampliando il campione di popolazione a cui verrà somministrato il vaccino, soprattutto per quanto riguarda l’effetto della seconda somministrazione (10 persone sono molto poche).

Informazioni sull’efficacia, invece, si avranno nel medio e lungo periodo. In particolare alcune domande rimangono ancora senza risposta: l’immunità conferita dal vaccino è sufficiente a prevenire l’infezione? E se sì, per quanto tempo?

Per questo la fase 3 del trial già preannunciata prevede il coinvolgimento su larga scala di persone tra Regno Unito, Brasile e Sudafrica, mentre negli Stati Uniti il programma è di testare il vaccino a partire dalla fine dell’estate su 30mila persone.

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