Due ragazzi di 15 e 11 anni al lavoro in una miniera di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo. (foto: Sebastian Meyer /Getty Images)

Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla sono state nominate come imputati in una causa intentata a Washington dal gruppo no-profit per i diritti umani International Rights Advocates. La causa in questione è stata portata avanti per conto di 14 famiglie della Repubblica democratica del Congo e accusa i giganti tecnologici di essere complici della morte e delle gravi lesioni di bambini che, stando ai documenti portati a supporto dell’iniziativa legislativa, lavoravano nelle miniere di cobalto che i big del tech usano nelle loro catene di approvvigionamento.

Il cobalto è un elemento chimico usato in molte leghe impiegate nel campo tecnologico, e in particolare è essenziale per alimentare le batterie al litio ricaricabili che si trovano nella stragrande maggioranza dei prodotti venduti da queste aziende.

Le 14 famiglie chiedono il pagamento dei danni causati dal lavoro forzato, e un ulteriore risarcimento aggiuntivo per l’arricchimento che queste compagnie hanno portato a compimento sulle spalle della popolazione locale. Infatti la causa sostiene che Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla abbiano aiutato le compagnie minerarie che si servono del lavoro minorile traendone profitto. I bambini sfruttati sarebbero stati costretti a lavorare in condizioni pericolose – che in alcuni casi hanno causato gravi lesioni e la morte di alcuni piccoli lavoratori – venendo pagati poco più di 2 dollari al giorno.

Secondo quanto riferisce The Guardian, questa è la prima volta che una società tecnologica si trova ad affrontare un contenzioso legale di questa portata.

I documenti in possesso del tribunale identificano la compagnia mineraria britannica Glencore come la principale responsabile dello sfruttamento minorile. La stessa compagnia avrebbe rapporti indiretti con i giganti della tecnologia, poiché il prodotto delle estrazioni minerarie finiva, dopo una serie di passaggi intermedi, nelle batterie del già citato novero di aziende nordamericane.

Microsoft, Dell e Apple, raggiunte per un commento hanno risposto che indagheranno sulla condotta dei loro fornitori nella Repubblica democratica del Congo. Tali controlli però, secondo i documenti del tribunale, non sarebbero mai stati fatti esaustivamente in precedenza, nonostante le suddette aziende avessero l’autorità e le risorse per verificare che la loro catena di approvvigionamento di cobalto fosse regolare e priva di violazioni. Purtroppo, come scrive il Guardianl’incapacità di farlo ha contribuito alle morti e alle lesioni subite dei loro clienti”.

Ecco la replica di Apple:

Apple è profondamente impegnata nell’approvvigionamento responsabile dei materiali che entrano nei nostri prodotti. Abbiamo guidato il settore stabilendo gli standard più severi per i nostri fornitori e lavoriamo costantemente per alzare il livello di qualità per noi stessi e per il settore. Nel 2014 siamo stati i primi a cominciare a mappare la nostra filiera del cobalto fino alle miniere, e dal 2016, abbiamo pubblicato ogni anno un elenco completo delle raffinerie di cobalto identificate, il 100% delle quali partecipa a audit indipendenti di terze parti. Se un raffinatore non è in grado o non è disposto a soddisfare i nostri standard, sarà rimosso dalla nostra catena di fornitura. Abbiamo rimosso 6 raffinerie di cobalto nel 2019“.

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