Due mesi fa quasi tutta la crypto community australiana era in fiamme a seguito della nuova legge che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2020.

La legge impedirebbe qualsiasi tipo di pagamento in contanti al di sopra dei 10.000 AUD in assenza di una terza parte che faccia da vigilante. In sostanza, ciò che il governo vorrebbe attuare è un sistema di pagamento ancora più centralizzato nel Paese per impedire l’esecuzione di qualsiasi pagamento senza che il governo ne sia a conoscenza.

Questo naturalmente riguardava la crypto community locale poiché la blockchain si basa fondamentalmente su questo valore di trasparenza, al fine di essere il più possibile decentralizzata. Per questo motivo la preoccupazione era relativa al fatto che il prossimo obiettivo del governo poteva diventare quello di limitare le transazioni crypto.

Fortunatamente, però, la Tesoreria dello Stato ha dichiarato che le crypto sono esonerate da questa legge.

Perché sono state escluse le criptovalute?

Il memorandum che è stato rilasciato dalla Tesoreria dice che le criptovalute rappresentano solo una piccola parte dell’economia australiana e il numero di pagamenti. Pertanto non si è ritenuto assolutamente necessario imporre alcun tipo di restrizione a causa del rischio di danneggiare il settore in crescita.

Naturalmente, però, questo è accaduto semplicemente perché le criptovalute vengono scambiate solo attraverso piattaforme digitali, rendendo più facile per il governo rintracciarle indipendentemente dal fatto che vi sia o meno un limite massimo di liquidità.

Il cash-cap sarà utile per le crypto?

Citando Mark Belsey di Playamo Australia:

“La maggior parte delle transazioni crypto che avvengono all’interno del Paese hanno a che fare con l’industria del gaming. Se si considera che l’Australia ha una delle maggiori percentuali di popolazione che gioca d’azzardo su base giornaliera è facile intuire il motivo per cui alcuni passerebbero alle criptovalute”.

Ma adesso, dato che le operazioni di pagamento in contanti avranno un limite massimo, i cittadini possono effettuare depositi in crypto su queste piattaforme e incassarle nuovamente attraverso terze parti.

Belsey ha anche aggiunto:

“Ogni compagnia autorizzata in Australia è consapevole di questa possibilità e collaborerebbe con le autorità locali per prevenire qualsiasi tipo di riciclaggio di denaro sporco che si verifichi sui siti di gioco”.

A prescindere da come la si guarda, quella piccola percentuale dell’economia australiana occupata dalle crypto potrebbe espandersi, costringendo infine il governo a ripensare la propria decisione.

Cosa succederebbe se le criptovalute fossero incluse nella legge?

Come già accennato, il disegno di legge consiste nel creare un divieto di pagamenti in contanti superiori a 10.000 AUD che non implichino l’intervento di società terze come le banche che possono fornire un assegno e fornitori di pagamento in grado di confermare la legittimità dell’operazione.

AUD 10.000 (USD 6.900) non equivale nemmeno a 1 BTC all’attuale prezzo di mercato, il che naturalmente ostacolerebbe lo sviluppo del mercato crypto in Australia.

Tuttavia, al momento dell’esclusione, le criptovalute sembrano essere atterrate sul lato positivo dei legislatori australiani, poiché il memorandum afferma chiaramente il sostegno e l’interesse per la blockchain.

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