(foto: TF-Images/Getty Images)

Si chiama favipiravir, nome commerciale Avigan, ed è stato il protagonista assoluto di entusiasmi, dubbi e polemiche di questo terzo weekend di isolamento. Si tratta di un farmaco antinfluenzale, diventato famoso dopo la diffusione di un video su Facebook di un farmacista italiano, nel quale racconta come in Giappone si stia trattando il nuovo coronavirus con la somministrazione di questo medicinale, che avrebbe la capacità di fermare lo sviluppo della Covid-19, se presa in tempo. E mentre Luca Zaia, presidente della Regione Veneto ha annunciato di essere pronto a far partire la sperimentazione di favipiravir / Avigan anche in Italia, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) si è mostrata dubbiosa a riguardo, affermando che ci sono scarse prove scientifiche sulla sua efficacia e riferendo che la sua Commissione tecnico-scientifica si riunirà in giornata per valutare in modo più approfondito le evidenze disponibili per questo farmaco.

L’Avigan è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Secondo quanto riferisce il farmacista nel suo video, il farmaco, se somministrato in tempo e quindi ai primi sintomi del coronavirus, sarebbe in grado di fermare lo sviluppo della Covid-19 nel 90% dei casi. Un dato questo che ci potrebbe far pensare a un medicinale miracoloso, e alla disponibilità, quindi, di un’arma potentissima in grado di curare finalmente i pazienti con Covid-19. Ma per il favipiravir non ci sono sufficienti prove che ne dimostrino la reale efficacia.

Come precisa una nota appena diffusa dall’Aifa, infatti, il farmaco non è autorizzato né in Europa, né negli Stati Uniti e a oggi non esistono studi clinici pubblicati sulla sua efficacia e sicurezza nel trattamento del nuovo coronavirus. Finora, sono disponibili solo dati preliminari, non ancora sottoposti a revisione di esperti, di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave, con non più di 7 giorni di insorgenza. Questa ricerca ha confrontato l’Avigan con l’antivirale lopinavir/ritonavir, anche questo non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19, in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol. “Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici, mancano dati sulla reale efficacia nell’uso clinico e sulla evoluzione della malattia”, afferma l’Aifa. “Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti”.

Dopo il video di Facebook diventato virale, Zaia ha annunciato l’intenzione di avviare una sperimentazione del farmaco Avigan anche in Italia. L’Aifa, da parte sua, ha tenuto a precisare che la Commissione tecnico-scientifica rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione per poter assicurare le migliori opzioni terapeutiche per la Covid-19 sulla base di solidi dati scientifici. “Si ribadisce che Aifa è costantemente impegnata a tutelare la salute pubblica, a maggior ragione in un momento di emergenza come quello attuale, dando informazioni puntuali e aggiornate sulle evidenze scientifiche e, nell’esortare a non dare credito a notizie false e a pericolose illazioni, si riserva il diritto di adire a vie legali ove opportuno”, si legge nella nota.

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