Missione raggiunta per B-Pioneers, la prima hackathon promossa da Biogen con Wired per lo sviluppo di soluzioni innovative in grado di creare un impatto positivo per le persone affette da Sma, l’atrofia muscolare spinale.

Al termine di un’intensa due giorni, tra venerdì 8 e sabato 9 novembre, il team B-Scrappers si è imposto nella competizione che metteva in palio per i vincitori un premio da 20mila euro.

Dopo un inteso round di pitch, che ha visto i cinque team concorrenti presentare le proposte sviluppate in una maratona durata 24 ore, a trionfare è stata un’idea che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che spesso i fisioterapisti incontrano nel loro lavoro con i bambini con Sma. Così l’attività fisioterapica diventa un gioco e, allo stesso tempo, un sistema di rilevazione di dati utili per l’analisi qualitativa e l’eventuale correzione dell’attività in corso.

Una vittoria all’unanimità, quella decretata dalla giuria dell’hackathon, guardando a diversi criteri, compreso il potenziale sviluppo sul lungo termine. Il brief della competizione richiedeva ai partecipanti di immaginare di collaborare con Biogen per sviluppare una soluzione all’avanguardia basata sulle tecnologie più avanzate attualmente a disposizione, capace di generare un impatto concreto su rapporto medico-paziente, tempo libero, socialità e relazioni personali, vita domestica o comunicazione.

Il team di B-Scrappers ha deciso di utilizzare la tecnologia per aiutare i bambini affetti da Sma a vivere meglio la fisioterapia, con una linea di giochi che sfrutta l’intelligenza artificiale per portare il soggetto a elaborare le azioni come in normale gioco di ruolo. Il primo prodotto concepito, in questo set di giochi, è Be-Wizard, che permette di entrare in relazione con gli oggetti sullo schermo. Il fisioterapista può intervenire sul gioco grazie a una dashboard, per spingere il giocatore a fare delle azioni. I parametri biomeccanici vengono registrati dal Kinect; mentre, grazie a un saturimetro, sono rilevati i parametri biometrici.

(foto: Franco Russo)

Niente vittoria, ma molti elogi anche per gli altri quattro team in corsa. SmaSa, con la sua proposta di un modulo tech per favorire, nel momento della doccia, l’autonomia dei soggetti con Sma; SmaAir, la piattaforma per intervenire tempestivamente in caso di crisi respiratoria che sfrutta anche il cloud; Brain Computer Interface, con SmaArt wave, una soluzione che utilizza lettori Eeg per interfacciare il paziente con l’ambiente esterno; Relazione aumentata, con il dispositivo di condivisione esperenziale Sam per i malati di Sma di tipo1, per far interagire il soggetto attraverso dei sensori applicati a un visore.

Per i trenta partecipanti, il percorso verso le idee da sviluppare è cominciato prima dell’hackaton stessa; hanno infatti compreso meglio le necessità dei pazienti affetti da malattie neuromuscolari, grazie a un incontro con gli operatori del centro clinico Nemo e, venerdì 8 novembre, nell’ambito dell’evento di Wired con Biogen hanno ascoltato gli interventi di Cristina Pozzi, fondatrice di Impact School, Massimo Temporelli, presidente e fondatore di TheFabLab, Marco Annoni, responsabile supervisione etica Fondazione Veronesi e Victor Savevski, chief digital officer Humanitas Healthcare.

Gli speaker di B-Pioneers hanno coinvolto la platea e i partecipanti in un viaggio tra i nuovi trend tecnologici, in particolare al servizio dell’healthcare, e le inedite sfide che l’innovazione pone anche dal punto di vista etico. Sul campo, in fase di sviluppo, gli innovatori hanno potuto contare sull’aiuto di mentor e sui mezzi di  TheFabLab per lo sviluppo di prototipi e proof of concept.

Come in ogni hackathon che si rispetti, i giovani innovatori hanno preso coscienza dei grandi margini che il mondo dell’healthcare offre a chi vuole essere pioniere. Il momento è quello propizio perché, come sottolineato in particolare da Savevski, molti stigma sono caduti sul fronte dell’health care, e tanto hanno contribuito in questo senso i dispositivi wearable, già a partire da un’ottica wellness. Per chi vuole innovare, molte sono le aree: dal patient empowerment alla biometric data acquisition, dalla medicina personalizzata alle assicurazioni, e poi il clinical e l’admin workflow.

B-Scrappers vince B-Pioneers, hackathon per l’atrofia muscolare spinale di Biogen, con una piattaforma di gioco per la riabilitazione
(foto: Franco Russo)

Anche nel campo dell’healthcare, ci si confronta però con la forte accelerazione del mondo che viviamo e che, come spiegato da Pozzi, attraverso la rivoluzione dei dati, “cambia anche il modo in cui guardiamo sempre più l’essere umano, anche ai fini della cura, del miglioramento della vita e della longevità. Forse anche oggi viviamo soprattutto un cambiamento di prospettiva”.

Se grandi sfide sono aperte, grandi innovazioni sono potenzialmente alla portata, come è stato qualche secolo fa per la stampa, o per il web alcuni decenni orsono. Ma bisogna saper essere pionieri. Un’attitudine che equivale, come sottolineato dall’amministratore delegato di Biogen Giuseppe Banfi: “Da sempre siamo un’azienda che promuove innovazione e siamo fortemente impegnati a proporre iniziative e soluzioni che possano migliorare la qualità di vita delle persone, al di là delle terapie. Per questo abbiamo deciso di lanciare un’hackathon, con l’obiettivo di raccogliere nuovi spunti di riflessione e favorire la contaminazione di idee, rinnovando il nostro impegno nella ricerca di servizi e soluzioni per migliorare e facilitare la gestione della malattia in quegli aspetti che vanno oltre le terapie. Ci piacciono le grandi sfide, per questo siamo orgogliosi di aver contribuito a creare un momento in cui grandi talenti hanno potuto dare il meglio di sé nello sviluppare delle soluzioni che possono fare la differenza nella vita delle persone con l’atrofia muscolare spinale”.

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