Redatto da Oltre la Linea.

La crisi del governo gialloverde ha avuto il suo culmine ed il suo apice nella giornata di ieri, 20 agosto 2019, presso il Senato della Repubblica. In questa occasione, per diverse ore, sono stati chiamati a parlare presso l’Aula di Palazzo Madama il Presidente del Consiglio, i vicepremier e diversi Parlamentari e Senatori della Repubblica.

Come molto osservatori hanno osservato, la gazzarra parlamentare è stata accesa, dispendiosa, molto spesso coronata da toni non proprio istituzionali, per utilizzare un eufemismo. Spettacolarizzata come un talk show. Tuttavia, nonostante la mancanza di formalità in molti elementi che vi hanno dato vita, è quanto mai necessario immergersi nel dedalo delle loro parole, andare al di là della forma discutibile e guardare la sostanza che giace dietro di essa.

Il primo a disquisire di questa crisi – nata non solo per faglie interne, ma anche per non indifferenti pulsioni del contesto internazionale – è stato l’oramai ex Presidente del Consiglio, il dimissionario Giuseppe Conte. L’«avvocato del popolo» ha mantenuto la sua usuale “tranquillitas animi” nel proprio discorso, il quale tuttavia ha evidenziato, al di là della forma impeccabile e dello stile pregevole e benemerito, dei contenuti molto preoccupanti sulle questioni fondamentali.

Oltre ad aver pronunciato un’arringa di accuse cospicue (politicamente parlando) nei confronti del proprio Ministro dell’Interno – un’azione che, ad esempio, decenni addietro Bettino Craxi non si sarebbe mai sognato di riservare a uomini della propria maggioranza, pur di diverso partito, come Andreotti o Forlani -, ha proseguito il proprio intervento con una lode dell’Unione Europea, nella quale si cela un’accusa altrettanto palese verso il concetto di sovranità.

Del resto, le sue parole sono state chiare: «Anche sull’Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A questa crisi non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant’anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo, restituendo ad esso piena capacità attrattiva».

Bagnai risponde a Conte e mostra i veri motivi della crisi

Conquiste che, certamente, non sono state dell’Italia, la quale si è ritrovata con una moneta troppo forte per la propria economia, imprigionata in regole di bilancio lesive ed assurde, costretta alla competizione e non alla cooperazione. Ha perso circa il 25% della propria produzione industriale, ha visto distrutta la propria domanda interna (come ammesso da Mario Monti), ha subito un’emigrazione da dopo-guerra, è stata attaccata su più fronti dai cosiddetti partner (invero, competitor) ed è stata costretta a deprezzare il lavoro ed a fare avanzo primario per ripagare gli interessi sul debito da lei non più controllato. Tanto ancora si potrebbe dire, ma non è questa la sede. Sia bastevole ricordare lo studio del think tank tedesco CEP su vincitori e sconfitti dell’euro. Pleonastico ribadire dove si trovi l’Italia.

Come abbiamo già evidenziato, è questa sostanza a dover essere analizzata e presa in esame, piuttosto che la forma elegante, signorile, garbata e forbita. Ci ha pensato Matteo Brandi, blogger vicino ad Oltre la Linea, a fare il punto in questo senso, con una sua riflessione condivisa sui social:

«Può dirvi che le sovranità degli Stati non contano più. E voi applaudirete, se ve lo dirà con garbo. / Può dipingere l’Europa come imprescindibile, solo imperfetta. E voi lo acclamerete, se azzeccherà tutti i congiuntivi. / Può ammonire tutti sul pericolo dello Spread e dei Mercati. E voi godrete come matti, se il suo tono sarà pacato. / Può accostare l’idea di sovranismo alla figura di un sovrano. E voi invocherete il suo nome, se nel discorso butterà dentro una citazione colta. / Può tacciare come pericoloso e irresponsabile l’andare a votare spesso. E voi salterete dalla gioia, se nel dirlo non si scomporrà minimamente. / Può indicare una come Ursula Von Der Leyen come la stella polare da seguire. E voi vi scioglierete come neve al sole, se lo farà in italiano perfetto. / Può ricevere scroscianti applausi e un tifo da stadio dal Partito Democratico. E voi esulterete come in curva se, alla fine di un simile discorso, saluterà tutti con stile. / A quanto pare non vi preoccupa la lama che vi sta spuntando dal petto. Perché, in fondo, ha proprio una bella forma».

Bagnai risponde a Conte e mostra i veri motivi della crisi

In Senato, al di là della risposta di Matteo Salvini, la più ficcante replica è stata quella di Alberto Bagnai, illustre economista anti-euro e Senatore della Lega. La sua qualità oratoria, infatti, è stata accompagnata da un’onestà intellettuale che ha nettamente elevato il livello del dibattito, che sino a quel punto era giunto zoppicante e claudicante. Un intervento che merita di essere anatomizzato, anche per comprendere meglio i crismi di questa crisi di governo.

«Signor Presidente del Consiglio, intervengo con una certa amarezza in questa sede, ma questo non deve impedirmi di essere molto franco». Un incipit pacato ma galoppante al contempo, che sin da subito ha fatto trasparire che sarebbero volate scintille sulle grandi tematiche che hanno spesso condotto al bisticcio la maggioranza di governo. E così è stato.

Bagnai ha ribadito i propri impegno e dedizione profusi per l’azione dei gialloverdi ed il bene dell’Italia, ai quali ha collegato un discorso che tenne proprio con il Presidente del Consiglio su un tweet di Claudio Borghi, il quale aveva espresso preoccupazione ancora nel dicembre del 2013 sulla conclusione dell’Unione Bancaria. Un tweet al vetriolo, in risposta all’allora premier Enrico Letta, che infatti così Bagnai ha enucleato: «Non avete capito quello che avete fatto. Vi correranno dietro con i forconi, e tiferò per gli inseguitori».

Bagnai risponde a Conte e mostra i veri motivi della crisi

L’obiettivo, ha sostenuto il Senatore, era con ciò dire che la Lega non avrebbe accettato di poter fare simili errori, poiché si sarebbero avuti, almeno in una parte della maggioranza, «degli economisti capaci di capire due anni prima cosa sarebbe successo due anni dopo». Parlamentarizzando questo dibattito economico e non lasciando il governo da solo, nella possibilità di azzardare scelte economiche (per l’appunto) avventate, quando non anche sbagliate del tutto.

Bagnai ho poi proseguito sostenendo che non è stata la Lega a principiare la crisi, quanto piuttosto coloro che hanno voltato le spalle all’ex premier medesimo in Aula. Una crisi di governo che non è “patologica”, bensì “fisiologica”, considerando la durata media delle legislature dalla nascita della Repubblica e della Costituzione italiana fra 1946 e 1948.

In seguito, è venuta la bordata più roboante, con ogni probabilità una delle scaturigini profonde di questa crisi:

«Quello che, secondo me, invece è un elemento di incoerenza – ed un elemento che, glielo devo dire, con un minimo di amarezza ma di franchezza, ha minato la mia fiducia – è che questo anelito verso la trasparenza non c’è stato in altre circostanze.

In particolare, non c’è stato nel negoziato con l’Europa. Io le ricordo che questa Camera ancora aspetta il testo della Riforma del MES, negoziato con opacità e senza il necessario coinvolgimento parlamentare. Nonostante gli sforzi che con lealtà so di aver profuso, sostenuto dai funzionari di questa Camera e sostenuto anche dalla mia Commissione.

E voglio ricordare che il trattato MES è un trattato che all’Italia è costato già più di 50 miliardi. Per quelli che – diciamo – si attardano sui costi della democrazia, dirò a spanne che è costato quanto far funzionare il Parlamento mezzo secolo. D’accordo? Ove mai a qualcuno desse fastidio far funzionare il Parlamento o magari chiamare le elezioni quando è necessario».

Bagnai ha poi rimembrato come il Presidente del Consiglio si fosse dimostrato dalla parte di un certo tipo di approccio finanziario nei mesi precedenti, quando sostenne che l’oro italiano era di proprietà di Banca d’Italia, quand’invece la stessa BCE aveva confermato che ne poteva essere soltanto la detentrice (due concetti giuridici ben differenti). Ed ha in seguito cercato di fare il punto sulle accuse provenienti dai social network, oggi come mai mezzo di analisi e lettura dei sentori dell’opinione pubblica.

Ha poi colto l’occasione per ribadire che il vero nucleo essenziale e pregnante di questa crisi non erano quisquilie varie, ma la Finanziaria: «Alle persone che ci accusano di tradimento, io voglio dire che la Finanziaria che un eventuale governo di responsabili potrà fare – “responsabili” si chiamano oggi gli ascari di Bruxelles, come sappiamo – non sarà molto peggiore di quella che sotto la sua guida saremmo stati costretti ad intestarci. Ed è questo il problema. Perché era stato molto esplicito su questo, per esempio, il ministro Tria: “Deficit molto contenuti”. E quindi fondamentalmente scordatevi un significativo taglio delle tasse. Questo era il fulcro della questione».

Indicazioni di linea politica che non erano state previamente discusse a livello parlamentare, cosa che Claudio Borghi aveva fatto notare, «segnatamente prendendosi il ruolo del poliziotto cattivo», ed al quale erano state risposte picche dall’altro vicepremier Luigi Di Maio, in una sua accusa rivolta alla Lega in maggio di costituire la nuova Tangentopoli. Quindi, con una Finanziaria di tal fatta – ha sottolineato il Professore – la Lega non sarebbe stata d’accordo.

Laddove servivano visione e coraggio, per il Senatore non ci sono stati. Se pure il Financial Times ha esortato l’UE a sbloccare le politiche fiscali, non sarebbe stato possibile «sostenere un governo più conservatore del Financial Times». Infatti, «Francia e Germania si apprestano a violare delle regole irrazionali, e noi siamo vittime di un approccio che ci vuole sempre, per un malinteso complesso di inferiorità, essere più realisti del re».

La conclusione è stata ancora più strabordante, giocata sullo stesso campo che Giuseppe Conte aveva evidenziato nel suo intervento: «Lei si preoccupa dello spread, ma lo spread non si preoccupa di lei. Cioè, il governo oggi è caduto e lo spread è sceso. Forse è caduto, non ho capito bene perché io sono nuovo del mestiere. Quindi questo vuol dire che, nella sua metrica, lei ha fatto la cosa giusta. Ecco, questo è uno dei miracoli europei».

Bagnai risponde a Conte e mostra i veri motivi della crisi

Dunque, Alberto Bagnai ha evidenziato con chiarezza quale sia stato, almeno dalla parte della Lega, il vero spartiacque di questa crisi. Una Finanziaria prona ai diktat europei, nella quale peraltro si giocano sia un eventuale incontro o scontro con l’UE, sia un eventuale incontro o scontro con gli USA, laddove Donald Trump sta preparandosi ad affrontare di petto il surplus commerciale tedesco, e con ciò stesso l’impalcatura strutturale europea.

Non è dato sapere quale sarà l’evoluzione delle vicende politiche italiane (governo di scopo? nuove elezioni? rimpasto dell’attuale maggioranza?), ma una cosa è certa: gli interessi, nazionali ed internazionali, che ci stanno dietro sono amplissimi e notevoli. L’intervento del Professore ha, quantomeno, cercando di allargare gli orizzonti di comprensione di questo sconquassante terremoto di metà agosto.

 

(di Lorenzo Franzoni)

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