(foto: Justin Paget via Getty Images)

Bambini e adolescenti con Covid-19 ma asintomatici o con pochi sintomi possono rimanere positivi al Sars-Cov-2 anche per 2 o 3 mesi. Lo mostrano due ricerche italiane che descrivono il caso di 30 bambini ricoverati a Como per disturbi neuro-psichiatrici che hanno contratto il nuovo coronavirus durante la pandemia. I due studi, pubblicati su Journal of Infection, sono coordinati da Enzo Grossi e Vittorio Terruzzi, rispettivamente il direttore scientifico e direttore sanitario di Villa Santa Maria, in provincia di Como. L’indagine mostra che durante il periodo in cui i bambini sono ancora positivi la carica virale (la quantità di rna virale presente) diminuisce ma non in maniera lineare, dato che oscilla durante tutto l’intervallo di tempo, rialzandosi e poi scendendo.

Alla vigilia della riapertura delle scuole, l’obiettivo degli autori è richiamare l’attenzione sull’importanza di misurare, oltre alla positività del virus, la carica virale del singolo paziente. In questo modo, infatti, si riesce a valutare quanto è contagioso e, come suggerito anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, si potrebbe evitare un isolamento troppo protratto e non necessario. 

Lo studio sulla carica virale

I ricercatori hanno documentato il caso di 30 bambini e ragazzi – 25 maschi e 5 femmine di età media 14 anni – ricoverati a Villa Santa Maria e risultati positivi (a volte asintomatici) al Sars-Cov-2 fra la fine di aprile e l’inizio di luglio 2020. Gli autori hanno analizzato l’andamento della carica virale e hanno osservato che in qualche caso il virus è rintracciabile attraverso il tampone per più di 2 mesi. Il tampone è stato ripetuto 1-2 volte a settimana insieme al monitoraggio della carica virale.

Chi inizialmente presenta dei sintomi ha anche una carica virale mediamente più alta. In questo caso il virus viene eliminato più lentamente dall’organismo e sparisce nel tampone con un tempo maggiore. Inoltre, i risultati mostrano la carica virale iniziale dei 25 maschi era in media più alta di quella delle 5 femmine: il campione d’indagine è piccolo ma questo dato può essere importante per ulteriori approfondimenti.

Positivo per 82 giorni

Uno dei due studi descrive il caso di un bambino di 9 anni con un disturbo dello spettro autistico e positivo al nuovo virus. Il piccolo non aveva sintomi rilevanti e non mostrava un coinvolgimento polmonare. Inizialmente, però, presentava una carica virale molto elevata, nonostante la forma lieve di Covid-19. In questo caso, prima che il tampone diventasse negativo sono trascorsi 82 giorni. Questo lungo periodo indica che tanto più la carica virale iniziale è elevata e tanto maggiore è il periodo in cui l’organismo elimina completamente il virus.

L’importanza della carica virale

La presenza di un tampone positivo non implica sempre che la persona sia contagiosa, come spiegano gli autori, che richiamano l’attenzione sull’importanza di misurare la carica virale. Sotto le 10mila copie di rna virale, precisano, non c’è essenzialmente il rischio di contagio. “Dati questi risultati”, scrivono gli autori nelle conclusioni del primo studio, “l’indicazione dell’Oms riguardo alla conclusione dell’isolamento di questi pazienti sembra ragionevole per evitare un carico sociale non necessario”. Nel secondo studio – quello che documenta il caso del bimbo positivo per 82 giorni – gli autori di nuovo concludono che “un monitoraggio attento con test della carica virale ripetuti regolarmente è importante per stabilire la durata dell’infettività che, come suggerito da recenti studi, può essere considerata nulla solo con valori della carica virale superiori a 34”.

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