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Una pratica vecchia di oltre un secolo sembra aiutare le persone colpite da Covid-19 a riprendersi dalla polmonite. Un team della Emory University ha utilizzato bassi livelli di radiazioni per ridurre l’infiammazione dei polmoni, proprio come si faceva in era preantibiotica. Le radiazioni, sostengono i ricercatori, abbassano i livelli di citochine, migliorando le condizioni dei pazienti e accelerando il recupero. Sebbene i risultati della sperimentazione siano – a detta degli autori – molto forti, lo studio per ora ha coinvolto solo 10 pazienti, e pertanto dovrà essere approfondito. Il lavoro sui primi 5 pazienti è stato accettato dalla rivista Cancer, mentre i dati relativi all’intero trial sono disponibili in preprint su medRxiv.

Una delle sfide poste da Covid-19 è quella di trovare un trattamento efficace che consenta di migliorare tempestivamente la funzione polmonare dei pazienti ed evitare che richiedano l’intubazione o altre cure d’emergenza.

Mohammad Khan e i suoi colleghi, che si occupano in modo particolare di patologie oncologiche, hanno pensato fuori dagli schemi e si sono rivolti a una tecnica del passato per il trattamento delle polmoniti (e ancora utilizzata in alcuni frangenti clinici) attualizzandola. Hanno così applicato in un’unica soluzione bassi livelli di radiazioni sul polmone intero in 10 pazienti colpiti da Covid-19 che si trovavano in condizioni critiche ma senza ausilio del ventilatore. “La radioterapia – ha spiegato Khan – può ridurre l’infiammazione nei polmoni dei pazienti Covid-19 abbassando i livelli di citochine che causano l’infiammazione”.

Per valutare gli effetti delle radiazioni, i ricercatori hanno confrontato il tempo di recupero clinico, il miglioramento delle immagini radiografiche e dei parametri sierologici con quelli di altri 10 pazienti (paragonabili per condizioni di partenza e eventuali condizioni coesistenti) che hanno ricevuto trattamenti standard per la polmonite da Covid-19. I progressi dei pazienti sono stati poi seguiti per i successivi 28 giorni.

Dal confronto tra le due coorti sono emerse differenze significative: chi era stato trattato con bassi livelli di radiazioni, infatti, ha registrato un tempo (mediano) di recupero clinico di soli 3 giorni, contro i 12 dei pazienti di controllo. Anche il tempo (mediano) alla dimissione si è accorciato: 12 giorni contro i 20 dei pazienti di controllo. Diversi i tassi di intubazione: 10% per chi aveva ricevuto il trattamento sperimentale contro 40% della coorte di controllo. I pazienti irradiati, poi, mostravano un miglioramento più rapido dei referti radiologici, di parametri ematici e vitali.

Anche se la sensazione è positiva e gli autori sono ottimisti, lo studio rimane troppo piccolo per poter escludere che si tratti solo di una correlazione dovuta al caso. Occorrono altre indagini, e per questo, oltre a continuare lo studio di fase 2, hanno in programma di avviare un trial randomizzato e controllato a estendere a più centri clinici.

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