Ci eravamo detti di stringere i denti qualche settimana per goderci un Natale con una parvenza di normalità. Purtroppo i numeri ancora non sembrano permetterlo, e anche questa fine del 2020 sarà quindi all’insegna della prevenzione. Le norme di legge sembravano chiare (anche se paiono già in fase di revisione): con il Dpcm del 3 dicembre il governo aveva deciso di proibire gli spostamenti tra regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio 2021, di limitare gli spostamenti all’interno del comune di residenza il 24, 25 e 31, e di mantenere in vigore il coprifuoco serale dalle 22:00. Rispetto a pranzi natalizi e cene della vigilia il decreto non si riportano divieti, se non una generica raccomandazione a evitare di accogliere ospiti in casa durante le festività. Indicazioni specifiche sul sito del ministero della Salute (o di altri organi ufficiali) non se ne trovano, e il risultato è che in molti si trovano a chiedersi se, e come, si potrà festeggiare il Natale con i propri cari senza correre rischi. In mancanza di certezze, ovviamente, si passa al fai da te. E una delle soluzioni più gettonate sembrerebbe il tampone di Natale: un test prima dei festeggiamenti o delle partenze per ricongiungersi con i famigliari. Opzione scelta da molti italiani, almeno a giudicare dal boom di prenotazioni per test antigenici e molecolari delle ultime settimane, che non sembra però mettere d’accordo gli esperti. Perché? Si tratta davvero di una precauzione inutile? Proviamo a capirlo.

I limiti del tampone

Iniziamo parlando del test in sé. Lo scopo in questo caso non sarebbe quello di confermare un sospetto di positività, come accade di norma con i tamponi, ma piuttosto cautelarsi in vista dell’incontro con parenti più o meno anziani o a rischio. Tra i diversi esami diagnostici disponibili, quindi, quello antigenico è l’unica scelta ovvia, perché in grado di fornire un responso dell’ultimo minuto. È meno accurato di quello molecolare, ma ha comunque una sensibilità (probabilità che il risultato non sia un falso negativo) che raggiunge anche circa il 90% ed è ufficialmente considerato sufficiente per confermare la fine dell’isolamento per i pazienti e sospetti Covid. Il suo punto di forza comunque è la rapidità con cui si ottengono i risultati, disponibili già anche in soli 15 minuti, contro i diversi giorni necessari per processare un test molecolare con la Pcr. E nel caso di una verifica di sicurezza prima di incontrare qualcuno, è evidente che il test dovrebbe essere fatto più o meno a ridosso dell’incontro, perché nulla vieta che si contragga la malattia nei giorni successivi al tampone, rendendo di fatto inutili le premure nei confronti dei propri cari.

Il vero scoglio che impedisce di considerare il test un lascia passare è però il periodo di incubazione: quel lasso di tempo che trascorre tra il contatto con il virus e la sua replicazione a livelli rintracciabili dai test diagnostici. Prima di due o tre giorni dal contagio è infatti improbabile che un test (molecolare o antigenico che sia) riesca a individuare il virus, e quindi qualunque risultato negativo non può essere considerato affidabile al 100% (o 90% che sia), a meno di avere l’assoluta certezza di non essere entrati in contatto con Sars-Cov-2 nelle 48/72 ore precedenti. A questi limiti se ne aggiunge poi un ultimo, che è forse il principale motivo per cui non basterà un tampone per salvare il Natale degli italiani: le capacità di testare del paese non sono illimitate, e non è possibile sottoporre contemporaneamente ai controlli decine di milioni di persone. Anche per questo, promuovere eccessivamente il loro utilizzo in concomitanza delle feste sarebbe problematico, perché esporrebbe a inevitabili discriminazioni, e sottrarrebbe troppe risorse diagnostiche in un periodo in cui rimane importante poter individuare tempestivamente i pazienti positivi.

Le opinioni degli esperti

Poste le premesse appena fatte, quali conclusioni vanno tratte sull’utilità di un tampone di sicurezza in vista delle festività? Come accaduto spesso in questi mesi, cercare indicazioni nelle parole degli esperti è un esercizio sterile, perché le opinioni sembrano tante quante i virologi interpellati. Secondo Ilaria Capua, per esempio, il tampone va utilizzato in situazioni di emergenza, e non di convenienza, perché non ci sono scorciatoie: “più persone si muovono, più il virus circola e più persone finiranno in ospedale”, ha spiegato in diretta a L’aria di domenica, su La7. La prospettiva, in questo caso, sembra quella di un Natale da trascorrere in ascetico eremitaggio, almeno per chi non ha prole, compagni o conviventi. Simile anche l’opinione di Walter Ricciardi, consigliere personale del ministro della Salute, per il quale il tampone di sicurezza sarebbe addirittura pericoloso, probabilmente per il rischio che la falsa sicurezza di un test negativo porti le persone ad abbassare la guardia e trascurare le dovute norme di prevenzione (mascherine, lavaggio delle mani, distanziamento). “Se si ha il sospetto di esser entrati in contatto con un positivo si fa bene a farlo, ma fare il tampone a scopo cautelativo è pericoloso“, ha spiegato intervenendo a Un giorno da pecora, su RadioUno. “Bisognerebbe rimanere nel posto di residenza, non muoversi e magari rinviare la visita ai propri congiunti a gennaio. Bisognerebbe stare con persone di cui si conosce il comportamento nei giorni precedenti”.

Più possibilista sembrerebbe invece Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e neo assessore della Sanità pugliese: “Chiarito che si tratta di un filtro in più, che va comunque combinato con la valutazione che ognuno di noi può fare sui comportamenti che ha avuto e i rischi a cui si è esposto, il tampone antigenico qualora negativo non può dare la certezza della non positività – ha spiegato sulle pagine del MessaggeroUtile, ma non risolutivo. Tutto questo premesso, va eseguito a ridosso del giorno in cui avremo l’incontro con i familiari. Si riduce il periodo finestra”.

Sulla stessa linea anche il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, che nonostante le raccomandazioni del governo prende atto del bisogno di socialità degli italiani, invitando però alla precauzione. Prima dell’incontro con i parenti, quindi, il tampone “va fatto, assolutamente. Però bisogna essere consapevoli che il test non ti garantisce che sei negativo. Il virus potrebbe essere in incubazione o semplicemente potresti essere contagiato nelle ore successive”, ha dichiarato l’esperto in un’intervista, raccomandando alla prudenza: mascherine e distanze di sicurezza, cene e pranzi in non più di sei.

Che fare dunque a Natale?

Dichiarazioni a parte, pare evidente che i dubbi sull’opportunità di effettuare un tampone prima di incontrare i parenti a Natale siano legate principalmente al rischio che venga scambiato per un lascia passare, che azzera i rischi di contagio. Effettivamente le possibilità che il risultato del test non sia affidabile, per tutti i motivi già citati, sono concrete (se pur contenute), e quindi senza tenere fede alle prescrizioni in tema di prevenzione (mascherine, distanze, lavaggio delle mani) rischiamo di trasformare in tragedia un eventuale Natale in famiglia. Che fare dunque? Probabilmente la cosa migliore è affidarsi al buonsenso.

È sempre bene tenere a mente tutti i consigli sentiti negli scorsi mesi: arieggiare gli ambienti, sanificare il sanificabile, ridurre al minimo i commensali, mantenere le distanze e indossare le mascherine ogni volta che si corre il rischio di non rispettarle o al chiuso. Un tampone può rappresentare una precauzione in più, ma ricordiamo che non offre la certezza di non essere contagiosi. Il rischio zero in questa fase epidemica non esiste, se non (ovviamente) decidendo di rimanere chiusi a casa con i propri conviventi durante il periodo delle feste.

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