Cosa può nascere dall’incrocio tra un termovalorizzatore e un depuratore? Una piattaforma dedicata alla bioeconomia, in grado di produrre biometano, calore ma anche compost, bioplastiche e fertilizzanti naturali. Scenari dal prossimo futuro a Sesto San Giovanni, dove Gruppo Cap e Core spa hanno deciso di unire gli sforzi per riconvertire, in un’ottica sinergica, il sistema per la depurazione dei liquidi e l’impianto per la combustione dei rifiuti giunto a fine vita.

Per la monoutility guidata da Alessandro Russo, gestore del servizio idrico integrato appunto dell’area della Città metropolitana di Milano, è un altro capitolo nella più generale strategia che vuole partire dall’acqua per creare una rivoluzione basata sull’economia circolare, in grado di apportare valore ai territori e ai cittadini. Un obiettivo da raggiungere sondando, con numerose sperimentazioni, nuove vie all’utilizzo delle acque reflue ma che necessariamente passa anche dalla trasformazione tecnologica degli impianti.

A Sesto San Giovanni, si punta a creare quindi un nuovo hub green, che, anche grazie a un investimento da 47 milioni di euro, vuole essere più di una bioraffineria in grado di valorizzare scarti e acque reflue per produrre energia, ma un vero e proprio centro di stimolo che aprirà le sue porte anche a ricercatori e startupper. Due saranno i compiti delle linee produttive del nuovo termoimpianto: il trattamento dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque e il trattamento dei rifiuti umidi per produrre biometano.

Più energia ma meno impatto ambientale sul territorio, con riduzione dei fumi e delle emissioni del termovalorizzatore per una vera e propria piattaforma carbon neutral. L’economia circolare è una prospettiva, economica e culturale che piace al grande pubblico anche perché può esserne protagonista grazie a stili di vita proattivi e abitudini corrette, dal consumo allo smaltimento dei rifiuti.

Tuttavia, quando si tratta di impianti che sorgono su territori comunali, poter dire la propria ha un peso specifico diverso. Grazie a BioPiattaformaLab, cittadinanza, associazioni, gruppi e comitati locali hanno potuto esprimere la propria opinione sul progetto di Cap e Core, attraverso un percorso partecipativo strutturato e coordinato (presentato dai comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Cormano e Segrate a cui fa capo Core), partito in una fase in cui il progetto stesso era a uno stadio preliminare, quindi più soggetto a integrazioni e ripensamenti. Una vera e propria road map che, grazie a incontri e laboratori tematici a cui hanno partecipato esperti terzi ma anche tecnici delle società, è culminata nella stesura di un documento che sintetizza domande, dubbi e richieste. Ad accompagnare i cittadini nel percorso, una figura indipendente e autonoma e a coordinare il tutto, Nimby Forum, il think tank che aiuta, in tutta Italia, a gestire i processi partecipativi per progetti che si prestano a domande o contestazioni. A rendere più inclusiva tutta l’operazione, anche l’omonimo spazio virtuale biopiattaformalab.it che ha reso accessibili tutte le informazioni e i materiali tecnici anche in ottica trasparenza.

La prima fase del percorso si è conclusa lo scorso gennaio con la presentazione del report finale, mentre il 2 aprile scorso è stato presentato il documento congiunto che risponde alle molteplici questioni emerse.

Partecipare significa dire la propria, avanzare domande, ma anche costruire competenze: l’incontro dell’8 luglio ha permesso ai cittadini, e agli altri soggetti interessati, di capire come funzionano i Comitati consultivi e di monitoraggio (altrimenti noti come Residential advisory board), perchè tra le richieste dal basso c’è anche quella di individuare gli strumenti per monitorare le attività del nuovo impianto.

Il progetto definitivo che sarà sottoposto quindi al provvedimento autorizzativo unico regionale (Paur) sarà quindi il risultato di un iter complesso e che ha messo al centro anche i cittadini.

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