Poche ore fa è emersa una nuova rivelazione tra la battaglia legale in corso fra Bitfinex, Tether ed il Procuratore Generale di New York, iniziata lo scorso 24 aprile.

Il WSJ, infatti, aveva riportato che l’exchange Bitfinex aveva immesso sul mercato un maggior numero di token USDT per colmare un buco di ben 850 milioni di dollari. Nei giorni successivi era emerso poi che quei fondi in realtà erano presenti sui conti di Crypto Capital Corp, ma erano stati apparentemente congelati.

Stando alle novità emerse dagli atti giudiziari ottenuti da The Block, pare che Tether, società appartenente a Bitfinex che si occupa della gestione ed emissione dei token USDT, abbia ammesso di aver utilizzato alcuni dei fondi di riserva per effettuare investimenti in bitcoin e “altri beni.

Le ultime novità su Bitfinex e Tether

A seguito dell’ordinanza giudiziaria emessa dal NYAG nei confronti di Bitfinex e Tether lo scorso 24 aprile, il CEO dell’exchange – Jean Louis van der Velde – aveva risposto con un comunicato ufficiale, riportando la presenza di diverse imprecisioni e di affermazioni false.

Con il proseguimento delle indagini era poi emerso che Bitfinex aveva fondi sufficienti a coprire solo il 74% dei token USDT in circolazione.

Facendo un salto allo scorso 25 febbraio 2019, le indagini hanno evidenziato che in quella data Tether aveva aggiornato la propria homepage, ammettendo per la prima volta che le riserve includevano “valuta FIAT ed asset equivalenti, così come “altri asset e crediti derivanti da prestiti concessi da Tether a enti di terze parti“.

Prima di tale cambiamento, Tether ha sempre sostenuto che la stablecoin Tether fosse coperta al 100% da valuta FIAT. Sul sito web infatti, era riportato:

“Ogni token USDT è garantito  con rapporto 1 a 1 dalla valuta FIAT presente nelle nostre riserve”.

Tether ammette di aver utilizzato una parte dei fondi per comprare bitcoin

Stando a ciò che viene riportato da una trascrizione dell’udienza del 16 maggio ottenuta da The Block, David Miller, avvocato di Bitfinex, ha affermato:

“Prima dell’ordine del 24 aprile….. Tether ha effettivamente investito in strumenti che vanno oltre il contante ed equivalenti, compreso il bitcoin. Hanno comprato bitcoin”.

Durante l’udienza, il giudice della Corte Suprema di New York, Joel M. Cohen, ha messo in discussione la motivazione di tali investimenti, mettendo ben in evidenza il paradosso dell’investire una moneta stabile in un bene volatile come bitcoin per coprire una stable coin.

All’accusa Miller avrebbe risposto chiarendo che si è trattato di un piccolo importo. Non solo, Miller ha anche comunicato che le informazioni riportate sul sito web il 25 febbraio 2019 mettevano ben in chiaro che Tether non si appoggiava solamente ad una riserva di valuta FIAT, ma anche anche altri asset ed investimenti.

Dopo l’udienza del 16 maggio, il giudice ha emesso un’ingiunzione preliminare che ordina a Tether e Bitfinex di:

  • limitare l’accesso ai canali di credito sulle riserve in dollari detenuti da Tether;
  • negare la distribuzione dei dividendi derivanti dai fondi ricevuti da Tether ai dirigenti ed agenti di Bitfinex;
  • non falsificare i documenti originariamente richiesti dalla NYAG.

L’ingiunzione preliminare scade tra 90 giorni, anche se la NYAG può presentare un’ulteriore proroga di 14 giorni. Nel frattempo Bitfinex ha raccolto con successo un miliardo di dollari con la propria IEO del token LEO, il cui listing sull’exchange è avvenuto proprio ieri.

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