Redatto da Oltre la Linea.

Vicini a un blocco navale? Certamente siamo all’ennesimo punto cruciale dello scontro con le ONG. La notizia del Comitato nazionale ordine e sicurezza di schierare le navi della Marina Militare e di utilizzare i radar per monitorare le partenze delle imbarcazioni dalla Libia, ci conduce verso una fase ancora più delicata. Il Comitato, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha dunque fatto una scelta di campo che però deve ancora dare dimostrazione di diventare realmente operativa.

Senza essere fini esperti di azioni militari marittime, un blocco navale è infatti solitamente definito come “un’azione militare finalizzata a impedire l’accesso e l’uscita di navi dai porti di un Paese o di un territorio”.

Né Salvini, né il ministro della Difesa Elisabetta Trenta hanno ufficialmente parlato di “blocco navale” finora. Ma a naso l’impressione è che si tratti di pura dialettica, di questioni meramente terminologiche. Lo stesso ministro dell’Interno non ne ha fatto menzione né ieri sulla sua pagina Facebook, né tanto meno durante la serata da ospite alla trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro. La fonte del Viminale però c’è.

In ogni caso, non c’è dubbio che si parli di schierare le navi italiane per impedire l’arrivo di nuove imbarcazioni, sia ONG che di altra provenienza. Se dovesse avvenire, potremmo considerarla a tutti gli effetti una seconda svolta, dopo quella del giugno dell’anno scorso, quando Salvini ostacolò l’attracco della nave ONG Aquarius e riuscì ad ottenere la disponibilità all’accoglienza del porto di Valencia.

Il blocco navale è sempre stata l’opzione più ovvia sin da quando il governo è entrato in carica. Mai attuata, soprattutto per le differenze tra i due alleati di governo e il difficile rapporto che vige ancora oggi tra Salvini e la Trenta. La proposta è stata avanzata da tempo immemore già da Fratelli d’Italia e, fino ad oggi, sostanzialmente ignorata.

Ci riuscì Prodi – non certo Benito Mussolini – negli anni Novanta. Ci può riuscire nel 2019 anche questo governo. Sperando di assestare finalmente un altro colpo contro le organizzazioni criminali e schiaviste, e di invertire quella maledetta tendenza che vuole lo Stato costantemente sottomesso alle grandi organizzazioni private, anche se spacciano sé stesse come volontarie, come avviene per le ONG.

In questi due anni abbiamo già reagito diverse volte, con buona pace di coloro a cui piace insultare questo Paese tutti i giorni. Lo abbiamo fatto con le confuse elezioni, lo abbiamo fatto con il voto europeo, lo abbiamo fatto con la riduzione comunque verticale degli sbarchi.

Proviamo a reagire ancora. Per ostacolare ogni giorno e sempre di più immigrazionisti, schiavisti e i loro volgari e violenti discepoli. Sono loro i potenti, sono loro che dominano in quest’epoca. Risorse infinite e tanti schiavi pronti addirittura a sovvenzionarli economicamente.

I governi non hanno valore. La speranza è che dai prossimi mesi riprendano ad averne. Chi vuole solo criticare può andare a vivere altrove, noi speriamo che l’Italia vinca questa battaglia contro la disumanità.

(di Stelio Fergola)

L’articolo Blocco navale? ONG, vi aspettiamo al varco originale proviene da Oltre la Linea.



Leggi l’articolo completo su oltrelalinea.news