Guest post by Vincenzo Caccioppoli, consulente esperto di economia e marketing e giornalista di Affari Italiani.

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Il legame fra cambio climatico ed inquinamento sembra ormai un dato di fatto incontrovertibile. Può la blockchain essere una soluzione?

Cosa si è fatto e cosa si può fare di più per trovare soluzioni a questa delicata tematica? Fino ad ora, infatti, al di là di conferenze e prime misure nella riduzione delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, veri passi avanti ne sono stati fatti davvero pochi. Perché allora per cercare di fare passi avanti in questo processo non affidarsi a quello che la tecnologia mette a disposizione, come intelligenza artificiale e blockchain?

La blockchain, per esempio, potrebbe essere un fondamentale alleato nella difficile impresa della riduzione degli agenti inquinanti nell’aria. Il suo sistema peer to peer, infatti, riduce i costi ed aumenta la fiducia e la sicurezza nelle transazioni. 

Se ne stanno accorgendo anche le Nazioni Unite, considerando che di recente il suo United Nations Framework Convention on Climate Change ha dichiarato di voler appoggiare una piattaforma di blockchain per utilizzare le sue grandi potenzialità, proprio allo scopo di migliorare l’azione del controllo e riduzione delle emissioni di sostanze nocive nell’atmosfera e aumentare la ricerca di fondi per finanziare progetti ambientali. 

Uno dei grandi problemi del tema cambio climatico è proprio quello di trovare i fondi per finanziare campagne sostenibili e ambientaliste. Basti pensare che, secondo gli accordi sul clima di Parigi, servirebbero 100 milioni di dollari all’anno per finanziare i Paesi più poveri proprio in azioni volte a limitare di danni del cambio climatico. 

In realtà, solo 10 milioni di dollari sarebbe la cifra che effettivamente viene erogata. Questo avviene soprattutto a causa delle difficoltà burocratiche che si incontrano nel far arrivare i finanziamenti. La blockchain, come già visto in più occasioni, potrebbe essere uno strumento utilissimo per accelerare e rendere più sicure le transazioni finanziarie verso gli scopi prefissi. 

“Gli smart contract potrebbero automatizzare il pagamento delle sovvenzioni  rendendo più facile per i progetti di minori dimensioni ricevere finanziamenti e più conveniente e meno rischioso per gli investitori”.

Questo quanto ha affermato ad una recente conferenza internazionale sul tema Alastair Marke, direttore generale della BCI, specializzato in progetti in Africa

La blockchain nella sua caratteristica di essere decentralizzata permette di saltare, infatti, tutta quella serie di passaggi intermedi che rallentano i processi sia se si tratti di finanziamenti sia che si tratti di processi decisionali. 

In questo senso, per esempio, la blockchain potrebbe aiutare i Paesi a tenere sotto controllo i loro target di emissione di gas nocivi, rendendo facilmente tracciabili e rendendo aperto a tutti detto monitoraggio.

Stesso discorso per lo scambio sul posto dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, che grazie alla blockchain potrebbe essere diretta e senza la necessità dell’intervento delle aziende energetiche, che inevitabilmente rallentano il processo e lo rendono oltretutto piuttosto nebuloso e poco trasparente. 

Come poi non sottovalutare quello che la blockchain può fare per la rintracciabilità della filiera agricola nel food, riducendo tutta una serie di passaggi poco chiari e che non permettono di ottimizzare tutto il lungo processo che passa dalla produzione al consumatore finale.  

Un’iniziativa chiamata Plastic Bank, ad esempio, sta anche cercando di creare token blockchain guadagnati dalla raccolta di rifiuti di plastica in una nuova valuta per aiutare le comunità impoverite – prima ad Haiti e ora in diversi paesi in tutto il mondo. I token possono essere convertiti in denaro, carburante per cucinare o buoni istruzione, tra le altre cose. 

Stessa cosa dicasi anche per EarthBi, che sta lavorando ad eliminare l’inquinamento plastico grazie ad un nuovo materiale biodegradabile.

 

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