(foto: Gary He/Getty Images)

La multinazionale statunitense Boeing sospenderà da gennaio in maniera temporanea la produzione del 737 Max, l’aereo di linea coinvolto in due incidenti mortali, in Indonesia e in Etopia, dove hanno perso la vita in totale 346 persone. In realtà, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, non è ancora chiaro quanto durerà lo stop. I velivoli erano comunque a terra dallo scorso marzo, proprio quando era emerso che gli incidenti erano dovuti a un problema di questo nuovo modello di aeromobile. La produzione era comunque proseguita con un taglio di un quinto, ovvero con circa 40 nuovi modelli prodotti ogni mese.

 

Gli incidenti

Come vi avevamo spiegato nel dettaglio, si erano verificati due incidenti con molte similitudini. Sia il volo JT610 dell’indonesiana Lion Airlines, nel quale sono morte 189 persone, che il 302 della Ethiopian Airlines, con 157 persone a bordo, sono precipitati a pochi minuti dal decollo. È stato poi appurato che in entrambi i disastri è stato il sistema di anti-stallo (Mcas, Maneuvering Characteristics Augmentation System) – che si basava nel nuovo modello su un solo sensore anziché due, rendendo di fatto più difficile il controllo dell’aereo – a mettere in moto la dinamica che ha portato alla caduta. Era emerso poi che non tutti erano a conoscenza del funzionamento delle nuove modifiche e che i sistemi di sicurezza correlati al Mcas non erano preinstallati, ma considerati una componente aggiuntiva da acquistare da ogni singola compagnia. In altre parole, sin da subito, è trapelata l’ipotesi che entrambi i disastri potevano essere evitati.

Il futuro dei dipendenti

La mossa estrema della società è dovuta proprio all’incertezza di un ritorno effettivo in cielo di questo modello di aeromobili, e arriva dopo un incontro di due giorni del consiglio di amministrazione. Al momento, i lavoratori che si occupavano del 737 Max saranno ridistribuiti in altri settori della società. Non si parla, quindi, per ora di nessun licenziamento anche perché, nella nota diffusa da Boeing, si sottolinea proprio che il ritorno in servizio “resta la priorità”. In effetti questo modello rappresenta uno dei due principali prodotti di punta della multinazionale, insieme al 383.

Si rimane a terra

Il vero motivo quindi è che le autorità americane e internazionali non hanno emesso ancora alcuna certificazione in grado di permettere ai 737 di tornare in servizio, che inizialmente sembrava in arrivo entro fine anno. In una nota di fine ottobre della Federal Aviation Administration (Faa), ovvero l’agenzia federale statunitense per l’aviazione civile, affermava che si continuava “a rivedere le modifiche proposte da Boeing al 737 Max” e che “l’aeromobile tornerà in servizio solo dopo che la Fa avrà stabilito che è sicuro”. Un parere positivo, però, non è ancora arrivato. Per questo, se in un primo momento la società ha continuato la produzione, adesso decide di bloccarla visto che non vi sono sicurezze future. Ciò spiegherebbe anche l’evasività del comunicato che, difatti, non mette una scadenza precisa al provvedimento, ma specifica: “È nostro dovere garantire che ogni requisito sia soddisfatto”.

Intanto, il titolo Boeing a Wall Street ha ceduto circa il 5 per cento non appena si sono diffuse le voci, poi confermate, dello stop alla produzione. Si capisce poi come la decisione sarà un vero e proprio shock per tutto l’indotto. Se si considera che Boeing è la principale azienda americana di export manifatturiero, è facile comprendere che questo blocco avrà ripercussioni importanti su tutto il deficit commerciale americano. O meglio li ha già avuti da quando i 737 Max non volano più, ma continuavano comunque ad esser prodotti (con uno stock di 400 velivoli in magazzino). La società comunque ha dichiarato che fornirà tutte le “informazioni finanziarie relative alla sospensione della produzione” entro fine gennaio.

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