Redatto da Oltre la Linea.

Borghi e le premesse del contratto

Claudio Borghi vuota il sacco. In una diretta notturna di quasi 40 minuti, il presidente della Commissione Bilancio racconta l’intero iter del governo gialloverde, dalla stipula del contratto di governo fino all’epilogo recente.

Per Borghi le differenze tra Lega e Movimento 5 Stelle si sono palesate subito, soprattutto nell’approccio rivoluzionario e anti-europeista, in definitiva “anti-sistema”.

Borghi e l’iniziale intesa tra Lega e M5S

A detta del diretto interessato, “all’inizio questa forza di due movimenti anti-sistema io l’ho vista”. Questo nonostante i ministri “amici” di Quirinale e Unione Europea, nonostante le titubanze dei grillini sulle scelte economiche più coraggiose.

Una forza dispiegata attraverso il rispetto degli accordi, in una dinamica curiosa ma tutto sommato efficace, sintetizzata in un “faccio una cosa che interessa a me e tu magari la sopporti, e tu fai lo stesso per il tuo programma”, per utilizzare le parole di Borghi durante il video. “Quando i grillini hanno festeggiato il 2,4% del rapporto Deficit/PIL con le famose urla sul balcone, ho pensato che fosse un modo sgraziato e facilmente stigmatizzabile dalle parti avverse, ma tutto sommato ho ritenuto che fosse giusto. Giorgetti, che spesso viene identificato come uno dei “cattivi” della Lega, aveva proposto di spingersi fino al 2,9%, per dire”.

La sintesi del racconto di Borghi è: c’era il freno a mano tirato, ma qualcosa si faceva. Tra Quota 100, reddito di cittadinanza, Flat Tax per le partite iva e legittima difesa.

Borghi: cosa è andato storto

Dopo i festeggiamenti, le minacce dei mercati e delle procedure di infrazione. Conte e Tria prendono in mano la trattativa per evitarle. E quel 2,4% diventa il 2,04% definitivo. “Lì forse si è capito che tante guerre non era il caso di farle”, commenta ironicamente Borghi. Una flessione che “costò la rivalutazione di alcune pensioni, e fece girare i co***ni a qualche pensionato”, aggiunge poi. In ogni caso, si palesò l’atteggiamento rinunciatario. In qualche modo la differenza era minima e si passò oltre. Giunti alle elezioni europee e alla lotta elettorale di Di Maio contro la Lega. “Un errore” secondo il leghista. Che ha pregiudicato i rapporti futuri tra i due movimenti. “I tecnici hanno cominciato a fare quello che volevano”. E i tecnici sono i vari Tria, Moavero e quant’altro. Niente minibot, niente Flat Tax, nessuna ipotesi di aumento del deficit. “La controparte non rispondeva più”, conclude Borghi.

Per ulteriori approfondimenti, il racconto del presidente della Commissione Bilancio è interamente disponibile su PSCP.tv. In attesa che il governo giallo-fucsia raccolga i frutti delle “disponibilità” europeiste.

(di Stelio Fergola)

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