Redatto da Oltre la Linea.

La lezione sulla Brexit è chiara: la volontà dei cittadini britannici rischia di contare meno di zero perché un’intera classe politica, in maniera trasversale, ha fatto di tutto e sta facendo il possibile, per evitare che la Gran Bretagna esca dall’Unione Europea così come i cittadini avevano voluto e votato nel 2016.

Come ho scritto provocatoriamente in un post su Facebook, si tratta della perversa e antidemocratica logica liberal-europeista: il risultato del referendum – Brexit – non ci soddisfa? Lo facciamo ripetere finché non si vota come diciamo noi. Si presenta un partito – Brexit Party – che tutti i sondaggi danno come vincitore sopra il 30%? Lo screditiamo con la solita inchiesta invocata dal più inutile e imbarazzante Primo ministro della storia britannica – Gordon Brown – secondo solo al bugiardo Tony Blair, che dovrebbe ritirarsi a vita privata dopo aver mentito sull’Iraq e, invece, è in giro da mesi a frequentare i salotti delle élite e dei leader europei per «sabotare» la Brexit. Ma chiamatela pure «democrazia».

Già, quando i liberali si lamenteranno del deficit di democrazia in Cina o in Russia o in Siria, ricordategli cosa sta accadendo nel Regno Unito, dove un intero popolo rischia di essere derubato e umiliato da un’élite politico-giornalistico-intellettuale che non ha mai avuto alcun rispetto della volontà popolare.

Ora che Theresa May ha aperto alla possibilità di un secondo referendum, la farsa ha raggiunto il suo apice.

Brexit e USA: le élite odiano la democrazia

Come scrive Andrew J. Bacevich, la democrazia in Occidente è seriamente messa in discussione. Non dai presunti fascismi, ma dalle élite liberal-democratiche, che non tollerano le sconfitte: «Le continue crisi parallele nel Regno Unito e negli Stati Uniti ci invitano a contemplare le verità sgradite sulla natura della politica nel 21 ° secolo. In entrambi i paesi, profonde divisioni hanno provocato la paralisi. In entrambi, quella paralisi rappresenta qualcosa di più profondo: disaccordo sul significato e sulla condotta corretta della democrazia contemporanea. Eppure ci sono poche prove che le élite su entrambe le sponde dell’Atlantico comprendano il vero problema in questione. Quindi, è probabile che la situazione peggiori.

In un senso nominale, il loro problema immediato è incentrato sulla Brexit – come, o anche se onorare i risultati di un referendum nazionale del 2016 in cui la maggioranza dei cittadini britannici ha espresso il desiderio di lasciare l’Unione europea. In un senso nominale il nostro problema immediato è lo shutdown. Eppure oscurando questo shutdown c’è una persistente indisponibilità ad accettare come legittimi i risultati delle elezioni presidenziali del 2016 in cui gli americani hanno votato per Donald Trump in numero sufficiente a dargli la maggioranza nel Collegio elettorale.

In entrambi i casi, l’esito di un processo manifestamente democratico ha confuso le aspettative dell’élite. Quello che è successo non sarebbe dovuto accadere. In pochi mesi, la marcia in avanti verso una società multiculturale e un ordine globale integrato, con prodotti ben raffinati di una meritocrazia attentamente calibrata e opportunamente diversificata che tirava le fila, è stata bloccata».

E ancora:

L’élite cambierà rotta?

«È senza dubbio vero che il Regno Unito e gli Stati Uniti sono democrazie, dove la gente ha permesso di parlare. Ma per essere più precisi, sono democrazie “curate”, con membri di una élite non eletta che controllano i confini di un’opinione accettabile ed escludono gli eretici. I membri di questa élite sono, secondo la loro stessa stima, guardiani della verità e del buon senso. Sanno cosa è meglio.

Ma cosa succede se le élite sbagliano? Cosa succederebbe se le politiche promulgate producessero ingiustizie grottesche o portassero a una guerra permanente? Chi ha quindi l’autorità di ignorare i guardiani, se non il popolo stesso? In quale altro modo le élite potranno riconoscere la loro follia e cambiare rotta?».

(di Roberto Vivaldelli)

 

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