(da sinistra: Fabrizio Sironi, Ferdinando Bova, Paolo Biffi, Matteo Gencarelli)

Fare affari e ampliare il proprio network professionale è come cercare un partner? Per i fondatori di Business Maker, la app lanciata per incrementare i contatti e le relazioni tra professionisti, sì. Dopotutto, alcuni elementi sono in comune: sia gli incontri di business che quelli amorosi prevedono un iniziale contatto, una valutazione dell’altra persona, un incontro face to face e poi eventualmente un potenziale sviluppo.

Partendo da questa considerazione, Ferdinando Bova, Paolo Biffi, Fabrizio Sironi e Matteo Gencarelli hanno deciso di lanciare l’app gratuita Business Maker, non negando che l’obiettivo sia proprio quello di una ibridazione tra Linkedin, la più famosa piattaforma per i contatti professionali e il lavoro su scala globale, e Tinder, l’app per il dating che ha rivoluzionato gli incontri creando al contempo una nuova cultura dell’approccio. Secondo i creatori della app, presentata alla stampa il 26 giugno in un incontro a Milano nella sede di Assolombarda, Linkedin custodisce milioni di profili e relativi cv ma avrebbe di fatto una scarsa capacità di generare incontri utili per il business. Il network viene costruito ma poi manca il passaggio successivo, incontrarsi di persona. Con Business Maker, invece, l’obiettivo è che i professionisti si incontrino per davvero, per confrontarsi, discutere e al contempo restare in contatto più a lungo.

L’app, gratuita e disponibile sugli store iOS e Android, consente agli utenti di attivare il flag “in business” per segnare agli altri la presenza in zona e quindi la potenziale disponibilità a un incontro: gli iscritti alla piattaforma potranno quindi vedere attraverso la mappa chi è nei paraggi ed eventualmente incontrarsi di persona per conoscere e stabilire un principio di relazione professionale. È evidente quindi l’importanza del fattore prossimità in chiave geografica, ma anche quello matching, ovvero arrivare a precisi contatti attraverso parametri di selezione settati dagli utenti. Non ci sono limiti anagrafici o di curriculum per aggregarsi, anche se è evidente che l’app si rivolge principalmente a chi fa business, quindi a chi mette in circolo idee nuove, occasioni di sviluppo e naturalmente ha anche bisogno di creare relazioni ai fini di potenziali investimenti. Imprenditori giovani, quindi, e non quelli che, al contrario, hanno le agende già piene di appuntamenti da qui ai prossimi anni. Costruito il proprio profilo (che potrà essere refenziato), si potranno anche inviare richieste di partnership ad altri utenti e poi continuare in chat. L’obiettivo generale è quello di transitare attraverso l’app dall’incontro virtuale a quello reale: con la geolocalizzione degli utenti in business, ma anche attraverso meeting e appuntamenti che i singoli utenti possono lanciare attraverso il tool. I messaggi possono essere recapitati in un raggio di azione vasto, anche se non si vedono necessariamente gli utenti nella modalità che indica la disponibilità a un incontro. In generale, poi, sui profili, meno spazio al passato accademico e alla formazione e un focus più accentuato su cosa l’utente fa oggi, dalla qualifica professionale all’azienda in cui lavora, o logo e sito internet tra le informazioni facoltative caricabili.

Come spiega a Wired, Ferdinando Bova “anche se siamo in fase di startup, già oggi abbiamo creato viralità su Milano, chi si connette già vede utenti disponibili a un incontro immediato. Si può utilizzare l’app ovunque ci sia internet: sono in aeroporto, scopro che l’aereo è in ritardo, mi piace parlare di business, attivo la modalità in business e vedo che altri utenti lo sono. Allora ciascuno può presentare all’altro la propria attività, magari entrambi non abbiamo un interesse reciproco a fare affari ma nelle rispettive rubriche qualche altro contatto utile ci sarà”.

In quanto agli obiettivi, Business Maker punta “ad avere il 10% degli utenti di Linkedin in Italia; quindi un milione e mezzo di utenti. Vogliamo arrivare nel breve tempo a Milano a diecimila utenti: questa è la sfida di domani. Quella di dopodomani è il 10% degli utenti Linkedin italiani”.

L’app è gratuita, ma, conclude Bova, “vuole diventare freemium, con l’attivazione di modalità a pagamento: ad esempio quella di un messaggio multiplo per contattare simultaneamente, a pagamento, 1000 persone attorno a me e chiedere se hanno piacere di fare un aperitivo o una colazione o per organizzare incontri di gruppo programmandoli; abbiamo anche pensato a un entry level molto facile anche economicamente da sottoscrivere, con una quota di 3,90 euro al mese quando passeremo alla modalità a pagamento”.

Business Maker scende in campo quindi per trovare la propria nicchia in un’arena affollata di app, puntando sul fattore convergenza per alcuni aspetti, già noti al pubblico attraverso altri tool, e sul fattore tricolore: da sempre i social utilizzati sono piattaforme create all’estero “ma di made in Italy ce n’è poco, anche rispetto a un tema, quello degli affari, che il mondo ci riconosce” ha sottolineato Bova nel corso della presentazione.

Come rimarcato dal presidente di HubLab e docente dell’Università di Milano Biccoca Nicola Zanardi, intervenuto alla presentazione, il nome della app da un lato richiama il business e l’imprenditoria, dall’altro porta il concetto di fare, con maker, parola spesso associata a strumenti come la stampante 3D ma anche richiamo a un saper fare che vede il nostro paese tra le poche vere fucine di manifattura. Secondo Zanardi, si impone quidi, “un tema di competenze raggiungibili, una disponibilità a mettersi in gioco in un epoca dove nel corso di una carriera ci sono molti più passaggi di status e di ruolo, e quindi il cv deve essere molto previso per capire chi ci interessa davvero approcciare. Spesso le esperienze sono interessanti ma prive di un brand dietro come succedeva un tempo”.

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