(foto: Norman Posselt/Getty Images)

Finalmente ci siamo: la cannabis è stata riconosciuta per le sue proprietà terapeutiche. Ad annunciarlo è stata la Commission on Narcotic Drugs (Cnd) delle Nazioni Unite, composta da 53 Stati membri, che ha votato mercoledì scorso per rimuovere la cannabis medica dalla categoria delle droghe più pericolose del mondo. Una decisione molto attesa, e ritardata da fin troppo tempo, che potrà aprire la strada a ulteriori ricerche sui suoi benefici terapeutici e al suo utilizzo nella medicina.

Ricordiamo che la cannabis a scopo terapeutico ha molteplici benefici sul sistema nervoso e viene oggi usata per il trattamento di diverse malattie, come il Parkinson, la sclerosi, l’epilessia, il dolore cronico e i tumori. Eppure, sebbene in Italia sia ormai da anni consentito il ricorso alla cannabis terapeutica con prescrizione medica, ancora troppo spesso molti pazienti non riescono a ricevere la terapia di cui necessitano, perché il fabbisogno italiano è di molto superiore alla produzione e all’importazione della sostanza. Basti pensare che, stando alle stime dell’International Narcotics Control Board, il nostro fabbisogno totale è pari a 1980 chilogrammi all’anno. Ma, nel 2019, secondo il Ministero della Salute, lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ne ha prodotti circa 150 kg. Una carenza che richiede necessariamente l’importazione della sostanza da un altro Paese, l’Olanda, che non riesce comunque a soddisfarne la domanda.

Con questa riclassificazione, quindi, l’Onu ha riconosciuto ufficialmente le proprietà mediche della cannabis. Infatti, dopo aver preso in considerazione una serie di raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) diffuse nel 2019, la Cnd si è concentrata su quella di riclassificare la cannabis nelle quattro tabelle che dal 1961 suddividono le piante e le loro sostanze in base alla pericolosità, decidendo di rimuovere la sostanza dalla Tabella IV, la più pericolosa, la stessa di quegli oppioidi più dannosi e altamente dipendenti, come l’eroina. In particolare, dei 53 Stati membri, 27, tra cui l’Italia e gli Stati Uniti, hanno votato a favore della riclassificazione della cannabis, 25 si sono dimostrati contrari, come Cina, Egitto, Nigeria, Pakistan e Russia e uno solo Stato si è astenuto (l’Ucraina).

Sebbene il voto non avrà un impatto immediato e concreto sull’allentamento dei controlli internazionali alla produzione della cannabis per scopi terapeutici (perché i singoli governi avranno ancora il potere di decidere dove classificare la cannabis), questa decisione è comunque una grande passo in avanti che riconosce finalmente gli effetti positivi della sostanza sui pazienti e che servirà a rafforzare la ricerca medica e la sua legalizzazione in tutto il mondo. “Questa è un’enorme e storica vittoria per noi, non potevamo sperare di più”, ha commentato al New York Times Kenzi Riboulet-Zemouli, un ricercatore indipendente per la politica sulle droghe. “Ci auguriamo che questo consentirà a più paesi di creare strutture che consentano ai pazienti bisognosi di accedere alle cure”, aggiunge Dirk Heitepriem, vicepresidente della società canadese Canopy Growth.

Un vittoria, aggiunge l’Associazione Luca Coscioni, della scienza. Le raccomandazioni dell’Oms, infatti, sono state elaborate sulla base della letteratura scientifica prodotta negli anni e finalmente la scienza e il progresso scientifico diventano elementi chiave per aggiornare le decisioni di portata globale. “La decisione di oggi toglie gli ostacoli del controllo internazionale, imposti dal 1961 dalla Convenzione unica sulle sostanze narcotiche, alla produzione della cannabis per fini medico-scientifici”, commenta Marco Perduca, coordinatore della campagna Legalizziamo!, dell’Associazione Luca Coscioni.

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