Redatto da Oltre la Linea.

Qualcosa avevamo fiutato già negli ultimi giorni della crisi Sea Watch e della sua “capitana” Carola Rackete. L’Italia è una Repubblica non democratica fondata sulle sentenze. La sovranità appartiene alla magistratura, che la esercita al di fuori dei limiti e delle forme previste dalla Costituzione.

Carola, quella che entra illegamente in acque e porti, quella che assalta le motovedette della Guardia di Finanza, viene scarcerata tranquillamente e senza colpo ferire, e la gip “smonta” (per usare il verbo di cui si stanno gloriando praticamente in massa tutti i giornali mainstream e immigrazionisti vari, da Repubblica, a Il Post fino all’immancabile Open). La decisione più telefonata della storia dei giudici italiani ci spinge, anzi ci obbliga, a riformulare l’articolo 1 della Costituzione italiana nella maniera di cui sopra.

Non si può applicare il Decreto Sicurezza Bis a chi “salva vite” ovvero Carola, ovvero la Sea Watch. E basta dichiarare di farlo, anche se i naufraghi li sei andati a prendere in Libia direttamente (come sempre), anche se ti sei rifiutato di andare in Tunisia e a Malta (come sempre), anche se la Tunisia “non è un porto sicuro” praticamente su tuo suggerimento, visto che non esiste un motivo tecnico che sia uno per poterlo affermare, dalla firma della Convenzione di Ginevra del Paese nordafricano (24 ottobre 1957) alla sua caratteristica di tipica località turistica, dove immagino milioni di turisti l’anno andranno con paura e terrore, così tanta da aumentare anno dopo anno e crescere di quasi il 20% nel solo 2019.

Ebbene sì, la Tunisia non viene dichiarato porto sicuro dagli “organismi internazionali” ma qual è la prima fonte? Sissignori, le ONG. Talmente contro il potere e così povere che, oltre a fatturare centinaia di milioni di euro all’anno condizionano anche le decisioni dei cosiddetti “organismi”, ovviamente senza nessuna base scientifica. E allora via di casualità assoluta, che tanto lo dicono le ONG, via di regolamenti internazionali che hanno il solo scopo di schiacciare senza pietà la sovranità degli Stati deboli – anche per posizione geografica – come l’Italia.

Lo speronamento alla motovedetta della GdF? Niente, non esiste e “Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionato nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria”. “Molto ridimensionato” non si capisce perché, visto che i video circolati lo mostrano chiaramente:

La Sea Watch schiaccia lo scafo che cerca di frapporsi tra essa e il molo. Lo fa lentamente, è dentro un porto, cosa doveva fare per convincerla del contrario, cara gip, virare a 200 chilometri orari (chi vuole converta in nodi)? E come avrebbe potuto farlo, in quello spazio? Vabbè.

Nel frattempo Carola sorride. Sorrideva già quando è uscita dalla volante delle autorità italiane. E sapeva già che l’avrebbe spuntata. Sapeva di avere le spalle belle coperte. Come lo sapevamo noi. Il mondo immigrazionista invece fa finta di sorprendersi. “Clamorosa decisione” tuona Enrico Mentana su facebook.

Ma queste persone sono abituate da sempre a prendere per il culo la gente. Del resto, chi traffica esseri umani si spaccia per salvatore di naufraghi, chi domina la cultura si spaccia per giornalista anti-sistema, chi ha il vero potere continua ad atteggiarsi a difensore degli ultimi, meglio se immigrati irregolari. Tutto quadra.

(di Stelio Fergola)

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