Imparzialità è la parola chiave per l’intelligenza artificiale del futuro. Lo sostiene Caroline Lair, imprenditrice del settore e fondatrice del collettivo Women in Ai. Un gruppo attivo in oltre 80 Paesi che riunisce più di 1.800 donne che si occupano di intelligenza artificiale. Obiettivo, rivendicare il ruolo delle donne in un settore in cui “rappresentano appena il 22% della forza lavoro”.

“In realtà è un problema soprattutto in Occidente, ha spiegato dal palco del Wired Next Fest. “Non succede, per esempio, in India o in Iran. In questi Paesi le ragazze studiano ingegneria, vogliono diventare scienziate. Il motivo? Forse perché a scuola non ci sono classi miste”. Il punto, ha sottolineato Liar, è che “in Occidente le donne sono meno incentivate allo studio delle materie Stem. Ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

Ma cosa significa che l’intelligenza artificiale deve essere imparziale? Traducendo dal turco, lingua in cui esiste il genere neutro, all’inglese, Google Translate dice “è un dottore” ed “è un’infermiera”. Per l’algoritmo il dottore è un uomo e l’infermiere una donna”. Più concretamente, le applicazioni di risk assestment che valutano il rischio di recidiva di chi ha commesso un crimine hanno un bias di fondo. “Siccome usano i dati storici, in cui esiste un pattern di recidiva più alta tra i più poveri, restituiscono un rischio più alto per queste persone. Ma si tratta di una correlazione, non di un rapporto causa-effetto”, ha aggiunto.

I problemi sono noti ed il tempo per affrontarli è adesso. “Una volta innescata l’automazione, è difficile cambiare il modo in cui pensa un algoritmo. Dobbiamo valutare questi aspetti prima”, il suo invito. In questo modo, ha aggiunto, “possiamo uccidere la discriminazione di genere se insegniamo agli algortimi a non avere bias”.

L’auspicio di Lair, guardando a un orizzonte da qui a cinque anni, è che “l’intelligenza artificiale venga utilizzata per migliorare le nostre vite, garantendo a tutti l’accesso all’educazione e al lavoro. Spero che non venga impiegata solo per servire l’economia e il profitto. E spero che non ci sia più bisogno di organizzazioni come la mia”.

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