(foto: Pixabay)

Il 2020 è stato un anno pessimo anche per gli uccelli. Mentre eravamo (giustamente) concentrati sulla pandemia di Sars-Cov-2, un altro virus ha causato una serie di epidemie che hanno flagellato le popolazioni aviarie, da polli e anatre di allevamento a uccelli selvatici e migratori, in almeno 46 stati. Il patogeno in questione si chiama H5N8 e, purtroppo, ci sono stati anche casi di infezione nell’essere umano.

A richiamare l’attenzione sull’importanza di monitorare e contenere i virus animali sono stati stati Weifeng Shi, della Shandong First Medical University, e George F. Gao, del Chinese Center for Disease Control and Prevention – tra i primi a studiare anche il virus responsabile della Covid-19.

Dalle pagine di Science, i due ricercatori ripercorrono sinteticamente la storia dei virus dell’influenza aviaria (H5Ny), sottolineando che negli ultimi anni versi sottotipi a elevata patogenicità si sono diffusi in tutto il mondo, dalla Cina all’Africa meridionale, all’Europa. Sono virus noti da decenni per le loro preoccupanti caratteristiche, come la propensione alla rapida diffusione a livello mondiale grazie agli uccelli migratori e la capacità di riassortire il proprio patrimonio genetico con altri sottotipi di virus dell’influenza aviaria.

Nel corso dell’anno passato a mettersi in mostra in modo particolare è stato il virus H5N8 2.3.4, che pare ormai essere il più diffuso della famiglia e che ha determinato la morte ( anche per eliminazione per contenimento del contagio) di milioni di animali.

Il patogeno, riferiscono Shi e Gao, sarebbe la causa di un focolaio epidemico in Russia nel dicembre 2020, che ha coinvolto sette persone che operano nel settore aviario. Si tratterebbe del primo episodio di trasmissione del virus agli esseri umani.

Un campanello d’allarme, secondo i ricercatori, che hanno ravvisato nel virus adattamenti di legame cellulare che potrebbero comportare rischi maggiori nella direzione della trasmissione umana e della trasmissibilità da persona a persona: “È imperativo che la diffusione mondiale e il rischio potenziale degli Aiv [Avian Influenza Virus, ndr] H5N8 per allevamenti di pollame, per la fauna aviaria e la salute pubblica globale non vengano ignorati”.

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