(Foto: Indranil Mukherjee/AFP via Getty Images)

Sulla questione dei test per il coronavirus (quali fare, perché e quando) non ci siamo ancora. Le mancanze vengono al pettine e – diciamocelo – gli amministratori, che ormai dovrebbe avere le idee chiare, non stanno facendo una bella figura. Come racconta sulla sua pagina Facebook l’immunologa Antonella Viola, gli ultimi a scivolare sono stati il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina che a più di otto mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria confondono il valore dei test, rivelando indirettamente come i protocolli per il contenimento del contagio non abbiano un razionale scientifico di fondo. Col risultato, scrive l’esperta  di rendere inefficaci le misure sperperando oltretutto risorse importanti.

Sembra dunque il caso di fare un veloce ripasso.

I test molecolari

Come scritto a chiare lettere nella circolare del Ministero della salute del 29 settembre scorso, in cui proprio in occasione dell’approvazione dell’uso dei test rapidi nelle scuole si riepilogano gli strumenti a disposizione e il loro impiego, il test molecolare è attualmente quello “più affidabile per la diagnosi di infezione da coronavirus”, l’unico per l’Oms. Si esegue “su un campione prelevato con un tampone a livello naso/oro-faringeo, e quindi analizzato attraverso metodi molecolari di real-time Rt-Pcr (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction) per l’amplificazione dei geni virali maggiormente espressi durante l’infezione”. Può essere analizzato “solo in laboratori altamente specializzati, individuati dalle autorità sanitarie, e richiede in media dalle due alle sei ore dal momento in cui il campione viene avviato alla processazione in laboratorio”. Nella pratica il risultato può essere comunicato anche dopo qualche giorno.

I test antigenici, o test rapidi

Il test antigenico è basato “sulla ricerca, nei campioni respiratori, di proteine virali (antigeni). Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle dei test molecolari (tampone naso-faringeo), i tempi di risposta sono molto brevi (circa 15 minuti), ma la sensibilità e specificità di questo test – a seguito di una validazione effettuata su campioni conservati a -80°C – sembrano essere inferiori a quelle del test molecolare. […] Questo tampone rapido è stato recentemente introdotto per lo screening dei passeggeri nei porti e negli aeroporti, dove è importante avere una risposta in tempi rapidi”. E sempre la circolare il Ministero del 29 settembre autorizza il loro utilizzo anche nelle scuole. Impiego che , aggiunge Viola, è particolarmente auspicabile, anche se l’esito positivo deve essere poi confermato da un test molecolare.

I test sierologici

Invece, i test sierologici ricercano in campioni di sangue la presenza di anticorpi contro Sars-Cov-2 sviluppati dalla persona in precedenza: non hanno scopo diagnostico e non sono uno strumento per il contenimento del contagio. Sono sì più rapidi dei test molecolari, ma non danno informazione sulla contagiosità di un individuo. Per capirci, un test sierologico negativo non esclude che la persona sia stata infettata, magari da pochissimo, né dunque che sia contagiosa. Per questo non servono per fare diagnosi di Covid-19, ma vengono usati come test di screening per indagini epidemiologiche, che fotografano la diffusione del virus tra la popolazione (vedasi l’indagine di sieroprevalenza del Ministero della Salute degli scorsi mesi).

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