(foto: mohamed Hassan via Pixabay)

A poco più di un anno dall’identificazione, Sars-Cov-2 continua a farci paura. Non è ancora scemato l’allarme per la comparsa della variante inglese – che secondo le autorità locali sta provocando un numero esorbitante di nuove infezioni nel Regno Unito (tanto da aver costretto il governo a indire un nuovo, duro lockdown) – che adesso tocca alla variante sudafricana gettare panico e scompiglio. A ragione? Ecco cosa si sa finora di questa mutazione.

501.V2 dal Sudafrica

La variante sudafricana è chiamata 501.V2. Come la variante inglese porta la mutazione N501Y sulla proteina spike del coronavirus, ma si differenzia per la presenza di altre alterazioni del suo codice genetico, in particolare per la mutazione E484K. Le due varianti sono simili, dicono gli esperti, ma hanno avuto origine separatamente.

Come riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la 501.V2 è stata identificata per la prima volta in Sudafrica a metà novembre 2020 all’interno di un programma di sorveglianza epidemiologica di routine, ed è stata confermata dalle autorità del paese il 18 dicembre, prendendo presto il sopravvento sulle altre varianti circolanti.

Per gli esperti è possibile che la variante 501.V2 abbia iniziato a circolare già alla fine di agosto in Sudafrica e che gli spostamenti di persone dal paese abbiano permesso la diffusione in altri stati. Casi della variante sudafricana, infatti, sono già stati segnalati nel Regno Unito (che vista la situazione interna è stato tra i primi a bloccare i collegamenti col Sudafrica), Finlandia, Svizzera, Giappone, Australia e in altri paesi.

È più contagiosa?

Gli studi sulle caratteristiche della variante 501.V2 sono ancora in corso. Un documento, non ancora pubblicato, riporta i dati preliminari sulla diffusione e mette in evidenza l’associazione con un’alta carica virale. Ciò suggerisce (ma non dimostra) che possa essere più contagiosa, forse anche più della variante inglese.

È più pericolosa?

L’ultimo report dell’Oms ribadisce che non ci sono prove chiare che la nuova variante sia associata a forme di malattia più gravi o a esiti peggiori”. Tuttavia, qualora si rivelasse responsabile di un aumento dei contagi potrebbe provocare più ricoveri e più morti.

Sarà resistente ai vaccini?

Sebbene ci sia un’incognita ulteriore (la mutazione E484K) rispetto alla variante inglese, gli scienziati che stanno lavorando per la caratterizzazione sono fiduciosi che i nuovi vaccini contro Covid-19 siano comunque efficaci e conferiscano protezione nei confronti di diverse varianti del coronavirus, anche quella sudafricana. I vaccini, infatti, promuoverebbero la produzione di diversi tipi di anticorpi e il virus dovrebbe mutare tanto e in modo sostanziale per eludere completamente l’azione del sistema immunitario. Non è però da escludere che l’efficacia sia inferiore e serviranno almeno un paio di settimane per avere qualche informazione in più.

Restiamo calmi e sequenziamo

Sebbene sia legittimo preoccuparsi e fare di tutto per contenere la diffusione del coronavirus nelle sue varie declinazioni, insistono gli esperti, non dobbiamo stupirci se il virus continuerà a mutare né farci prendere dal panico per ogni nuova variante che verrà identificata.

Proprio ora con l’arrivo dei vaccini, ma con campagne di immunizzazione a rilento, è auspicabile un deciso aumento degli sforzi per monitorare i cambiamenti del virus.

“Mai come adesso questo cambio di passo è importante, visto l’inizio delle vaccinazioni”, spiega l’immunologa Antonella Viola sui social network. “Una campagna di vaccinazione dilatata nel tempo, come necessariamente sarà la nostra, a causa della difficoltà oggettiva di vaccinare tutta la popolazione e per i problemi nell’approvvigionamento dei vaccini, potrà facilitare la selezione di varianti resistenti agli anticorpi neutralizzanti. In altre parole, significa che il virus continuerà a mutare, perché la sua circolazione è ancora molto alta, e, ovviamente, subirà la pressione selettiva operata dal sistema immunitario, favorendo la diffusione delle varianti che non vengono bloccate. Se finora abbiamo ripetuto che per controllare la pandemia fosse necessario fare test, tracciare e organizzare gli ospedali per la cura, ora, in questa nuova fase, l’imperativo diventa contenere, sequenziare e vaccinare”.

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