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La confusione sui risultati della sperimentazione sta condizionando in modo pensante l’iter di approvazione del vaccino contro Covid-19 sviluppato dall’università di Oxford e da AstraZeneca in Europa: gli esperti dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) stanno prendendo visione dei nuovi dossier per capire se le criticità sui dati di efficacia siano state risolte. Solo il Regno Unito per ora ha approvato per uso di emergenza il prodotto e ne ha cominciato la somministrazione – un’accelerata che alcuni ritengono sia dettata dal massiccio incremento dei contagi imputati alla nuova variante inglese di Sars-Cov-2.

Che conseguenze potrebbe avere questo ritardo per gli stati membri e per l’Italia in particolare?

I dubbi sul vaccino di Oxford

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha ricevuto la nuova documentazione relativa al trial del vaccino contro Covid-19 di Oxford-AstraZeneca lo scorso 30 dicembre e ci vorranno almeno 30 giorni lavorativi per analizzare il dossier e valutare se le criticità evidenziate negli scorsi mesi siano state risolte.

Per rinfrescare la memoria, il tanto atteso vaccino europeo ha fatto molto discutere in occasione della pubblicazione dei dati relativi alla sua sperimentazione: se sulla sicurezza non sussistevano dubbi, l’efficacia risultava invece diversa in rami dello studio che avevano usato differenti dosaggi (mezza dose + una intera oppure due dosi intere) e che non erano paragonabili per età del campione di popolazione. A ciò si aggiungono altre perplessità relative all’intervallo di tempo fra la prima la seconda dose (4 settimane o di più?).

Queste le principali ragioni che costringono l’Ema a ritardare un’eventuale approvazione del vaccino per tutti gli stati membri.

Intanto negli Stati Uniti

Oltreoceano le cose per il vaccino AstraZeneca non andranno meglio. Il Wall Street Journal riferisce che la Food and Drug Administration (Fda) dovrebbe ricevere la documentazione per marzo prossimo e che quindi prima di aprile non si prevede l’approvazione del dispositivo vaccinale.

Il Regno Unito accelera

Solo il Regno Unito per ora ha approvato per uso di emergenza il vaccino di Oxford e ne ha già cominciato la distribuzione. Secondo alcuni esperti la decisione è stata presa anche sulla base dell’emergenza in cui il paese si trova: con più di 50mila nuove diagnosi di Covid-19 al giorno si ritiene necessario utilizzare ogni strumento disponibile per immunizzare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile.

Conseguenze

Rispetto alle attese, dunque, il vaccino Oxford-AstraZeneca arriverà in ritardo, che per quanto giustificato potrebbe creare delle difficoltà in Europa, in alcuni paesi più che in altri in base agli ordini di acquisto.

L’Italia in particolare molto aveva scommesso su questo vaccino: se ne attendevano entro marzo 16,1 milioni di dosi, che si sarebbero sommati a 8,7 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, a 1,3 milioni di dosi del vaccino Moderna e a 2 milioni di dosi del vaccino Curevac. Altri 24,2 milioni di dosi del vaccino Oxford-AstraZeneca erano attese fra aprile e giugno. “Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute, il governo italiano aveva quindi previsto di ricevere e somministrare entro giugno 40,4 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca, cioè poco meno della metà degli 85,5 milioni di dosi totali dei sei vaccini prenotati”, riferiscono all’Ansa Carlo Centemeri, della Giovanni Lorenzini Medical Foundation Mi-Ny, e il virologo Francesco Broccolo, dell’Università di Milano Bicocca. L’assenza del vaccino di AstraZeneca “determinerebbe così una redistribuzione dei vaccini Pfizer, Modena ed eventualmente Curevac a livello europeo e, sebbene siano state ordinate altre dosi del vaccino Pfizer, sarà difficile rispettare i tempi.

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