(foto: Donald Iain Smith/Getty Images)

Chi sono i migliori chief  information officer italiani (cio) e quali progetti di eccellenza hanno promosso nelle aziende in cui lavorano? La risposta arriverà il 2 aprile con l’ottava edizione del premio Cio+Italia Award 2019, promosso da Cionet Italia. Ai cio vincitori andranno i riconoscimenti, ma l’evento è una occasione più generale per testare il polso delle imprese nazionali medio grandi e comprendere come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stiano impattando su business e cultura aziendale.

Le categorie in cui saranno assegnati i premi sono sei, a fronte di settanta progetti candidati. Sarà premiato il chief information officer che si distingue a livello globale. O che invece ha saputo usare la tecnologia per un cambio di passo qualitativo in azienda. O ancora, il professionista che ha prodotto un accelerazione grazie a un progetto strategico nuovo e paradigmatico, portatore di disruption. E poi ancora premi per il cio che lavora alla digitalizzazione in ambito pubblico, a quello che lavora in ambito bancario e infine al leader It che con un progetto visonario è riuscito a migliorare le dinamiche di business.

A valutarli, e quindi a decidere i premi, una giuria a sua volta composta da altri leader che provengono dal mondo dell’impresa ma anche dell’accademia e del settore legale. E nel corso della cerimonia di premiazione, i vincitori potranno spiegare come sono riusciti a condurre in porto con successo progetti basati sulla trasformazione digitale, e come hanno gestito le molteplici sfide che la digitalizzazione pone all’aziende. Non si tratta solo di scegliere i professionisti più competenti per condividere il viaggio e attuare una visione: esistono ovviamente anche problemi di budget e costi e un aggiornamento generale delle logiche interne alle aziende, per far dialogare tutti, anche chi non lavora in ambito It, in nome delle nuove opportunità.

Il momento storico, dopotutto, è quello giusto. Come indicava una recente ricerca condotta dagli osservatori della School of management del Politecnico di Milano, attraverso le risposte di duecentocinquanta tra chief innovation officer e chief information officer, gli investimenti delle imprese italiane per l’innovazione digitale stanno crescendo e nel 2019 è previsto un incremento medio del+2,6% del budget Ict, “in crescita nel 39% delle imprese, con investimenti concentrati in particolare nella dematerializzazione dei documenti, nei big data analytics e nei sistemi erp”. Naturalmente innovare a livello digitale significa anche approcciare nuovi modelli di business, guardare all’esterno, cogliere gli spunti di centri di ricerca e competitor e aprirsi alle startup in ottica di open innovation.

La ricerca comunque conferma che innovare digitalmente non è percorre una via retta, fatta solo di scelte e progetti, ma soprattutto lavorare sulla cultura aziendale, che resta, appunto, la montagna più ostile da scalare. Secondo la ricerca infatti, per il 55% degli intervistati,  la principale sfida organizzativa è sviluppare  strutture, ruoli e meccanismi di coordinamento che chiamano in causa le diverse direzioni. Un altro tema da non sottovalutare è anche quello delle metriche e quindi della possibilità di misurare l’impatto dell’innovazione, aspetto particolarmente caro a chi si occupa di Ict: secondo la ricerca un esiguo 17% ha “un sistema di metriche per misurare l’impatto dell’innovazione digitale, e fra queste il 14% deve ancora strutturarle, anche se il 40% dichiara di avere in programma di adottarne uno”.

Il 2 aprile, a Milano, saranno svelati quindi i nomi dei vincitori. Nel 2018 si erano aggiudicati i riconoscimenti promossi dalla business community di Cionet Italia, tra gli altri, Carlo Bozzoli di Enel, Pier Giorgio Grossi di Ducati, Cristina Porzio di Deutsche Bank.

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