Una telecamera di sorveglianza a Tianjin, Cina (foto: Giulia Marchi/Bloomberg)

Tra qualche anno, i documenti ai gate d’imbarco potrebbero non servire più. Il Dipartimento americano per la sicurezza interna vuole arrivare a utilizzare sistemi di riconoscimento facciale nel 97% degli aeroporti statunitensi nei prossimi 4 anni. Se l’obiettivo fosse realizzato, quasi tutte le persone in procinto di prendere un aereo dovrebbero cedere i propri dati a sistemi biometrici, che a sua volta il governo potrebbe usare per creare database finora impensabili.

Il riconoscimento facciale negli aeroporti è stato sperimentato per la prima volta nel paese nel 2017 ed è attualmente utilizzato in 15 scali americani. La procedura è sempre la stessa: delle fotocamere scattano foto ai singoli passeggeri e le confrontano con quelle dei passaporti e dei visti contenute nel database. Se le informazioni coincidono, la persona è libera di procedere; se invece, ci si accorge che ha violato la legge, si prendono immediati provvedimenti. Uno tra tutti, vietare alla persona di tornare negli Stati Uniti per i prossimi dieci anni.

The Verge riporta che grazie a questo sistema sarebbero stati individuati settemila irregolari, un risultato che avrebbe convinto l’amministrazione Trump a implementare il sistema più velocemente di quanto era stato inizialmente previsto.

Il problema della privacy

Quartz scrive che molti esperti considerano la misura un’invasione della privacy. Grazie al riconoscimento facciale e al database a esso associato, gli Stati Uniti saprebbero, infatti, chi e quando arriva (o parte) dal suo territorio, avendo a disposizione foto e informazioni personali di ogni passeggero.

L’ufficio doganale e di protezione dei confini scrive sul proprio sito che queste informazioni sono criptate e restano nel sistema solo per 14 giorni. Questa garanzia non rassicura, però, gli analisti secondo i quali non è chiaro cosa accadrebbe se, per esempio, l’Fbi chiedesse all’aeroporto di avere accesso a questi dati prima della loro cancellazione.

Gli altri casi nel mondo

I sistemi di riconoscimento facciale sono già utilizzati in altri paesi del mondo come Australia, Qatar, Canada, Regno Unito e Grecia. Ad Atene il riconoscimento facciale è arrivato in via sperimentale all’inizio di questo mese e ha sostituito passaporti e documenti, snellendo le procedure d’imbarco. Sita, una multinazionale dietro alla tecnologia Smart Path – utilizzata proprio in questi sistemi – spiega che i passeggeri devono scannerizzare il loro passaporto all’ingresso dell’aeroporto e farsi scattare una foto. “Terminata questa operazione, possono recarsi ai controlli di sicurezza, dove vengono rapidamente processati e identificati con una scansione del volto, senza più mostrare la carta d’imbarco”. E metodi alternativi a Smart Path sono stati testati anche a Parigi ed Amsterdam.

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