Redatto da Oltre la Linea.

Le elezioni europee dello scorso 26 maggio sono state segnate da un’agenda, programmatica e non solo, dettata in larga misura dai movimenti populisti del Vecchio continente.

L’attesa, a leggere i principali quotidiani italiani, francesi, tedeschi e spagnoli era focalizzata sulla possibile crescita fino ad un vero e proprio boom delle formazioni che stanno mettendo a repentaglio l’esistenza dei partiti tradizionali. Se la Lega di Salvini è oggetto di studi e analisi, molte delle quali viziate da pregiudizi e pressapochismo, già da un paio di anni e il Rassemblement (ex Front) National di Marine Le Pen annovera pubblicazioni già dalla precedente e storica segreteria del padre Jean-Marie, all’appello nell’editoria italiana mancava una ricerca sul fenomeno di Alternative für Deutschland.

A colmare questa lacuna ci ha pensato il giornalista Clemente Ultimo il cui libro dal titolo “Alternativa per la Germania. 1989-2009: la destra tedesca dall’Npd al sovranismo” edito da Passaggio al bosco edizioni ripercorre la nascita del movimento tracciandone l’evoluzione da “partito dei professori” in salsa liberale ad espressione del sovranismo-identitario figlio della Rivoluzione conservatrice e della Neue Rechte. Impreziosito dalla prefazione di Mario De Fazio, il volume parte da un’analisi che fa dell’unificazione della nazione tedesca il momento di spaccatura della società teutonica e si conclude con il risultato a due cifre della formazione populista alla competizione per il Parlamento europeo.

Clemente Ultimo racconta l’ascesa di Alternative für Deutschland

Convince la netta distinzione tra il Partito Nazionaldemocratico di Germania (Npd) e Alternativa per la Germania che ripercorre le linee tracciate dallo studioso e docente universitario Marco Tarchi. Pur avendo punti programmatici di contatto, dirigenti o militanti con un passato nella formazione di estrema destra Afd nasce su posizioni quasi del tutto opposte e ottiene un successo elettorale dopo l’altro proprio affrancandosi dagli attacchi che vorrebbero relegarla a nuova formazione di stampo neo-nazista costruendo, per la prima volta, un contenitore a destra della Cdu-Csu.

La storia di Afd, nata solamente nel febbraio 2013, è ricca di avvenimenti sia per il susseguirsi di campagne elettorali ed elezioni a cui prende parte sia per la rapida trasformazione che subisce dall’interno. Come un’idra sopravvive agevolmente alla decapitazione dei propri fondatori o leader da Bernd Lucke, moderato su posizioni liberali che con il suo nuovo partito non è stato in grado di superare le soglie da prefisso telefonico, alla ex leader Frauke Petry la cui fuoriuscita all’indomani del voto per il Bundestag sembrava presagire il tramonto del movimento.

Quanto alla definizione stessa e alla collocazione di Afd l’autore dichiara completata la trasformazione in un partito sovranista anche alla luce delle alleanze con i corrispettivi partiti austriaci (Fpo), italiani (Lega) e, non senza qualche riserva, francesi (Rassemblement National). In grado di trasformare e modificare del tutto il panorama politico tedesco Afd è attesa sia da nuove sfide elettorali, la cui cadenza per i Parlamenti regionali non permette un attimo di riposo, sia da una scelta che passerà anche per il futuro delle forze con cui compete.

Un’alleanza con i popolari sul modello austriaco appare al momento impronosticabile per via della netta presa di posizione della delfina del cancelliere Angela Merkel, quella Annegret Kramp-Karrenbauer che, però, si trova già a dover gestire la sconfitta delle elezioni europee. E allora sarà proprio la velocità della politica odierna e dei suoi flussi elettorali a determinare il futuro a breve e medio termine del sovranismo in salsa teutonica.

(di Luca Lezzi)

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