(Foto: Ian Waldie/Getty Images)

Una corte cinese si è espressa in favore di Guo Bing, un professore di diritto che ha denunciato uno zoo di Hangzhou per l’uso improprio delle tecnologie biometriche di riconoscimento facciale. Incominciata nel 2019, è la prima causa avvenuta in Cina su questo argomento e, per la prima volta, stabilisce il diritto dei cittadini di richiedere la cancellazione dei propri dati.

La causa ha avuto origine dal cambiamento dei sistemi di accesso del Safari park di Hangzhou. Il professor Guo, assiduo frequentatore dello zoo, era in possesso di un abbonamento annuale basato sul riconoscimento delle impronte digitali. Tuttavia, nel corso dell’anno, la struttura è passata a un nuovo sistema di accesso basato sul riconoscimento facciale, comunicando ai propri clienti che avrebbero dovuto usare obbligatoriamente il nuovo sistema per accedere al parco.

Guo, preoccupato per l’installazione di una tecnologia così invasiva, è nell’impossibilità di accedere alla struttura con il suo vecchio abbonamento, ha chiesto la rescissione dell’accordo, la cancellazione dei suoi dati personali e il rimborso totale. Quando lo zoo ha rifiutato il rimborso, Guo lo ha denunciato per violazione dei termini contrattuali. “Lo scopo della causa non è il rimborso – ha dichiarato all’inizio della causa al quotidiano di Hong Kong South China Morning Postma combattere l’abuso delle tecnologie di riconoscimento facciale”.

Lo scorso novembre la corte aveva già ordinato allo zoo di rimborsare Guo e di cancellare i suoi dati biometrici. Il verdetto, portato in appello sia dallo zoo che da Guo, è stato confermato lo scorso 9 aprile e la corte ha anche imposto allo zoo la cancellazione dei dati relativi alle impronte digitali di Guo, raccolti prima dell’installazione delle telecamere per il riconoscimento facciale. Nonostante ciò, riporta il South China Morning Post, Guo vorrebbe aprire un nuovo processo, perché la corte non si è pronunciata sulla decisione dello zoo di non ammettere i clienti che si rifiutano di fornire i propri dati biometrici. In questo modo la corte non avrebbe preso in considerazione il punto focale della causa, cioè se possa essere considerato necessario o meno richiedere il riconoscimento facciale per entrare in uno zoo.

Secondo gli esperti della rivista specializzata Findbiometrics, il pronunciamento sembra aver avuto un certo impatto sul piano legislativo cinese. Dopo la sentenza, la Commissione legislativa del Congresso del popolo cinese ha avanzato la proposta di una nuova legge sulla tutela dei dati personali e un’altra sulla sicurezza dei dati. La Cina manca ancora di un adeguato quadro normativo sulla protezione dei dati personali, pur avendo uno dei più pervasivi apparati di sorveglianza biometrica al mondo, sia nel pubblico che nel privato.

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