(foto: John Phillips/Getty Images)

Un farmaco steroideo molto comune, economico e ampiamente disponibile potrebbe rappresentare un vero punto di svolta nella lotta al nuovo coronavirus. Si tratta del desametasone, che stando ai risultati preliminari di uno studio coordinato dall’università di Oxford, sarebbe efficace nel trattare i pazienti con una forma più grave e ridurre, quindi, la mortalità da Covid-19. Se la scoperta fosse confermata, il desametasone sarebbe il primo trattamento a ridurre la mortalità nei pazienti gravemente malati. Secondo quanto riporta la Bbc, se il farmaco fosse stato usato per curare i pazienti nel Regno Unito dall’inizio della pandemia, i ricercatori avrebbero potuto salvare fino a 5mila vite.

Ma di che farmaco si tratta esattamente? Il desametasone è un comune farmaco steroideo utilizzato dagli anni ’60, che agisce prevenendo il rilascio di sostanze che scatenano l’infiammazione. Viene usato principalmente per trattare disturbi associati all’infiammazione, come asma, allergie, artrite, lupus, psoriasi e altri disturbi dermatologici e respiratori. Poiché nei casi più gravi, ricordiamo, il nuovo coronavirus può scatenare l’ormai famosa tempesta di citochine, una risposta immunitaria incontrollata, eccessiva e altrettanto dannosa, il desametasone si è dimostrato efficace nell’attenuare proprio l’infiammazione causata dal sistema immunitario, riducendo significativamente la mortalità nei pazienti più gravi.

In particolare, nel nuovo studio, i ricercatori hanno coinvolto 2mila pazienti ricoverati in ospedale a cui è stato somministrato il desametasone per via orale o endovenosa, e oltre 4mila che non hanno ricevuto il farmaco. Dalle analisi, i ricercatori hanno scoperto che con il farmaco il rischio di morte è stato ridotto di un terzo nei pazienti che necessitavano del ventilatore, mentre in quelli trattati solo con l’ossigeno il rischio è diminuito di un quinto. “Questo è finora l’unico farmaco che ha dimostrato di ridurre la mortalità e la riduce in modo significativo”, spiega l’autore dello studio Peter Horby. “È un grande passo avanti”. Il trattamento, prosegue il co-autore Martin Landray “dura fino a 10 giorni di desametasone e costa circa 6 euro per paziente. Quindi essenzialmente si spendono circa 40 euro per salvare una vita”. Il desametasone, avverte l’esperto, non sembra aiutare i pazienti con sintomi più lievi, e che perciò non hanno bisogno di alcun aiuto per la respirazione.

Sebbene i risultati preliminari dello studio sia stati accolti con grande euforia (come per esempio in una nota appena diffusa dall’Oms), per il fatto che il desametasone possa rappresentare un potenziale trattamento salvavita ampiamente disponibile, sicuro e a basso costo, c’è chi si è dimostrato piuttosto scettico nei confronti di questi risultati. Lo studio, infatti, arriva dopo una lunga serie di ritrattazioni ed errori nella letteratura scientifica (ricordiamo lo studio sull’idrossiclorochina pubblicato e poi ritirato sul Lancet), dovuti alla velocità e alla fretta con cui si stanno pubblicando ricerche che mirano a trovare soluzioni efficaci per la lotta al coronavirus.

Come riporta il New York Times, per esempio, molti esperti negli Stati Uniti hanno chiesto di visionare i dati e lo studio stesso, che non sono stati ancora sottoposti a revisione o pubblicati. “Sarà una grande notizia se il desametasone riduce davvero i decessi di un terzo in pazienti affetti dalla Covid-19 che necessitano del ventilatore”, ha scritto su Twitter il ricercatore Atul Gawande, “ma dopo tutte le ritrazioni e i passi indietro che sono stati fatti, è inaccettabile pubblicizzare i risultati dello studio mediante un comunicato stampa senza rilasciare il documento scientifico”.

Ricordiamo che finora non esiste un vaccino contro il coronavirus e che l’unico trattamento noto per essere efficace, un farmaco antivirale chiamato remdesivir, riduce solo i tempi di guarigione. “Ciò che sta effettivamente facendo il desametasone è ridurre le risposte infiammatorie nei pazienti”, ha spiegato al New York Times Stuart Neil, virologo al Kings College London. “Quasi certamente sta influenzando la risposta del corpo contro il virus, piuttosto che inibire il virus stesso”. Sarebbe importante, quindi, studiare l’uso del desametasone in combinazione con trattamenti antivirali come il remdesivir. Lo studio, aggiunge Jose Scher, reumatologo alla New York University, “deve essere pubblicato e sottoposto a peer review, ma se fosse effettivamente vero questo è un grande passo avanti. Tuttavia, tutte queste comunicazioni, senza i dati effettivi, dovrebbero essere prese con cautela”.

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