Lavoro al computer (Pixabay)

Da quest’anno il Servizio civile diventa anche “digitale”. Tramite un finanziamento contenuto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, mille giovani verranno formati per poter diventare operare “facilitatori digitali” e sostenere migliaia di cittadini nello sviluppo delle competenze digitali. Il 12 maggio, è stato pubblicato il primo avviso che consentirà agli enti iscritti all’albo del Servizio civile universale di presentare progetti di intervento per assistere i cittadini e le cittadine che hanno bisogno di assistenza e formazione per l’utilizzo delle nuove tecnologie.

L’obiettivo del nuovo programma è di accrescere le competenze digitali della popolazione, ridurre il digital divide, favorire l’uso dei servizi pubblici online e diffondere un approccio consapevole alla nuova realtà digitale. I progetti di intervento presentati dagli enti prevedono il coinvolgimento di mille “facilitatori digitali” attivi sul territorio e l’utilizzo di spazi adeguati al tipo di formazione offerta. Al termine del percorso di formazione, le nuove competenze acquisite potranno essere riconosciute tramite una specifica certificazione.

Gli enti iscritti all’albo avranno tempo fino alle ore 14 del 29 luglio 2021 per presentare i programmi di intervento che vorranno implementare, da realizzarsi esclusivamente in Italia. Mentre a giugno è previsto un evento formativo per gli enti interessati a partecipare al bando, le cui modalità di iscrizione non sono ancora state comunicate.

Il Servizio civile digitale fa parte del Piano operativo della strategia nazionale per lo sviluppo delle competenze digitali di base, previste dai ministeri per le Politiche giovanili e per l’innovazione tecnologica, nell’ambito della strategia Italia digitale 2026 e del Servizio civile universale. Inoltre rientra nell’ambito del programma Reskill and upskill del Next generation Eu. Per ora, il bando appena aperto è ancora in fase di sperimentazione, ma dovrebbe essere esteso e ampliato nel triennio 2021-2023.

“Le ragazze e i ragazzi – ha dichiarato la ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone – potranno essere vettori del cambiamento digitale, supportando la transizione del paese verso il cloud, l’interoperabilità, verso una cultura di approccio digitale ai servizi pubblici”. Mentre il ministro per l’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, ha sottolineato l’importanza di arrivare alla soglia di almeno il 70% di popolazione digitalmente abile entro il 2026. “Non possiamo trascurare il capitale umano – ha aggiunto – perché grazie al digitale possiamo costruire una società più moderna e inclusiva”.

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