(foto: wilpunt via Getty Images)

La corsa alla ricerca di farmaci e trattamenti per contrastare il nuovo coronavirus si fa sempre più veloce, e nell’emergenza sanitaria numerose sperimentazioni cliniche sono già partite in Italia e all’estero. Oltre a quelle già citate, su antivirali, anticorpi monoclonali e altri farmaci, oggi si affaccia anche un’altra possibilità, sperimentata per ora su un gruppo ristretto di pazienti, ma che già dai primi risultati sembra promettente. Stiamo parlando dell’ozonoterapia, un trattamento non nuovo, che oggi mostra un esito molto favorevole in un gruppo di pazienti, con polmonite e difficoltà respiratorie, all’interno di una sperimentazione all’ospedale di Udine dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, da cui è iniziato tutto. E ora è già partito un nuovo studio, approvato dalle autorità, cui prendono parte diversi ospedali italiani, esteso a più di 100 pazienti.

Ozonoterapia, primi dati incoraggianti

Il protocollo è stato messo a punto da Amato De Monte, direttore del dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, che, insieme a Carlo Tascini, che dirige la clinica Malattie infettive, e ad altri colleghi, hanno dato il via ad una prima sperimentazione su 36 pazienti a Udine, trattati con ozonoterapia insieme ai farmaci antivirali attualmente in uso nella Covid-19. Tutti i partecipanti erano ricoverati e avevano difficoltà respiratorie e polmonite ma erano ancora in una fase precedente al ricovero in terapia intensiva. “Su 36 persone”, ha spiegato a Wired De Monte, che nel 2009 seguì e accompagnò Eluana Englaro, in coma vegetativo da 17 anni, nel percorso di graduale sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, “35 sono riuscite a evitare il ricovero in terapia intensiva con ventilazione o addirittura intubazione. Di questi, già 25 sono stati dimessi la settimana scorsa. I casi studiati sono ancora pochi, ma sicuramente senza l’ozonoterapia un numero maggiore di persone sarebbe andato incontro a problematiche più gravi e trattamenti più invasivi”.

Il trattamento e la sua sicurezza

La terapia consiste in tre o quattro infusioni nel sangue di ozono (molecola O3) – che non è solo un inquinante ma anche un composto che trova diversi impieghi in medicina. “L’elemento positivo da non sottovalutare riguarda il fatto che non ci sono reazioni avverse importanti, aggiunge De Monte. “Questo perché l’ozono è composto da tre atomi di ossigeno: di fatto, una volta nell’organismo, viene scomposto e entra nella cascata di eliminazione dell’ossigeno – il processo naturale con cui lo eliminiamo. Pertanto, il rischio maggiore è che non abbia alcun effetto, ma non causa danni alla salute”.

Come agisce l’ozono

  • I meccanismi con cui induce il miglioramento non sono ancora chiarissimi. “Tuttavia”, aggiunge l’esperto, “fra i meccanismi sappiamo l’ozonoterapia può svolgere un effetto antinfiammatorio. Questo perché, attraverso specifici processi fisiologici, l’ozono combatte lo stress ossidativo che a sua volta danneggia cellule e tessuti”. Per questo gli specialisti hanno pensato di testare la terapia nell’infezione Covid-19, ma non era la prima volta che la utilizzavano. “L’uso – chiarisce De Monte – era già stato autorizzato e utilizzato con successo per esempio nelle ulcere vascolari degli arti inferiori, un particolare disturbo dell’apparato cardiovascolare, quando queste lesioni non rispondono alle terapie standard. E gli esiti sono stati molto positivi”.

Ozonoterapia e Covid-19, i prossimi passi

Il comitato etico del Friuli Venezia Giulia ha dato il via alla sperimentazione del nuovo protocollo con ozonoterapia su un gruppo maggiore di pazienti. “Ora è già partito il nuovo studio”, spiega De Monte, “cui prendono parte diversi ospedali italiani, esteso a un campione più vasto di partecipanti, probabilmente con più di 100 pazienti e forse anche 200″. Nella sperimentazione un gruppo verrà trattato soltanto con la terapia antivirale e un altro anche con l’ozonoterapia. L’obiettivo è confrontare i due scenari, confermare i risultati e capire con maggiore precisione qual è l’impatto del nuovo trattamento.

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