(foto: LaPresse – Alessandro Bremec)

Dopo l’incidente avvenuto giovedì 6 febbraio alle 5.35 di mattina – quando un treno ad alta velocità di Trenitalia è deragliato a Ospitaletto lodigiano causando la morte di due macchinisti e il ferimento di oltre trenta persone – è stata aperta un’inchiesta dalla procura di Lodi per capire con certezza cosa abbia causato il deragliamento. Fra le prime ipotesi – e analisi della polizia scientifica – sembra che il problema sia stato uno scambio non posizionato correttamente in seguito ai lavori sull’area a causa di un errore umano. Alla fine dei lavori, infatti, si era dato avviso che tutto fosse in regola, facendo sì che nel sistema di comunicazione interno tutto risultasse in ordine e che il passaggio fosse consentito, essendo terminata la manutenzione.

Che cos’è lo scambio?

I deviatoi, detti anche scambi, sono meccanismi capaci di avviare un convoglio che si trova su un binario su un secondo binario che da esso si diparte. Questi possono essere di varie tipologie in base ai movimenti che consentono. Saranno semplici se permettono la deviazione da un binario ad altri due, multipli se invece fanno sì che la deviazione avvenga da un binario ad altri binari. Prenderanno invece il nome di intersezioni se consentono il reciproco passaggio di due binari che si intersecano.

Per garantire la circolazione ferroviaria è infatti necessario che ogni veicolo possa essere convogliato, se necessario, su un binario diverso da quello di provenienza. Lo scambio consente proprio questo e si compone di una parte mobile e di una parte fissa. Quella mobile, detta in gergo telaio degli aghi, consente l’indirizzamento del treno nel giusto binario, quella fissa, chiamata invece cuore dello scambio, consente invece la marcia nei due sensi.

E come funziona?

La parte mobile può assumere a sua volta due posizioni: normale o a rovescio. Nel primo caso, semplificando, diremo che l’estremità destra dello scambio (ago destro) si accosta alla rotaia (contrago) consentendo così il corretto tracciato da seguire, ovvero quello che non prevede il cambiamento del binario. Nel secondo caso invece, ci si accosta sull’estremità sinistra facendo sì che il treno si porti sul nuovo tracciato, detto appunto ramo deviato. Queste estremità (aghi) sono collegate fra loro da tiranti di accoppiamento che garantiscono la distanza costante e favoriscono la traslazione di tutta la parte mobile.

Per quanto sia opportuno precisare che le cause dell’incidente vadano ancora accertate dalle indagini, l’ipotesi madre è finora quella che il deviatoio fosse in posizione aperta nel tracciato ferroviario, e quindi a rovescio, facendo sì che il treno dovesse cambiare direzione. Invece, il Frecciarossa – che viaggiava alla massima velocità consentita (circa 290 Km/h) – avrebbe dovuto continuare dritto fino a Bologna e il deviatoio avrebbe dovuto essere chiuso – ovvero nella sua normale posizione – consentendo l’andamento sul tracciato.

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