È ancora difficile calcolare l’impatto che il coronavirus sta avendo nel mondo. Mentre i dati ufficiali parlano di 24mila vittime, di cui due al di fuori della Mainland China, la Cina continentale al netto delle isole, la psicosi virale ha conquistato il mondo intero. La comprensibile preoccupazione è spesso mutata in paranoia e razzismo, con occasionali episodi xenofobi nei confronti di persone cinesi – che fossero turisti o immigrati di chissà quale generazione. Nei giorni scorsi scorsi l’Italia, insieme ad altri paesi, ha ufficializzato il blocco dei voli verso la Cina: una misura precauzionale piuttosto forte, che avrà enormi ripercussioni economiche. Solo per il reparto turistico italiano, secondo Assoturismo, il conto delle perdite sarà di 1,6 miliardi di euro (13 milioni di persone). Ma c’è un altro settore che verrà sconvolto dalle incertezze legate al coronavirus, ed è quello tecnologico, che è come molti altri dipendente dalla produzione industriale cinese.

Tra poche settimane settimane, ad esempio, Barcellona si prepara ad ospitare l’annuale Mobile World Congress, la più importante fiera dedicata al mondo mobile del mondo. Un gigante da 100mila presenze da quasi tutto il mondo, un evento atteso da tutti i player per presentare nuovi prodotti, diventato negli ultimi anni imperdibile per gli addetti ai lavori. I blocchi dei voli per e dalla Cina stanno già seminando dubbi sull’edizione di quest’anno, che si terrà dal 24 al 27 febbraio, con Lg e Zte che hanno già cancellato alcuni dei loro eventi in programma. Se alle difficoltà logistiche aggiungiamo le preoccupazioni e le ansie che ormai conosciamo tutti, è legittimo aspettarsi dietrofront da altri produttori.

Un problema per gli organizzatori del Mwc, che proprio per quest’anno avevano pensato a un congresso particolarmente vicino alla Cina e le sue aziende, con tanti ospiti dal paese. Come scrive The Verge, poi, i dubbi rischiano di intaccare l’indotto legato all’evento, un mostro in grado di generare più di 14mila lavoratori part-time, per un giro d’affari da 492 milioni di dollari. Anche per questo – e in generale per scongiurare ulteriori traumatici blocchi industriali e paranoie personali – aziende cinesi come Xiaomi, Vivo e Honor hanno confermato la loro presenza, tranquillizzando un po’ gli animi.

I veri ritardi si avranno però nel settore industriale, con le chiusure di stabilimenti Samsung e Foxconn (il gigante industriale che fabbrica i prodotti Apple, ma non solo) che dureranno ancora una settimana – almeno. A questo si aggiungono i ritardi legati ai vari lavoratori che devono rimanere bloccati nel paese, o che sono costretti a lavorare da casa se appena tornati dal paese, come ha deciso Facebook per i suoi, ad esempio. L’azienda americana non è sola, anzi: come scritto da Bloomberg, il coronavirus ha costretto migliaia di aziende a decisioni simili, creando “l’esperimento di telelavoro più grande della storia”.

Anche Nintendo ha accusato ritardi a causa del virus, annunciando problemi nella messa in vendita delle nuove console Switch (precisamente l’edizione speciale Animal Crossing, appena annunciata). E visto che Nintendo produce le Switch perlopiù negli stabilimenti Foxconn, è probabile che i ritardi aumentino, anche se una parte della produzione era stata dislocata in paesi del Sud-Est asiatico per aggirare le tariffe volute da Donald Trump.

Proprio ora che la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sembra volgere al termine, ecco che la tragedia del coronavirus porta nuove incertezze in un mercato quanto mai globalizzato – e poco abituato a fare a meno della potenza cinese. Se, come si teme, il virus continuerà ad allargarsi, potremmo essere davanti a un evento in grado di sconvolgere il mercato globale, oltre che a mietere vittime.

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