Richard Stallman (foto: FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images)

Per qualcuno è poco più che un ingenuo sognatore, per altri il pioniere di un nuovo modo di concepire l’informatica. Qualunque sia il giudizio sull’eredità intellettuale di Richard Stallman, sarà difficile non pensare al 16 settembre 2019 come al giorno in cui è finita un’era.

Il crociato del software libero ha ufficialmente abbandonato la posizione di consulente scientifico al Csail (Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory) del Mit – l’università a cui era legato fin dal lontano 1971 – e ha al tempo stesso dato le dimissioni da presidente della Free Software Foundation, l’organizzazione non-profit che aveva fondato nel 1985. Due decisioni praticamente obbligate, ma che hanno ben poco a che fare con l’informatica.

Stallman e il caso Epstein

Presento immediate dimissioni dalla mia posizione nel Csail del Mit” ha dichiarato il programmatore in un messaggio postato sul suo sito, “lo faccio per via della pressione sul Mit e su di me, legata a una serie di incomprensioni ed errate interpretazioni”.

Le “incomprensioni” e le “errate interpretazioni” cui Stallman fa riferimento sono quelle contenute in una mail, inviata dal creatore del progetto Gnu a una serie di indirizzi interni al Csail e infine pubblicata su Medium da un’allieva del Massachusetts Institute of Technology. Nella corrispondenza, Stallman prende di mira un evento Facebook nato per protestare contro le donazioni effettuate da Jeffrey Epstein in favore del Mit, criticandone i riferimenti a Marvin Minsky, scienziato scomparso nel 2016 e accusato di aver abusato sessualmente di una delle vittime di Epstein.

Nel passaggio più discusso della mail, Stallman arriva a definire “consenzienti” le ragazze minorenni sfruttate sessualmente dal miliardario statunitense, aggiungendo di ritenere “moralmente assurdo” che il concetto di stupro possa dipendere da “dettagli minori come la nazionalità o il fatto che la vittima avesse 18 o 17 anni”.

Jeffrey Epstein è stato per lungo tempo un personaggio di spicco dell’alta società newyorkese, con solidi agganci nel mondo della politica americana, a ogni livello e latitudine della bussola politica. Il corpo del miliardario è stato ritrovato senza vita lo scorso 10 agosto in un penitenziario di Manhattan, dove si trovava dopo essere stato arrestato con l’accusa di sfruttamento sessuale ai danni di decine di ragazze minorenni, alcune di queste appena tredicenni all’epoca dei fatti.

Chi è Richard Stallman

Prodigio della matematica, programmatore all’avanguardia e strenuo oppositore dei sistemi di sorveglianza, Richard Stallman è innanzitutto il primo attivista della battaglia che più di chiunque altro ha contribuito a mettere al centro dei riflettori: quella per il software libero.

L’aura di guru, Stallman inizia a guadagnarsela negli anni Settanta, quando si fa conoscere come uno dei membri più prolifici di quell’avanguardia scientifica che era il laboratorio di Intelligenza artificiale del Mit – fondato proprio da Minsky – affiancando alla carriera accademica quella nella comunità hacker, dove per tutti diviene rms (acronimo di Richard Matthew Stallman, il suo nome per esteso).

La tecnologia può cambiare il mondo e Stallman lo sa, ma sa anche che i computer potenti non bastano più. Servono free software, dove “la parola free non si riferisce al prezzo, ma alla libertà”, dirà più avanti, perché programmi e sistemi operativi liberi sono la chiave per una società finalmente libera. Si racconta che quando nel 1977 il laboratorio di informatica del Mit iniziò a proteggere i computer con delle password, Stallman si impegnò a decodificarle tutte, solo per inviarle ai singoli utenti e chiedere loro di ripristinare il libero accesso alle macchine. Ci riuscì nel 20% dei casi.

Le idee di Stallman erano note a tal punto che il suo terminale divenne in quegli anni il principale portone di accesso ad ARPAnet, l’antenato dell’odierno internet. Bastava digitare rms nel campo del login e chiunque poteva accedere a quella rete pionieristica in totale segretezza. Tutto cambia nel 1982, quando il Mit decide di aggiornare il computer centrale e di installare Twenex, un sistema operativo proprietario realizzato da Digital.

Stallman non ci sta e vive la decisione come un attacco personale, ancor prima che come uno scadimento etico. Lascia dunque il laboratorio e inizia l’avventura da solista, con l’ambizioso obiettivo di dar vita ad un sistema operativo totalmente gratuito, che gli utenti potessero utilizzare e persino migliorare. È l’atto di nascita del progetto Gnu, un sistema operativo modellato su Unix, il software proprietario sviluppato dall’azienda AT&T e che proprio a questo deve il nome (Gnu è infatti l’acronimo ricorsivo di Gnu’s not Unix).

La versione più diffusa del sistema operativo è oggi conosciuta come Linux, in realtà un kernel sviluppato nel 1991 dallo studente finlandese Linus Torvalds sfruttando le potenzialità della creatura di Stallman.

Tutta la vita di Richard Stallman diventa da questo momento un’eterna rincorsa all’utopia, cui il programmatore si avvicina particolarmente con l’elaborazione teorica del concetto di copyleft, che utilizza i principi del copyright per sovvertirli, garantendo i diritti di utilizzo, modifica e distribuzione di software liberi. Ma l’utopia è sempre un passo più in là e per non perderla di vista Stallman nel 1985 fonda la Free Software Foundation, con l’intento di gestire le questioni legali e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del software libero.

Nessuno sconto, nessun compromesso, il principale contributo intellettuale di Stallman sta proprio nella sua intransigenza, perseguita con ogni mezzo possibile. Dalle conferenze tenute ancora oggi in mezzo mondo, alla rinuncia al telefono cellulare per evitarne la tracciabilità, fino al comunicato con cui commentò “l’influenza maligna di Steve Jobs sul rapporto della gente coi computer”, poche ore dopo la morte del fondatore di Apple. Una battaglia squisitamente politica, che ne ha fatto un’icona e che ha fatto dell’informatica il terreno di uno scontro ben più vasto, ma che è ancora oggi ben lungi dall’essere terminata.

 

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